MESSINA. Quanti studenti stranieri extra Unione europea ci sono a Messina? E cosa studiano? Da anni l’università di Messina si è data la missione di promozione e reclutamento internazionale, che “che consente di potenziare la qualità, l’attrattività e la competitività dell’Ateneo consolidandone la reputazione glocale e la sostenibilità finanziaria”, come si legge nei verbali di un consiglio d’amministrazione di qualche mese fa, in cui si tracciavano le strategie future per il reclutamento di studenti extra Ue e si tiravano le somme su quanto fatto fino a quel momento in termini di “internazionalizzazione”.

Dal documento risulta che, al 2025, gli studenti stranieri erano 2647, ma soprattutto che erano aumentati in maniera esponenziale dai 66 dell’anno accademico 2018/19, e da lì sono praticamente raddoppiati ogni anno.

E da dove vengono questi studenti e studentesse? Il paese di gran lunga più rappresentativo è l’Iran, con 611 immatricolati e iscritti ai corsi di Ateneo. Il secondo tra i paesi di provenienza di chi frequenta Unime è il Kazakistan, il terzo il Kirghizistan, quindi India ed Etiopia.

I paesi di provenienza non sono casuali, ma frutto di una precisa strategia di UniMe, che riguarda sia “l’opportunità di accrescere il carattere multiculturale ed inclusivo del corpo studentesco”, ma anche “i rischi legati all’immigrazione irregolare (che influenzano il rilascio dei visti) e la situazione geopolitica di ciascuna area (stabilità, conflitti in corso, sicurezza interna)”, per arrivare alle linee guida strategiche nazionali, come i paesi target del Piano Mattei per l’Africa.

In considerazione di questi paramentri, le aree di interesse strategico per le attività di promozione sono state individuate in Asia Centrale, in particolare Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan, considerati “paesi a basso “rischio immigratorio” e fonte consistente di studenti. Per questi paesi è prevista un’attività di consolidamento della posizione di UniME. Quindi Turchia e Nord Africa (Tunisia, Marocco, Algeria, Egitto), “paesi limitrofi con forti legami culturali con l’Italia (alcuni rientrano tra gli obiettivi del Piano Mattei) e da cui l’Ateneo ha ricevuto negli ultimi anni un numero crescente di immatricolati”, spiega il documento. Qui la strategia è di rafforzamento del trend in crescita.

Per quanto riguarda Asia Meridionale e Sud-Est asiatico, in particolare India, Vietnam, ma anche Pakistan e Bangladesh, Sri Lanka e Nepal, per UniMe “costituiscono un enorme serbatoio di studenti desiderosi di formazione all’estero, ma presentano le criticità di immigrazione“, per cui la strategia è quella del consolidamento della posizione di UniME, “specialmente in India e Vietnam”. Per ultimo l‘Africa Subsahariana, quindi Kenya, Etiopia, Ghana, Senegal e Costa d’Avorio (inclusi nel Piano Mattei). “Sono Paesi che offrono un mix distabilità, lingua veicolare internazionale e fabbisogno formativo su cui UNIME può fare leva attraverso attività di promozione online. Rafforzamento della posizione iniziale di UniME”, commenta il documento.

Tutto questo, ovviamente, prima del conflitto in Iran, paese dal quale arriva la maggioranza degli studenti extra Ue dell’ateneo messinese. Per questo, la rettrice Giovanna Spatari ha disposto una serie di misure di sostegno agli studenti e studentesse iraniane, che vanno dalle proroghe alle scadenze di immatricolazione a sessioni di esame straordinarie, ma anche l’assistenza, in coordinamento con le competenti autorità diplomatiche e consolari italiane, per la conclusione delle procedure di rilascio del visto d’ingresso e successiva immatricolazione, o misure di sostegno psicologico e di inclusione.

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