MESSINA. Il colpo al cuore, i messinesi lo avevano già avuto cinque anni fa, alla notizia della chiusura dello storico locale La Macina, per anni “IL” ritrovo per eccellenza in città. Oggi la definitiva pietra tombale sulle speranze che un giorno, come l’araba fenice, sarebbe in qualche modo risorto: le ruspe sono entrate in azione e i muri bianchi coi tetti spioventi a tegole e il portone di pesante legno massiccio dello storico locale sono stati rasi al suolo. Al suo posto? Case. Ovviamente.

Ad aggiudicarsi la lottizzazione è stato Vincenzo Vinciullo, uno tra i pochissimi costruttori in città a non aver mai minimamente risentito della crisi o rallentato betoniere e “manicole”. Stringatissima la descrizione sul sito dell’immobiliare: “Il nuovo complesso residenziale e commerciale, La Macina Oggi nasce in uno dei luoghi più belli di Messina, di fronte al lago di Ganzirri nella Riserva naturale Orientata di Capo Peloro”. Cosa ospiterà? Dai rendering si intravedono due corpi fabbrica a “L”  a un piano: fronte lago i locali commerciali, con un portico e i parcheggi, sul retro quelli residenziali.

Cos’altro ha costruito Vinciullo, in città? Di tutto. E dovunque. Dal palazzo Villa Nunzia in viale Regina Margherita al palazzo Manzoni dell’omonima via, che troneggia ad altezza doppia rispetto ai palazzi circostanti, per arrivare agli “ultimi tagli” dei residence I Gabbiani (alla fine della panoramica) e Palazzo Ainis all’interno del residence Villa Dante di via Catania, per finire con la palazzina centralissima all’entrata pedonale di via Maddalena e le ville in salita Fondelle e Canale, sulla Panoramica. Negli anni Vinciullo, essenzialmente tramite l’immobiliare di famiglia 4v, ha disseminato di cemento la città. 

E continua a farlo: in fase di consegna c’è il complesso residenziale Torre Faro, all’inizio della riviera tirrenica, in costruzione, c’è il San Michele Palace, accanto allo svincolo di Giostra, e i complessi Marè, di Santa Margherita, e Marsiglia, a Saponara.

Nel 2012 Vinciullo aveva tentato il colpaccio, aggiudicandosi i Magazzini generali di via Vittorio Emanuele, immobile del Comune messo all’asta per far cassa. La sua offerta all’epoca prevedeva, su un importo a base d’asta  di 4 milioni 890 mila euro, il 10% per cento in denaro per un totale di 489.000 euro e il 29,73 per cento con permute immobiliari. L’operazione non ebbe poi seguito.

 

Le immagini del rendering:

 

 

 

 

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Nino De Francesco
Nino De Francesco
18 Maggio 2017 10:18

…ma Lei, Alessio Campanello, quanti posti di lavoro ha creato nella sua vita?

Mauro Versaci
Mauro Versaci
19 Maggio 2017 9:00

Esattamente! Chi è Alessio Caspanello? Ha dimenticato diverse altre bellissime realizzazioni del Dott.Vinciullo, io al suo posto per cercare notorietà avrei optato per intervistarlo personalmente, come faceva mio Padre ai suoi tempi… Se vuole glieli presento… Sia il Dott. Vinciullo che mio Padre, di uno capirebbe che come lui ne nascono pochi e raramente, l’altro le insegnerebbe l’etica..

Alberto S.
Alberto S.
13 Agosto 2017 15:17

Quindi costruire in una città dove l’unica cosa che si riesce a produrre è mediocrità è diventata una colpa? Nelle città che funzionano (lo so perchè sono stato costretto a trasferirmi li dove è possibile avere riscontri tangibili del proprio sacrificio, senza rincorrere arabe fenici o simili amenità) gli imprenditori guadagnano e reinvestono creando lavoro. Non basta piantare un alberello