MESSINA. Dovessero andare male le elezioni, nessun problema: c’è l’assegno di fine mandato. I deputati messinesi in corsa per la riconferma all’Ars, infatti, nel caso in cui non dovessero tornare in aula, potranno comunque consolarsi (e magari anche pagare le spese elettorali) con quanto gli verrà saldato per il servizio svolto. Si tratta di una cifra che gli stessi onorevoli siciliani hanno accumulato sottraendo alle entrate mensili una percentuale destinata a diventare, una volta non più deputati, una sorta di trattamento di fine rapporto.

Il trattamento è però cambiato negli ultimi anni: mentre fino al 2013  il parlamentare che non tornava all’Ars prendeva 8.564 euro per ogni anno di mandato senza alcun limite, dal 2014 potrà prenderne 6.600 per un massimo di dieci. Attenzione, però: i veterani di Palazzo dei Normanni non hanno visto modificata la propria posizione precedente, visto che la nuova norma non ha effetto prima dell’1 gennaio 2014.

Fissate le cifre, si tratta solo di contare gli anni e le differenti modalità, per capire chi sono coloro che hanno la buona uscita più consistente. Chi sicuramente la percepirà è Filippo Panarello del Pd, che ha deciso di non candidarsi. Eletto la prima volta nel 2001, è stato ininterrottamente deputato fino al 2017. In totale, per i sedici anni di servizio all’Ars, ha maturato una liquidazione di circa 129 mila 168 euro (cifra arrotondata per eccesso). Col suo stesso numero di anni di servizio ci sono un compagno del Pd, Pippo Laccoto, e il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone, entrambi in cerca di riconferma. Chi ha accumulato più di tutti, e corre ancora per l’Ars, è però Santi Formica, il quale debuttò nella XII legislatura (anche se fu dichiarato ineleggibile nel 1998). Con tre e due legislature alle spalle, infine, ci sono rispettivamente Pippo Currenti e Beppe Picciolo (Sicilia Futura), che sono candidati. Chi non si ripresenta, e incasserà per tre legislature, è Franco Rinaldi, eletto sempre con il Pd e adesso in Forza Italia.

Hanno solo una legislatura alle spalle, questa che sta per finire, e il loro assegno sarà, in caso, solo di 33 mila euro al lordo. Si tratta di Valentina Zafarana (Cinque stelle), Nino Germanà (Pdl), Bernadette Grasso (Grande Sud) e Marcello Greco (Sicilia Futura).

Tra coloro che riprovano ad agguantare l’Assemblea regionale, e hanno già preso la buona uscita, ci sono Santino Catalano, candidato con Popolari e Autonomisti (già deputato per un periodo della XV legislatura), Roberto Corona, onorevole nella XV (sospeso dalla carica con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 30 dicembre 2011 a decorrere dal 30 novembre 2011 e riammesso il 16 marzo 2012) e Cateno De Luca, che due legislature alle spalle, la XIV e la XV (quest’ultima minata da un momento di sospensione).

Come si calcola l’indennità di fine rapporto? Una volta si chiamava assegno di solidarietà, non aveva alcun paletto ed era pari all’80% dell’importo lordo di una mensilità dell’indennità moltiplicato per il numero degli anni di mandato effettivo (o frazione non inferiore ai sei mesi). La cifra veniva accantonata mensilmente con la trattenuta del 6,7%. Tutto questo accadeva prima del recepimento del cosiddetto Decreto Monti, che in Sicilia, nel 2013 (con legge dell’anno successivo) ha visto, durante la presidenza dell’Ars di Giovanni Ardizzone, anche ridefinire la stessa indennità, che era pari a 10.705,95 euro mensili lordi. Tradotto, fino alle nuove norme, un deputato riceveva un assegno di solidarietà pari a 8.564 euro per ogni anno di mandato senza alcun tetto.

Il primo cambiamento ha riguardato proprio l’indennità. Da una cifra unica, infatti, si è passati a 6.600 euro al lordo (cui si aggiunge una diaria che porta la cifra a 11.000 euro mensili). Il nuovo assegno di fine mandato è calcolato, a decorrere da gennaio 2014, quindi solo sull’importo di una mensilità di indennità parlamentare lorda per anno di mandato. C’è un però: l’assegno non può eccedere il limite di dieci anni di mandato, anche non consecutivi, da computare a decorrere dal 1° gennaio 2014. Per erogarlo, viene operata mensilmente al deputato una trattenuta pari all’1% dell’indennità mensile lorda.

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