MESSINA. Cinquecentomila firme in meno di una settimana. È il risultato raggiunto, fino ad ora, dal referendum per la legalizzazione della cannabis, promosso da diversi partiti politici radicali, liberali e della sinistra extraparlamentare e varie associazioni di categoria, mentre oggi il comitato messinese scenderà in piazza con due banchetti informativi in centro città: dalle 17:30 alle 20:00 a Piazza Cairoli e dalle 22 sino all’una di notte a Piazza Lepanto. Promotori dell’iniziativa messinese sono + Europa, Volt Messina e Alessandro Russo, consigliere comunale del Partito Democratico.

La particolarità e l’eccezionalità di questo referendum risiede nella possibilità, per la prima volta nella storia italiana, di firmare mediante lo SPID, strumento di cittadinanza elettronica per accedere ai vari servizi pubblici della pubblica amministrazione. Lo strumento dello SPID è stato legittimato nell’adesione alle raccolte firme mediante l’approvazione dell’emendamento di Riccardo Magi, presidente e parlamentare di + Europa, nel Decreto Legge Semplificazioni.

Secondo Palmira Mancuso, dirigente nazionale di + Europa, il successo del referendum è una concomitanza tra l’innovazione dello SPID e il tema. «In Italia – spiega – ci sono sei milioni di consumatori di cannabis. Dopo trent’anni di lotte avviate dalle disobbedienze civili di Marco Pannella, bisogna mette fine all’ipocrisia. Legalizzare non significa promuovere il consumo, ma renderlo consapevole e più sicuro, sottraendolo al mercato delle mafie. Significa creare migliaia di nuovi posti di lavoro e portare nuovi introiti nelle casse dello Stato».

«La possibilità del voto elettronico è stata sino ad ora utilizzata all’interno del partito (+ Europa). Siamo consapevoli che sia uno strumento di partecipazione per tutti, pensando pure ai disabili, che non riescono a raggiungere facilmente le urne», dichiara invece in merito all’integrazione del voto elettronico, tecnologia diffusa in molti stati occidentali.

Il referendum si baserà sulla modifica del Decreto della Presidenza della Repubblica n.309 del 1990 riguardante gli stupefacenti. L’interrogativo alle urne riguarderebbe, difatti, la completa depenalizzazione della cannabis, la possibilità di coltivazione  e il divieto di ritiro delle patenti di guida per il possesso di stupefacenti.

«La strabiliante mobilitazione nazionale che, in pochissimi giorni, ha permesso di raccogliere quasi mezzo milione di firme è il trionfo della cittadinanza attiva – commentano invece i coordinatori territoriali di Volt, Massimiliano Milazzo e Veronica Pagano – Lo Stato non si faccia sordo: riveda la propria politica proibizionista».

Nel mentre la commissione giustizia della Camera dei Deputati ha approvato il testo base sulla cannabis, che depenalizza la coltivazione legale sino a quattro piante in casa. Il testo dovrà passare dalle Camere che avvieranno la discussione con l’introduzione dei vari emendamenti.

Ma dal 1990 ad oggi molte cose sono cambiate in Italia. Nel 2016, la legge 142 ha permesso la vendita della cannabis light, ricca di CBD (elemento rilassante e antiossidante) e povera di THC (principio attivo della stessa pianta), e di prodotti a base di questa. La svolta sancita da questa legge ha avviato l’apertura di numerosi negozi al dettaglio. Nel 2019, invece, la Corte di Cassazione, con la sentenza 6 del 20 marzo, si è pronunciata rispetto il consumo di cannabinoidi e la presenza nel sangue di questi mentre si guida: secondo la Corte, infatti, per avanzare il ritiro della patente e per la configurazione del reato di guida sotto sostanze stupefacenti, ovvero l’articolo 187 del Codice della Strada, si necessità che il guidatore sia sotto una evidente alterazione psico-fisica nelle fasi di guida.

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