MESSINA. “Il 13 dicembre gli abitanti di Castanea, Salice, Gesso, Rodia, Acqualadroni, Marmora, San Saba, Spartà, Orto Liuzzo, Piano Torre, Massa San Nicola, Massa San Giorgio, Massa San Giovanni verrano chiamati ad esprimersi sulla proposta di costituirsi in Comune a sé. Il regolamento del referendum è tale per cui la decisione è tutta in mano loro. Pertanto l’obbiettivo è tutt’altro che irraggiungibile. Certo, per chi è messinese e tale si sente, è un colpo al cuore perché per chi è messinese quella parte di città è Messina. Di un luogo, però, deve decidere chi ci abita perché solo chi ci abita vive il piacere e le difficoltà di starci“. Così in una nota scrivono i componenti del Laboratorio territoriale di Messina.

“Gli abitanti di quei villaggi stanno facendo emergere un senso di abbandono, di marginalizzazione, di estromissione dai servizi e dalla vita politica della città. Secondo chi sostiene la formazione del nuovo comune mettersi in proprio significa  tornare ad essere protagonisti – continuano – Gestire con i trasferimenti destinati ad una popolazione di 8700 persone e con le entrate tributarie che da questi si ricavano, un territorio che corrisponde a quasi un terzo dell’attuale territorio del Comune di Messina sarà cosa molto ardua. Così come discutibili sono gli argomenti che insistono sulla possibilità di attrarre investimenti per una porzione di territorio tanto bella. Quante volte li abbiamo sentiti questi discorsi? Perché non si è fatto prima?”

“Tuttavia, una comunità, o un’aggregazione di comunità, come in questo caso, può decidere di affrontarla un’avventura di questo tipo. È  legittimo credere che tutto sommato è meglio provare in proprio che essere periferia esclusa di un’amministrazione comunale a sua volta in crisi. Sì, perché il punto politico è questo – sottolineano – La crisi economico-finanziaria dei Comuni determina la riduzione dei servizi per il centro delle città, ma le periferie le abbandona proprio. E questo determina una crisi della rappresentanza politica che non ha soluzione. Certo, non è che siamo fessi. Quella parte di Messina i propri consiglieri li ha sempre eletti e in quelle zone ad ogni tornata elettorale un passaggio ce lo fanno tutti. Il problema è che ormai nessuno porta più a casa nulla e il meccanismo delle promesse ad un certo punto crolla in seguito al nulla di fatto”.

“Forse si potrebbe fare diversamente, si potrebbero dare più poteri alle circoscrizioni, attivando quel processo di trasformazione in Municipi, che è alla base del decentramento amministrativo e che consentirebbe una gestione diretta, anche finanziaria, delle varie porzioni di territorio. Si potrebbero costituire i comitati di quartiere, come anche il programma elettorale di Cateno De Luca prometteva. Però è tardivo farlo proprio adesso che gli abitanti quella parte di città hanno preso l’iniziativa. Adesso tocca a loro decidere del proprio futuro”, concludono.

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