MESSINA. Si è conclusa con la consegna di una lettera aperta al Prefetto Maria Carmela Librizzi la manifestazione indetta ieri mattina a Piazza Unione Europea dalla “Rete civica per le Infrastrutture”, alla quale hanno preso parte varie associazioni e sigle politiche. Il flash-mob, promosso con l’obiettivo di rivendicare per il Mezzogiorno le stesse opportunità del nord Italia, con particolare riferimento ai 209 miliardi del Recovery fund – da investire per le infrastrutture del meridione, a partire dal Ponte – ha avuto luogo intorno alle 10:45, quando i partecipanti al sit-in, legati simbolicamente da una catena, si sono inginocchiati a terra davanti a Palazzo Zanca invocando a gran voce l’alta capacità ferroviaria in Sicilia, l’attraversamento stabile dello Stretto di Messina, le zone economiche speciali e adeguamenti delle quindici Autorità di sistema portuale, senza dimenticare il rafforzamento e l’integrazione dei sistemi aeroportuali esistenti.

 

A spiegare le ragioni dei manifestanti, nel video sottostante, è il presidente della Rete Fernando Rizzo: «Chiediamo al Governo di essere considerati cittadini italiani come quelli che abitano da Gaeta in su. Oggi abbiamo una grande possibilità, che è quella dei 209 miliardi che arriveranno dal Recovery Fund. Di questi, ben 135 miliardi sono fondi che andrebbero destinati al Mezzogiorno d’Italia».

 

 

Numerosi gli esponenti politici presenti, fra cui l’assessore ai trasporti Marco Falcone (“In tempi non sospetti la regione ha sempre sostenuto la realizzazione di quest’opera e lo abbiamo detto ai ministri Provenzano e De Micheli perchè è un esigenza per tutto lo sviluppo del Mezzogiorno”), il sindaco di Messina Cateno De Luca (“Sin dal 2006 sono stato fautore del Ponte sullo Stretto e ho organizzato a Messina una grande manifestazione con l’allora presidente della Regione Raffaele Lombardo”) e la deputata nazionale di Forza Italia Matilde Siracusano (video intervista in basso).

 

Di seguito l’intervento di De Luca:

 

Tutti i partecipanti all’evento hanno indossato delle magliette con la scritta “Cittadini, non sudditi”. All’iniziativa è seguita la consegna in Prefettura di una lettera aperta, indirizzata al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al premier Giuseppe Conte, ai presidenti delle Camere e ai governatori delle regioni meridionali.

A prendere posizione sulla manifestazione, il giorno dopo, è la rete “No Ponte”, che in una nota ha ribadito la propria posizione contraria.

“Non sarebbe difficile per noi – scrivono – rilevare che la manifestazione per l’Alta Velocità e il Ponte sullo Stretto che si è svolta ieri in Piazza Unione Europea è stata meno partecipata della meno partecipata delle nostre. Costruire una mobilitazione è esercizio complicato e non sempre va a buon fine. Magari questo gioverà come esperienza a qualcuno, gli consiglierà più prudenza nel giudicare le manifestazioni degli altri. Ma non è questo il nodo politico che emerge da quella iniziativa. Ciò che più fortemente salta agli occhi, invece, è la solitudine del ceto politico regionale. In quella piazza c’erano il Sindaco di Messina, c’erano assessori regionali, c’erano deputati regionali e nazionali, c’erano segretari di partito e di sindacato, c’erano presidenti di ordini professionali, c’erano politici, ex politici e aspiranti politici. Mancava tutto il resto. Il Sì al Ponte, cioè, non ha un popolo, ma è lasciato solo anche dalle filiere politiche cui quella composizione appartiene. Insomma, è stata la piazza della tristezza, della disperazione, la piazza di chi cerca di farsi largo (in vista, tra le altre cose, della vagonata di liquidità che arriverà), ma manifesta la tragica realtà di non portare a casa nulla. Quella piazza non può essere produttiva per il nostro territorio poiché nel porre domande ospita al proprio interno anche chi a quelle domande avrebbe già dovuto dare risposte, che porta su di sé la responsabilità dei disastri in cui viviamo e della marginalizzazione che negli anni abbiamo subito. Non verrà da quella piazza il nostro riscatto, troppo modesta nei contenuti e decontestualizzata rispetto al crisi sanitaria ed economica in cui siamo sprofondati. Anche qui, non sarebbe difficile elencare le ragioni del fallimento di un modello di sviluppo basato sull’urbanizzazione selvaggia cui la politica delle Grandi Opere è funzionale, così come non faremmo fatica a descrivere il paesaggio dello Stretto come la nostra maggiore ricchezza. Ma che glielo spieghiamo a fare? Quel ceto politico è il problema. Non può essere anche la soluzione», concludono.

Ad alimentare ulteriormente l’eterno dibattito, nel corso dell’inaugurazione del Viadotto Himera sulla A19, è stato anche il vice ministro delle Infrastrutture, Giancarlo Cancelleri:  “Con il supporto di ingegneri ed esperti sto definendo un progetto per la costruzione di un tunnel subalveo nello Stretto di Messina, che consegnerò al premier Conte”

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