MESSINA. «L’11 Settembre è iniziata la campagna di raccolta firme per il referendum a favore della legalizzazione della Cannabis, che ha già superato l’obiettivo delle 500.000. Tuttavia per garantire continuità a questo percorso fino al giorno delle votazioni, invitiamo tutte le realtà già attive sul tema e i comitati già attivi per gli altri Referendum a partecipare alle attività per la promozione di questa battaglia di legalità». Così, in una nota, la Sezione messinese dell’associazione Progetto FreeWeed, movimento nazionale promotore del Referendum, e che giorno 25 a piazza Cairoli (dalle 17 alle ore 19) hanno organizzato un banchetto per sensibilizzare, informare e portare avanti la raccolta firme anche tra la gente.

«Non si può infatti ignorare il preoccupante oscurantismo della politica Italiana sulla Cannabis, una Pianta che, nonostante la sua straordinaria poliedricità ed inoffensività scientificamente dimostrata, continua ad essere demonizzata a causa di una precisa campagna di disinformazione iniziata negli Stati Uniti d’America negli anni ’30 ed ormai radicata nella nostra cultura – si legge sul documento – Al giorno d’oggi, le leggi italiane che regolamentano la Cannabis, in particolare la 309/90, non solo favoriscono il mercato nero, ma vanno a minare la libertà personale che dovrebbe invece essere Costituzionalmente garantita ad ogni individuo (Art. 3 e 13 della Costituzione). Infatti, chi acquista Cannabis dal mercato nero, finanziando le narcomafie, è sanzionabile solo amministrativamente (Art. 75 della 309/90), mentre chi coltiva la pianta per uso personale, contrastando la criminalità organizzata, viene sanzionato penalmente rischiando fino a 6 anni di reclusione (Art.73 della 309/90) e tutto ciò avviene nonostante la sentenza del 19 dicembre 2019 in cui le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno stabilito che la coltivazione di Cannabis ad uso personale non costituisca reato».

«Quindi in Italia vengono considerate reati quelle che difatti sono condotte inoffensive come coltivare una pianta o assumerne l’infiorescenza, pratiche che non comportano rischi per gli individui o per la società. Non va inoltre ignorato che ogni anno il commercio delle infiorescenze di questa pianta frutti alla criminalità organizzata quasi 10 miliardi di euro, motivo per cui, già dal 2016, la Direzione Nazionale Antimafia si è dichiarata favorevole alla legalizzazione – continuano i componenti dell’associazione – Senza contare che in un mondo che punta ad un futuro ecosostenibile, la Cannabis deve necessariamente trovare posto, essendo, grazie alla sua poliedricità di utilizzi ad impatto zero, le sue proprietà fitodepuratrici e la sua capacità di assorbire più CO2 di qualsiasi altra pianta, una preziosissima ed imprescindibile alleata per l’innovazione verde».

«Il Referendum non basterà per una così grande rivoluzione, in quanto prevede solo la depenalizzazione delle condotte inerenti l’uso personale della Cannabis e lascia inalterate le sanzioni amministrative, eccetto per quanto concerne il ritiro della patente, che in caso di vittoria al Referendum continuerebbe ad essere ritirata solo in caso di guida alterata, contrariamente alla situazione attuale in cui il ritiro può avvenire anche in caso di semplice possesso – concludono – Tuttavia il risultato raggiunto, rappresentando il chiaro volere della Società Civile, potrà spingere l’apertura di un dibattito che possa poi portare all’emanazione di una legge completa eregolamentata come quella del Manifesto Collettivo, già depositata alla Camera e al Senato e di cui l’Associazione Progetto FreeWeed è promotrice insieme a tante altre realtà nazionali».

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