MESSINA. “Un pericolo od un pregiudizio per l’ambiente ed un concreto pericolo alla tutela della salute”, lo scriveva la procura di Barcellona in una lettera inviata a maggio al ministero della Salute, quello dell’Ambiente, al presidente della Regione e al procuratore della corte d’appello di Messina.

Nella lettera si mettono al corrente i destinatari di avere esercitato l’azione penale, richiedendo il rinvio a giudizio della Raffineria di Milazzo e di 17 tra rappresentanti legali, direttori e responsabili della sicurezza che dagli anni ’80 al 2009 hanno causato, secondo la procura, la morte di 7 operai,  e le lesioni di un ottavo, esponendoli all’amianto e ignorando le norme di sicurezza. È prevista per oggi, infatti, l’udienza preliminare di fronte al gup, Salvatore Pugliese, che oggi deciderà se prosciogliere i 17 per cui la procura – la richiesta è firmata dal sostituto procuratore Federica Paiola – ha chiesto il processo o procedere col dibattimento. Pogliese deciderà anche se mettere alla sbarra la stessa Raffineria, di cui Eni e Q8 sono azionisti.

A pesare su 17 figure apicali della Ram o di società che avevano in appalto lavori all’interno dello stabilimento, ci sono otto malattie contratte da 8 operai. I reati contestati dalla procura guidata da Emanuele Crescenti sono omicidio colposo e lesioni personali colpose, in collaborazione, per aver violato le norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, reato che prevede la pena da due a sette anni.

Secondo la procura di Barcellona gli operai lavoravano senza mascherine, non c’erano impianti di aspirazione, i locali nei quali avvenivano le lavorazioni pericolose non erano separati dagli altri, non c’erano sistemi di apertura dei serbatoi delle colonne e degli altri locali chiusi, lo smaltimento delle polveri perciò non avveniva, amianto compreso. La polvere d’amianto si sbriciolava dai tubo-alternatori, dalla stazione laminatrice, dalle linee di vapore soggette a vibrazioni durante i frequenti “colpi di ariete” dovuti agli sbalzi termici e durante le operazioni di saldatura e pulitura.

La pulizia poi, non era assicurata, non esistevano procedure per assicurare la pulizia alla fine dei turni di lavoro, sia nei locali che delle tute da lavoro. I lavoratori non erano sottoposti a controllo sanitario preventivo, periodico, adeguato al rischio della lavorazione dell’amianto. E, infine, non informavano gli operai dei gravi rischi ai quali erano sottoposti.

Negligenza, imprudenza e imperizia a carico di direttori, responsabili legali e responsabili della sicurezza che si sono succeduti praticamente ininterrottamente dagli anni ’80 ai giorni nostri. Sono: Franco Terrosi, (86 anni) legale rappresentante dal 1984 al 1987, Napoleone Majuri, 84 anni direttore nel 1982, Mario Del Tredici, 79 anni, responsabile della sicurezza nel 1982, Vincenzo Russo, 72 anni, direttore dal 1985 al 1991, Francesco Zofrea, 74 anni, legale rappresentante dal 1988 al 1993, Salvatore Catalbiano, 76 anni, direttore dal 1992 al 1993, Marcello Rubini, 78 anni, direttore dal 1993 al 1994, Diego La Scala, 78 anni, responsabile per la sicurezza dal 1988 al 1996, Angelo Ferrari, 78 anni, legale rappresentante dal 1995 al 1996 della Agip Petroli, Antonio Bucarelli, 62 anni, legale rappresentante dal 200 al 2003 di Agip Petroli e della Raffineria, Cristiano Raminella, 75 anni, legale rappresentante dal 200 al 2003, Franco Scorretti, legale rappresentante dal 2003 al 2006, Alessandro Gilotti, 62 anni, legale rappresentante dal 2006 al 2010, Pasquale Palumbo, 70 anni, direttore dal 2004 al 2005, Renato Monelli, 69 anni, direttore dal 2005 al 2007, Lino Gamba, 68 anni, direttore dal 2007 al 2009, Daniela Trio, 55 anni, legale rappresentante della Trio Srl, dal 2004 al 2010.

La negligenza di direttori e responsabili avrebbe causato la morte di sette operai. Il primo dell’elenco è Salvatore Currò, tubista carpentiere, addetto anche ad operazioni di saldatura, ha contratto una brancopatia professionale da fumi di saldatura con deficit respiratorio, era alle dipendenze della Franco Trio Srl dal 1986 al 1995, della Trio Srl, dal 1995 al 2000, società che eseguivano lavori appaltati dalla Ram all’interno dello stabilimento de degli impianti di Milazzo.  Segue Francesco Di Maio, manutentore elettricista dal 1981 al 1984 all’interno dello stabilimento e degli impianti della Raffineria siciliana petroli spa, il quale contraeva un fibrotorace sinistro ed ispessimento pleurico sinistro con alterazioni funzionale ventilatoria restrittiva medio-grave. Poi ancora Giuseppe Pollicino, metalmeccanico montatore, carcinoma uroteliale, dipendente della Trio Spa dal 1073 al 1983, della Franco Trio Srl dal 1983 al 1995 della Trio Srl dal 1995 al 2007 che eseguiva lavori appaltati dalla Raffineria. Salvatore Saporita, invece, era metalmeccanico carpentiere tubista dal 1962 al 2006 all’interno dello stabilimento d e degli impianti, il quale contraeva una neoplasia vescicale, carcinoma uroteriale. Nell’elenco anche Salvatore Scolaro, operaio qualificato e operaio montatore coibentatore dal 1976 al 1987, carcinoma polmonare con ripetizione metastatica. Alle dipendenze dell’impresa di costruzioni di Francesco Maiorana dal 1969 al 1987, che seguiva lavori appaltati dalla Raffineria. Per Nunziato Sottile, operaio gruista dal 1971 al 1996, era invece in arrivo un mesotelioma pleurico.

Infine, Aldo Colosi impiegato dal 1971 come operatore di centrale termoelettrica e, successivamente, dal 1982, come quadrista di centrale termoelettrica, all’interno dello stabilimento e degli impianti della Raffineria., il quale contraeva carcinoma polmonare.

Dovranno rispondere di lesioni colpose nei confronti di Alfonso Malafronte, impiegato metalmeccanico tubista dal 1973 al 2002 all’interno dello stabilimento e degli impianti, plurimi inspessimenti pleurici.

La Ram è sotto accusa per l’omicidio colposo di due operai e lesioni colpose per un terzo, si tratta dei tre che non sono in prescrizione, ne risponde in quanto soggetto apicale, ma anche perché i reati sarebbero stati commessi nell’interesse della società, ma la prescrizione per la responsabilità delle società è quinquennale. Per questo la Ram risponde solo delle malattie più recenti (cioè quelle contratte dagli operai Sottile, Scolaro e Malafronte).

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Edoardo
Edoardo
10 Novembre 2017 18:26

E quindi?? Come finì?