MESSINA. Poco prima dell’arringa finale del suo avvocato difensore Carlo Taormina, il sindaco di Messina Cateno De Luca, imputato nel processo Fenapi per l’utilizzo di fatture false ed evasione fiscale dal 2009 al 2012, (questi i capi di accusa presentati dal pm), ha preso la parola davanti al giudice monocratico Simona Monforte per rilasciare dichiarazioni spontanee.

“Non avevo intenzione di intervenire, ma leggo con stupore una presa di posizione del Pm, e mi sembra doveroso incasellare alcuni aspetti fattuali: alcune mie affermazioni per come riportato dal Pm le ritengo fuorvianti: la qualifica di “amministratore di fatto” è offensiva per me e per gli organi della fenapi, anche perchèè quasi un mio comportamento a delinquere dal quale avrei ricevuto vantaggi collegati ai miei compensi non come “amministratore di fatto”. Io avevo dei contratti registrati all’agenzia delle entrate, chiari come termine di compenso ma non legati all’utile. Io venivo pagato ad obiettivi”, ha spiegato De Luca, facendo un parallelismo col direttore generale del Comune , “che farebbe di me “un pupo”. In qualunque organizzazione complessa ci sono gli organi politici, poi ci sono gli organi gestionali che hanno come obbligo contrattuali il raggiungimento dei risultati. Io ero il manager. Io mi occupavo già dall’età di 15 anni di patronato, e a vent’anni uno dei pochi progettisti d’Italia in materia di patronato. I miei redditi sono frutto della mia onestà, io ho dichiarato sempre tutto”.

De Luca cita anche un fascicolo del 2008 aperto dopo dichiarazioni della minoranza consiliare di Fiumedinisi quando lui ne era sindaco. “Fascicolo finito a niente, sono stato assolto perchè il fatto non sussiste. Ancora le stesse carte me le trovo nel 2014. Ma io per quanto ancora devo essere giudicato per la stessa cosa? Sono stanco perchè sono stato arrestato la seconda volta tre giorni dopo la mia elezione al parlamento siciliano. Non posso accettare che vengano ancora riportate queste cose”. L’amministratore di fatto è quello che non vuole farsi identificare, non quello in prima linea che si mette a spiegare le cose. Io pago il prezzo di essere troppo buono. Nel 2012 mi sono dimesso dall’Ars perchè dovevo affrontare un processo, e volevo si facesse piena luce”.

Sulle intercettazioni, De Luca spiega che “vengono effettuate perchè durante la verifica fiscale, purtroppo per loro (la procura, ndr.) non viene fuori niente di penalmente rilevante. Si andava alla ricerca del reato dell’impertinente De Luca, che ha subito 17 processi fino a oggi. Non ho accettato in silenzio le ingiustizie subite e ho pagato, ma sono ancora qui a testa alta. Si fa di tutto per cercare il denaro, si è cercato di sporcarmi nella mia professionalità”.

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