MESSINA. I gazebo in piazza Lepanto da qualche mese non rispettano più i criteri di Compatibilità paesaggistica in centro storico. Per questo tutti i nuovi pareri richiesti dagli esercenti all’Ufficio regionale sono negativi. Le nuove concessioni, infatti, sono state tutte bocciate, sebbene l’Assessore alle attività produttive Dafne Musolino sembri pensarla diversamente: «La Soprintendenza mette il naso dove non dovrebbe e non lo mette dove dovrebbe », spiega. Ma gli uffici comunali sono di tutt’altro avviso rispetto all’Amministrazione: le domande di concessione per l’Autorizzazione edilizia devono essere corredate da nulla osta rilasciato dalla Soprintendenza. E quindi dopo il recente cambiamento della normativa sono respinte. Perché?

Lo spiega il Soprintendente Orazio Micali.  «Nell’area del centro storico, dopo l’introduzione del nuovo piano paesaggistico e del decreto legislativo 157/2006 non è prevista l’introduzione di nuovi elementi architettonici oltre alla collocazione di sedie, tavoli e ombrelloni». E quindi perché la differenza di vedute con l’Amministrazione? «Non c’è soltanto un unico soggetto che rilascia pareri e autorizzazioni – lamenta Micali –  quando un sistema è frastagliato e frantumato in più procedimenti tutto diventa complicato».  Stop ai gazebo quindi? Non proprio. Quelli che sono stati realizzati finora possono rimanere in virtù della concessione data prima che cambiasse la normativa («Il tempo regge l’atto quindi l’autorizzazione è rilasciata in vigenza della normativa applicabile», precisa il Soprintendente). Il problema si porrà quindi alla scadenza del permesso che viene rilasciato in via temporanea se il tempo richiesto è inferiore ai 365 giorni, e in via permanente se riguarda un periodo superiore a un anno e fino a un massimo di otto. Da questo momento in poi, però, «allo scadere della concessione si deve retrocedere adeguandosi alle nuove norme», aggiunge Micali, che mette i puntini sulle i rispetto alle dichiarazioni dell’Assessore . «Il parere della soprintendenza è vincolante perché è un organismo sovraordinato», conclude il Soprintendente.

Come ci si orienta dunque nel caos normativo? Male. A regnare in questo momento sono disparità e confusione, risolte da alcuni dei gestori dei locali rinunciando alla richiesta di autorizzazioni per i gazebo (e accontentandosi del solo ombrellone) e messe in discussione da altri che si chiedono cosa ne sarà delle loro strutture fisse realizzate quando era consentito farlo (spendendo decine di migliaia di euro). E per chi oggi ha intenzione di aprire un gazebo accanto al suo locale solo cattive notizie. Il Dipartimento del Patrimonio, in virtù della modifica delle norme, boccia ormai tutte le richieste. «Sono state rinnovate le concessioni già date anni fa – spiegano dagli uffici del Patrimonio confermando la posizione della Soprintendenza – Per quanto riguarda le nuove vengono rilasciate soltanto per sedie e tavoli».

Il caso concreto riguarda quello di un esercente che, di recente, ha aperto un locale proprio in Piazza Lepanto. Presentato il progetto per la realizzazione del suo gazebo ha però ottenuto un “no” da parte di tutti gli uffici a cui si è rivolto nel rispetto dell’iter burocratico proprio perché è cambiata la normativa. Quindi rimarrà l’unico locale della zona a non essere autorizzato a realizzare la copertura esterna.

Qual è lo stato dell’arte? A esser rimasto indietro rispetto alle altre normative che regolano le connessioni sul suolo pubblico è il regolamento comunale COSAP che presenta ancora all’art. 9 la possibilità di realizzare strutture esterne ai locali del centro storico previo parere della Soprintendenza (che, come scritto prima, ormai non concede più l’autorizzazione per l’immissione di nuove strutture nell’area). Il consiglio comunale ha già in serbo una bozza di tutti i cambiamenti che il regolamento potrebbe accogliere dopo la discussione in Commissione e, infine, in aula.

Allo studio, ma ancora in fase embrionale, sepolto ormai da anni in qualche cassetto, c’è inoltre un progetto della Soprintendenza per armonizzare dal punto di vista architettonico le strutture fisse attraverso la costruzione di un unico agglomerato di strutture architettoniche uguali per tutti che i gestori dei locali possono eventualmente prendere in affitto.

 

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