MESSINA. Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una giovane mediatrice linguistico-culturale, Monia Ben R’houma, 23enne nata in Italia e figlia di migranti tunisini, arrivati in Italia più di trent’anni fa, che interviene sul tema dell’hotspot nell’ex caserma di Bisconte.

Di seguito il suo contributo: 

«Le scrivo in qualità di persona che ha lavorato all’interno dell’hotspot da più di 3 anni, ed era presente lì la sera prima della rivolta. L’ex Caserma Gasparro non è abusiva. Quella struttura ha bisogno di attenzioni da parte delle istituzioni per il miglior funzionamento, e soprattutto ha bisogno di maggiori controlli sulla cooperativa che la gestisce, sulla tutela dei lavoratori e un maggiore controllo sul rispetto delle norme, delle leggi e dei diritti dei migranti che arrivano lì.
Gentilissimo sig. Sindaco, la inviterei a prendere parte di uno sbarco, guardare con i propri occhi tutto il meccanismo di accoglienza che avviene lì dentro, ascoltare quelle persone e capire il perché scappano da lì.
Le persone scappano perché non sanno, non conoscono, hanno paura.
Perché non c’è una figura, quale mediatore, che possa spiegare cosa ne sarà di loro, cosa avverrà, cosa sia quella struttura. Una persona che parlasse la loro lingua, che conoscesse il loro background culturale.
Vengono trattati come numeri, come fantasmi, isolati in attesa di una risposta iniziale sul loro destino.
Quella persone scappano, fanno scoppiare rivolte perché non sanno cosa ne sarà di loro, perché non hanno consapevolezza e conoscenza e nessuno è lì ad affiancarli e mostrar loro tutte le tappe, tutti i loro diritti ma soprattutto tutti i loro doveri.

Vorrei assicurare tutti sul grande lavoro fatto dalle forze dell’ordine, quale squadra mobile, digos, ecc, che non permette di lasciare a piede libero delinquenti. Quindi chi è lì dentro non è senza controllo, non è un delinquente, un mostro. Quella gente scappa da qualcosa, ognuno ha la sua storia, ognuno ha il suo passato, ma mi creda che nessuno ha rischiato la vita per farsi una vacanza.
Quello che chiedo è maggiore attenzione su quanto sopra elencato, perché la soluzione non è chiudere il centro ma iniziare a studiare un giusto sistema per poter fronteggiare il tema dell’immigrazione, anziché sballottolare tra destra e sinistra le responsabilità.

Inoltre, di tutte le persone lì presenti non vi è nessun caso positivo al Covid, quindi non capisco il motivo per cui si debba diffondere maggior terrore tra i cittadini del posto. Lì dentro abbiamo visto arrivare diversi casi di malattie diverse, che non sono Covid, e grazie al personale sanitario è sempre stato tutto trattato e gestito nei migliori dei modi senza mettere a rischio nessuno.

Infine, se si dovesse parlare di abusivismo, da cittadina, le chiederei di spostare l’attenzione verso le case costruite nei dintorni della ex caserma.
Qualora volesse incontrare i migranti, volesse ascoltarli, volesse vedere come funziona tutto il lavoro di grande equipe, resto a disposizione per farle da Cicerone.
La gente ha bisogno di tranquillità, di sicurezza, non di finti allarmismi e fake news».

 

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