MESSINA. «Messinaccomuna si schiera a sostegno dei sindaci che obbediscono alla Costituzione Italiana, prima che ad ogni altra disposizione». Si pronuncia così in una nota il laboratorio politico MessinAccomuna prendendo una netta posizione di distacco rispetto al ministro Matteo Salvini, esprimendo vicinanza ai sindaci che hanno sospeso l’applicazione del decreto sicurezza. Anche l’ex sindaco Renato Accorinti era intervenuto in merito alla questione schierandosi dalla parte di Leoluca Orlando.

«C’è un rango nelle leggi, definito dalla loro gerarchia etica e morale, ancor prima che istituzionale e giuridica. – prosegue la nota – I valori sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e dalla Costituzione della Repubblica Italiana sono irrinunciabili e insuperabili; provvedimenti-bandiera di carattere retrivo e regressivo, per quanto ammantati da vesti di leggi parlamentari, non possono tradirne i valori e le ispirazioni. Avendo messo proprio questi valori e questi principi alla base della nostra proposta di “laboratorio civico”, plaudiamo all’azione di resistenza e sospensione degli effetti del “Decreto-(in)sicurezza” che, da Palermo a Napoli, da Firenze a Torino, da Reggio Calabria a Cerveteri, da Siracusa a Riace, molti sindaci italiani hanno posto in essere, mobilitando anche l’ANCI sul tema della difesa dei diritti costituzionali e dei diritti umani per i migranti presenti sul territorio italiano».

«Non si tratta di “disobbedienza civile”, ma di “obbedienza costituzionale”. – continuano  – Siamo a fianco dei Sindaci, delle Amministrazioni e delle Città che attueranno gli imperativi vincolanti della Carta che fonda la nostra Repubblica e della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo. Infatti, come ben chiarito dalla disposizione del Sindaco Orlando, questo atto di ribellione alla norma trova la sua necessità negli articoli: 2, 14, 16, 32 della Costituzione, che tutelano rispettivamente i diritti alla partecipazione alle formazioni sociali, all’inviolabilità del domicilio, alla liberà di movimento, alla salute, i quali sarebbero gravemente se non irrimediabilmente compromessi o annullati con il rifiuto della concessione della residenza anagrafica e dei relativi documenti ai soggetti che ne facessero richiesta».

«Inoltre, come pure riferito nel provvedimento di Palermo, la Corte Costituzionale ha affermato il principio che: “lo straniero è anche titolare di tutti i diritti fondamentali che la Costituzione riconosce spettanti alla persona (…) ciò comporta il rispetto, da parte del legislatore, del canone della ragionevolezza, espressione del principio di uguaglianza, che in linea generale informa il godimento di tutte le posizioni soggettive”. – concludono – Concordiamo sulla necessità di dare attuazione alla Costituzione prima che alla legge 132/2018. È un atto di “resistenza civile” e non una provocazione. Provocatoria, casomai è una legge che viola Costituzione e Diritti Umani».

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