MESSINA. Ruspe in azione in via degli Orti, per abbattere ciò che resta della casa del tardo ‘700 che si vedeva fare capolino dalla via Cesare Battisti, testimonianza dell’architettura civile messinese posteriore al sisma del 1783, che ha saputo resistere al terremoto del 1908 e alle bombe della Seconda Guerra mondiale, ma non all’uomo.

Nel primissimo pomeriggio, una ruspa ha proceduto con la demolizione di grossa porzione dell’edificio, come disposto dal giudice a seguito di un contenzioso nato negli anni ’80, lasciando intatto solo una parte del primo piano. Nonostante la strada fosse transennata, sul posto non era presente alcun cartello indicativo dei lavori in corso, nè delle autorizzazioni per eseguirlo.

Sull’immobile pendeva un lungo conflitto giudiziario tra la società che possedeva l’area adiacente e ne richiedeva l’abbattimento per questioni di sicurezza, ed i proprietari che si opponevano.

A marzo, proprio accanto all’edificio oggi abbattuto era stato tagliato un eucalyptus secolare.

L’area, oltre a essere un pezzo della Messina che non c’è più, è un vero e proprio scrigno archeologico: il quartiere Avigone, infatti, racchiude dieci secoli di storia in pochi metri quadrati. A dimostrarlo, le tre tipologie di tombe, corredi funerari e utensili vari, sepolti in zona dalla pianura alluvionale del fiume Camaro e ritrovati a neanche qualche metro, sotto una palazzina demolita nei primi anni Novanta. Lì, gli scavi archeologici avevano restituito una parte della necropoli che dal V secolo dei primo millennio arriva al IV avanti Cristo, tanto da far scattare il vincolo per l’isolato 96.

Le indagini iniziarono nel 1994, sotto la direzione di Gabriella Tigano e grazie a due finanziamenti regionali di 150 e 200 milioni. Dopo aver setacciato l’area dove esiste l’edificio che ospitava la Dia, lo scavo si era concentrato nella parte retrostante, che confina con la via degli Orti. E proprio il terrapieno esistente tra questa e la via Cesare Battisti, creatosi grazie ai depositi del Camaro, aveva lasciato integre e sovrapposte le tombe.

Gli oggetti di interesse archeologico verrano preservati come da disposizione della soprintendenza che domani mattina verificherà lo stato della demolizione.

 

foto del 28 marzo 2017, subito dopo il taglio dell’albero

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Giovanni
Giovanni
8 Gennaio 2018 20:53

Assurdo, in una città con pochissimi elementi storici, si vanno a demolire le pochissime testimonianze architettoniche Sono senza parole, questa mia amata città ancora una volta sfregiata, povera Messina, povera 🙁

Giuseppe Garibaldi
10 Gennaio 2018 11:32

MessinaMeddaSemper!I fasti d’un tempo sono ormai lontani,la città dopo il 1908,fu assediata da pecorari che abusando ripetutamente le poche superstiti buddaciote,ancora incastrate per metà sotto le macerie,le erissero a incubatrici umane per sfornare la propria prole distorta e subumana,e il risultato di tale incesto siete voi,piccoli sacchi di merda che professate ancora amore per questa cloaca!