MESSINA. Sono oltre 16mila i cittadini non comunitari regolarmente presenti nella provincia messinese, che corrispondono al 3% della popolazione e a poco più del 6% dei lavoratori cittadini. Secondo un report del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, aggiornato all’1 gennaio 2019, i cittadini non comunitari (termine con cui si identificano tutte le persone provenienti da paesi stranieri con regolare permesso di soggiorno) a Messina equivalgono allo 0,4% del totale nazionale, sono per il 48% donne e principalmente arrivano dallo SriLanka.

I regolarmente soggiornanti sul piano lavorativo riempiono una piccolissima fetta della torta occupazionale messinese: si parla solo del 6,5% del totale dei lavoratori, valore più basso della media nazionale, che tocca il 7,4% e che risulta in crescita da anni.

Ma quali sono i lavori che svolgono? Per il 66,3% i cittadini non comunitari fanno lavori manuali non qualificati. Praticamente quasi il doppio rispetto alla media italiana, che si attesta al 36,1%. Inoltre, la percentuale messinese risulta in aumento rispetto agli anni passati: il valore più alto nel 2016 con il 65,5% di lavoratori non qualificati.

Il 2016 si pone come anno promettente anche per l’occupazione sul totale dei non comunitari, infatti il tasso d’occupazione della cittadinanza non comunitaria corrispondeva al 59,6%, dato poco più alto rispetto alla media italiana, del 56,9%. 

Secondo i dati sulle assunzioni, ancora, un quinto dei contratti di lavoro riguarda personale non qualificato addetto ai servizi domestici. Per il il 18%, invece, si tratta di personale non qualificato nei servizi di pulizia di uffici, alberghi, navi e ristoranti. Contrariamente a quanto accade ad esempio a Firenze o Genova, dove la maggior parte dei cittadini comunitari svolge il ruolo di impiegato.

I lavori svolti dai cittadini non comunitari sono nella quasi totalità nel settore servizi (92,8%) e per oltre il 70% dei casi con una retribuzione di 800 euro mensili, contro gli oltre 1200 medi di stipendio nazionale. Questo dato, che ora risulta in aumento rispetto al 2018, non è in realtà il più alto. Infatti il 2016 vedeva il 74,5% dei lavoratori non comunitari chiudere il mese con neanche mille euro.

Altre due città siciliane sono nella classifica, si tratta di Catania e Palermo. La prima, con una percentuale di cittadini non comunitari che corrisponde al 2% della popolazione totale, vede solo il 4% di non comunitari, sul totale degli occupati, sempre nel settore manuale non qualificato e per il 58,6% con uno stipendio di 800 euro al mese. Il capoluogo siciliano, invece, con il 2,2% di cittadini non comunitari sul totale. Questi occupano una fetta pari al 4,2% del mondo lavorativo palermitano e, ancora una volta, per la maggiorparte sono occupati in lavori manuali non qualificati, per il 76,6% con uno stipendio fino a 800 euro mensili.

La città più multietnica d’Italia e anche quella che vede una maggiore inclusione nel mondo lavorativo è Milano, con il 12,1% di popolazione non comunitaria sul totale e con il 12,6% di occupazione dalla stessa parte di cittadini. Anche in questo caso l’occupazione principale è nel settore manuale non qualificato, ma con uno stipendio mensile tra gli 800 e i 1200 euro.

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