MESSINA. La città dello Stretto è la sesta città più felice d’Italia. La più felice del Meridione e la 158esima del mondo. È quanto si evince dalla classifica redatta da “Happy City Index”, che da sei anni ormai stila una lista delle città più felici del pianeta basandosi su un totale di 64 indicatori raggruppati in 6 macro-aree: mobilità, economia, sanità, ambiente, governo e cittadini. Valutando anche le città capaci di coniugare qualità della vita, sostenibilità ambientale e strategie di sviluppo a lungo termine.

L’edizione 2026 l’ha vinta Copenaghen (Danimarca), con 6.954 punti, seguita da Helsinki (Finlandia, 6.919 punti), Ginevra (Svizzera, 6.882 punti), Uppsala (Svezia, 6.846) e Tokyo (Giappone, 6.788). In Italia, la città più “felice” è Bologna, al 73esimo posto con 6.258 punti. A seguire: Parma (77esima, 6.232), Milano (80esima, 6.183), Roma (144esima, 5.804), Verona (146esima, 5.786), Messina, Bari (164esima, 5.728), Napoli (202esima, 5.564) e Salerno (208esima, 5.452). Su 250 città inserite nella classifica. Qui il link alla classifica completa.

Come si è svolta nel dettaglio la stesura della classifica? «L’Happy City Index è concepito come un progetto di ricerca globale, guidato dalla comunità. Per l’edizione 2026, abbiamo invitato ricercatori di tutto il mondo a contribuire alla raccolta e alla verifica dei dati a livello cittadino, creando una rete di ricerca diversificata e geograficamente equilibrata – si legge nel sito internet dedicato – Il processo di reclutamento si è svolto interamente in inglese ed era aperto a partecipanti di tutto il mondo. Di conseguenza, il progetto ha suscitato interesse in tutte le principali regioni, tra cui Nord America, Sud America, Africa, Europa, Asia, Australia e Oceania. Questa diversità internazionale è stata un punto di forza fondamentale della metodologia, garantendo che il processo di ricerca non fosse limitato a una singola prospettiva regionale. In totale, 1.199 persone hanno manifestato interesse a collaborare al progetto. Di queste, 863 hanno formalmente aderito al progetto firmando un accordo e impegnandosi ad analizzare una città assegnata e a fornire i dati per lo studio».

«La metodologia si basa su un insieme di 64 indicatori raggruppati in 6 temi. Sebbene tutti gli indicatori contribuiscano alla valutazione finale, non tutti funzionano allo stesso modo. Per ragioni metodologiche, gli indicatori sono suddivisi in quattro tipologie principali, ognuna delle quali viene trattata in modo diverso all’interno del modello di punteggio – si legge nel sito – Lo scopo di questa struttura è garantire che l’Indice rimanga basato su dati concreti e proporzionato. Alcuni indicatori misurano la situazione specifica di una città, altri riflettono le condizioni normative o socio-economiche nazionali che influenzano la vita quotidiana indipendentemente dalla città specifica, e altri ancora descrivono condizioni di contesto più ampie a livello nazionale, importanti per l’interpretazione ma che non dovrebbero prevalere nella valutazione di una singola area urbana. Di conseguenza, il sistema di ponderazione è stato progettato per preservare l’equilibrio nell’intero set di dati. Premia le prestazioni a livello cittadino laddove le azioni a livello cittadino siano misurabili, limitando al contempo l’influenza di quegli indicatori che, pur essendo altamente rilevanti per la qualità della vita, sono determinati principalmente al di fuori della città stessa».

Quali sono le quattro tipologie di indicatori? « La prima tipologia è costituita da indicatori binari valutati su base sì/no. Questi indicatori rilevano l’esistenza o l’assenza di una determinata politica, servizio, soluzione istituzionale o meccanismo formale. Il loro ruolo è quello di identificare se una città ha introdotto una specifica misura, piuttosto che di confrontarne l’intensità o la portata. In questa categoria, ogni singolo indicatore può avere un peso massimo dell’1,2% sull’indice complessivo. Ciò garantisce che le variabili binarie rimangano significative, senza tuttavia influenzare in modo sproporzionato la classifica finale», spiegano i valutatori.

«La seconda tipologia comprende indicatori misurati a livello nazionale, ma considerati direttamente rilevanti per l’esperienza di vita di un residente cittadino. Si tratta di variabili il cui valore è generalmente regolamentato o determinato a livello nazionale e che influenzano la qualità della vita indipendentemente dalla città specifica in cui una persona vive. In termini metodologici, questi indicatori sono considerati elementi legittimi della valutazione della città perché incidono sulle condizioni di vita del residente piuttosto che sulle prestazioni amministrative della città stessa. Pertanto, fanno parte della struttura finale anche se non vengono raccolti a livello comunale – proseguono – La terza tipologia di indicatori è anch’essa costituita da dati misurati a livello nazionale, ma con un’interpretazione metodologica differente. In questi casi, i dati descrivono la situazione statistica e strutturale più ampia del Paese nel suo complesso. Tali indicatori sono molto utili per comprendere il contesto in cui operano le città, ma non dovrebbero essere utilizzati per giudicare una singola città in modo eccessivamente positivo o negativo, qualora la variabile non sia significativamente controllata a livello comunale. Per questo motivo, questi indicatori sono stati inclusi con un impatto metodologico limitato. Il loro contributo massimo, in termini complessivi, non poteva superare lo 0,5% dell’indice totale».

Infine: «Tutti gli indicatori rimanenti sono stati valutati utilizzando il modello di ponderazione standard presentato nella metodologia. In questi casi, il punteggio di ciascuna città è stato normalizzato rispetto all’intera gamma di valori osservati nell’intero set di dati di tutte le città valutate. Questo approccio è stato applicato, ad esempio, agli indicatori in cui un risultato più elevato riflette una migliore performance urbana, come il numero di istituzioni culturali per abitante. Ciò ha garantito che la direzione dell’indicatore fosse sempre correttamente riflessa nel punteggio finale. In termini pratici, le città hanno ricevuto risultati normalizzati più elevati sia per aver superato le altre su indicatori con valori positivi, sia per aver mantenuto valori inferiori su indicatori con valori negativi».

Qui il link alla descrizione dettagliata degli indicatori.

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