MESSINA. Ci sono anche due ristoranti messinesi nella Guida Sushi di Gambero Rosso, che ha inserito il ristorante Kajiki e il Love’s Sushi Bar tra le eccellenze italiane della piattaforma leader per contenuti, formazione, promozione e consulenza nel settore del Wine Travel Food italiani 2025, un omaggio alla cultura culinaria nipponica, tra tecniche tradizionali ed esperimenti più creativi. In tutto, in Sicilia, sono sette le attività elencate, di cui una ha ricevuto anche il riconoscimento Tre Bacchette: l’Hio Sushilab di Palermo.

In particolare, la Guida Gambero Rosso presenta il ristorante giapponese di via XXIV luglio come «il primo ad aver proposto cucina giapponese in città, nel quale da oltre 10 anni si possono gustare specialità tipiche nipponiche e cocktail di grande livello»; mentre il Love’s Sushi Bar di via Garibaldi viene introdotto come «un locale minimal e un menu con tante golose proposte, alcune con interessanti contaminazioni di ingredienti e materie prime del territorio, di ottima qualità, nel quale il sushi ha un posto di rilievo».

Ma è il locale di Palermo a catturare maggiormente l’attenzione di Gambero Rosso: «Il regno della cucina fusion a opera del talentuoso Filippo Gugino approda in una nuova sede, glamour negli arredi ed esclusiva nell’atmosfera, dove ci si coccola con un’esperienza di fine dining che lo chef, attento ricercatore di materie prime pregiate e misurato direttore d’orchestra, cuce addosso al cliente. Il menu accontenta tutti, dagli amanti delle portate classiche (pasta e pesce) a chi varca la soglia per sperimentare le specialità del Sol Levante, e spazia tra snack, tacos, primi, secondi e le forme nel sushi. Sashimi e nigiri risultano corretti nei tagli e nelle dimensioni, ciascun boccone è un equilibrato mix di sapori ben accostati. Tra gli uramaki, degno di nota il Salmone e scampi con mango, zest di limone, tobiko, yuzu e riduzione di salsa ponzu. Cantina di livello che non delude, per varietà e qualità, le aspettative degli avventori. Il servizio è cortese e puntuale».

Sparse su tutto il territorio siciliano, le altre eccellenze che entrano nella guida sono: a Catania, con Amocù (la cui proposta fusion si lascia apprezzare per puntualità del servizio, qualità delle materie prime e sapori ben orchestrati), il giapponese Oxidiana (l’insegna che ha scritto per prima a Catania la storia del sushi di qualità) e il fusion Nuk Urban Sushi Bar a Sant’Agata Li Battiati (dove chi va per la prima volta resta conquistato non solo dalla completezza della proposta gastronomica e dall’attenzione ai dettagli con cui vengono presentate tutte le pietanze); e a Palermo, che oltre l’Hio Sushilab, vanta anche l’Ishi al Molo (per gli amanti della cucina fusion in abbinata alla mixology che ha tutte le carte in regola per diventare un must della ristorazione fusion cittadina). A meritare invece la presenza in Guida come migliori take away in Italia, ci sono anche: lo Zencho Sushi di Ragusa, il Finch di Palermo e, ancora, il Nuk di Catania.

«In tutto, in Italia sono 32 le eccellenze che offrono le migliori proposte di sushi lungo tutto lo stivale – spiega la Guida – la maggior parte si concentra a Milano, da sempre città aperta alle influenze internazionali e oggi capitale della cucina giapponese in Italia, una delle prime città nel nostro Paese ad aver accolto i primi ristoranti. A partire dalla celebre insegna Poporoya da cui parte la storia del sushi a Milano nel 1989 con lo chef Hirazawa Minoru, detto Shiro, che pian piano è riuscito a vincere la ritrosia degli italiani per una cucina allora misteriosa. Si rivelano una grande sorpresa, invece, regioni come la Puglia e la Campania, più legate alle tradizioni mediterranee e che invece hanno assistito negli ultimi anni a un incremento significativo di ristoranti che offrono specialità giapponesi, spesso reinterpretate con un tocco locale. Assente il Molise».

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