MESSINA. «La creatura a tre teste, “Messina Social City”, creata dall’amministrazione De Luca, muove i suoi primi passi incurante del diritto al lavoro e in sprezzo delle buone pratiche amministrative». Così in una nota il laboratorio politico MessinAccomuna commenta la recente presa di servizio degli oltre cinquecento lavoratori della partecipata creata dalla Giunta De Luca. «Nei giorni scorsi, in occasione delle contestazioni dei 40 lavoratori già occupati a “Casa Serena” non assunti alla “Messina Social City”, è stato affermato in maniera errata e non rispondente ai fatti che questi sarebbero rimasti esclusi anche per responsabilità della precedente amministrazione», proseguono.

«È necessario in proposito precisare che l’amministrazione Accorinti ha salvaguardato PER INTERO i lavoratori già impiegati a Casa Serena. Quando, per le normative sulla sicurezza e le caratteristiche strutturali dell’immobile, è stato necessario procedere a una drastica riduzione degli ospiti della struttura, di concerto coi lavoratori e coi sindacati, l’amministrazione Accorinti ha costruito percorsi di riqualificazione e reinserimento dei lavoratori in servizi alternativi, finanziati con la legge 328. TUTTI i lavoratori che hanno accolto la proposta di riqualificazione (meno di una decina non vi hanno partecipato) sono stati ricollocati. Alla scadenza di queste attività, già ad aprile 2018 erano stati pubblicati i nuovi bandi a valere sui fondi PAC che avrebbero dato collocazione a TUTTI gli ex-lavoratori di Casa Serena. Quindi l’amministrazione Accorinti, ha SEMPRE garantito l’occupazione nel settore dei servizi sociali, salvaguardando i servizi a beneficio dell’utenza».

«Quando l’amministrazione De Luca si è insediata, ha revocato questi bandi, lasciando fuori dal mercato del lavoro queste persone, le quali, trovandosi in condizione non occupazionale al momento dell’assunzione nella Messina Social City, non hanno potuto fruire dell’art. 37 e sono rimaste tagliate fuori dalle assunzioni. Se i bandi non fossero stati revocati e se il percorso di reinserimento (già finanziato e bandito) di questi lavoratori non fosse stato interrotto (senza una plausibile giustificazione), questi lavoratori si sarebbero trovati nella stessa condizione dei loro ex colleghi e avrebbero potuto fruire delle stesse garanzie. È evidente che a determinare la loro esclusione dall’assunzione NON è stata la precedente amministrazione, visto che se si fosse proseguito nel cammino tracciato non sarebbe scattata alcuna clausola a loro danno».

«Come si capisce chiaramente, mentre l’amministrazione Accorinti aveva responsabilmente garantito servizi e lavoratori, l’ingiustificabile blocco imposto da De Luca ai bandi dei fondi PAC (si ribadisce, già pubblicati) ha creato una ingiusta discriminazione tra lavoratori in servizio e lavoratori non più in servizio, a danno di questi ultimi. MessinAccomuna ritiene necessario far richiamo alla verità dei fatti, riscontrabile negli atti amministrativi posti in essere dalla precedente, come dall’attuale amministrazione, ritenendo che la buona politica passi necessariamente per il rispetto dei diritti dei lavoratori», concludono.

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