MESSINA. Il santuario mariano di monte Grisa di Antonio Guacci, la chiesa di san Giovanni Bono di Arrigo Arrighetti, la sede dell’ambasciata inglese di Basil Spence, villa Ronconi di Saverio Busiri Vici e… il palacultura di Messina di Aldo D’Amore e Fabio Basile. 

Domusweb, il sito online della celebre rivista di architettura Domus, ha scelto anche il PalAntonello tra i venti esempi di architettura brutalista in Italia, spiegando che “il complesso è caratterizzato da un corpo in cemento di colore rosa salmone a forma di piramide invertita e troncata, con una base rettangolare che ospita uffici del Comune, piazzata sopra un volume smaltato che include spazi per congressi e un teatro”. A spiccare è il fatto che il Palacultura di Messina sia il più recente degli esempi, essendo stato terminato nel 2009 e inaugurato nel 2010, mentre l’architettura brutalista ha avuto il suo momento di furore a cavallo tra gli anni ’60 e ’70, con qualche colpo di coda nel decennio successivo. Ciò si spiega nell’infinita genesi del palacultura (che nell’articolo è indicata nel 1977, ma che in realtà iniziò ad essere concepito nel 1983).

Per un’altra chicca è ricordato il palacultura messinese: all’epoca dell’inaugurazione, a palazzo ultimato, qualcuno fece notare una curiosa somiglianza col municipio di Boston, anch’esso di ispirazione brutalista, che in parecchi poll negli Usa è stato definito “l’edificio più brutto d’America”, come riporta la rivista di architettura Ad (Architectural Digest), malgrado l’American Institute of Architects abbia assegnato al City Hall Building il suo Honor Award nel 1969

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Joshua
Joshua
10 Marzo 2024 11:12

Appunto per essere “bruto” è sufficientemente brutto non c’è alcun dubbio, copia quasi identica dell’ analogo palazzo alla cittadella universitaria di Catania fatta dallo stesso…

Anonimo italiano
Anonimo italiano
10 Marzo 2024 13:31

Bisogna dire che è anche una delle strutture più brutte della città