PALERMO. «Una chiusura oggettivamente immotivata in relazione ai dati di diffusione del virus». È la motivazione per la quale il coordinamento di Unione dei Siciliani – Sicilia Nazione ha dato mandato al suo coordinatore nazionale Rino Piscitello di procedere nei prossimi giorni tramite i legali del movimento alla notifica di un atto stragiudiziale, nonché di approntare tutti gli atti necessari per una class action, nei confronti del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, “per aver proceduto con il DPCM del 9 marzo 2020 a dichiarare la zona rossa in tutto il territorio nazionale (entrata in vigore il 10), a fronte della diversa proposta avanzata nella riunione del 7 marzo del Comitato Tecnico Scientifico (verbale n. 21) di chiudere a quella data soltanto la Regione Lombardia e le province di Parma, Piacenza, Rimini, Reggio Emilia, Modena, Pesaro, Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Alessandria e Asti”.

Di seguito le motivazioni fornite dal movimento:

«La chiusura di tutte le regioni italiane, ed in particolare quelle del Sud, era in quel momento oggettivamente immotivata in relazione ai dati di diffusione del virus.Nella giornata del 9 marzo nella quale il Governo nazionale decide di avviare il lockdown totale i casi di Covid accertati in tutta Italia sono 9.172 di cui 463 deceduti. In Lombardia sono 5.469 di cui 333 deceduti, in Emilia 1386 di cui 70 deceduti, in Veneto 744 di cui 20 deceduti, in Piemonte 350 di cui 13 deceduti, nelle Marche 323 di cui 10 deceduti. Quello stesso giorno in Sicilia i casi accertati sono 54 tra i quali nessun deceduto. Applicare condizioni uguali a situazioni profondamente diverse ha determinato nelle regioni del Sud, che avrebbero potuto ancora per qualche settimana adottare misure rigorose ma non di totale interruzione di quasi tutte le attività, una crisi economica profonda che, date le condizioni di forte squilibrio già esistenti, ha pesantemente aggravato la situazione del meridione ed in particolare della Sicilia. L’avere, poi, il Governo nazionale assegnato al verbale n. 21 della riunione del Comitato Tecnico Scientifico la classificazione di segretezza R (riservato) ed avere di conseguenza impedito la conoscenza di detto verbale ai cittadini e agli amministratori pubblici regionali e locali ha oggettivamente falsato il formarsi di ogni successiva decisione amministrativa regionale e locale».

«Ancora più grave – proseguono – ciò che è successo durante la cosiddetta riapertura, quando la contemporaneità in tutte le regioni al 18 maggio non ha avuto alcuna giustificazione di tipo scientifico a fronte della sostanziale riduzione a pochissimi casi del contagio nel Sud Italia. Il governo non ha mai presentato alcuna motivazione relativa alla mancata apertura anticipata in Sicilia e nelle altre regioni del Sud di una o anche due settimane, considerando che il 4 maggio i nuovi casi di Covid in Lombardia erano 577 e in Sicilia invece appena 15 e l’11 maggio i nuovi casi in Lombardia erano 364 e in Sicilia appena 12. Come dichiarato alla stampa dal Vicepresidente della Regione Gaetano Armao, la Sicilia ha subito durante il lockdown una perdita di 2 miliardi e ottocento milioni al mese, con un calo previsto per il 2020 di circa 7 punti di PIL corrispondenti a oltre 6 miliardi, e avrà nel 2021 una ripresa più lenta rispetto al resto d’Italia di circa tre punti percentuali.

« Solo grazie al ricorso al TAR della Fondazione Einaudi – commenta Rino Piscitello – abbiamo avuto la possibilità di conoscere i verbali del Comitato Tecnico Scientifico che non giustificavano in alcun modo il lockdown su tutto il territorio nazionale deciso da Conte il 9 marzo scorso. La Sicilia e i siciliani, che hanno avuto nei mesi di chiusura un comportamento di assoluta correttezza e obbedienza alle norme, non meritavano una tale slealtà. Occorrerà adesso chiedere il ristoro degli enormi danni economici apportati da questa scelta alle aziende e all’economia siciliana».

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