MESSINA. Raramente si era vista una campagna elettorale così povera di contenuti, di dibattiti, di spunti. I soliti slogan, pressochè uguali da cinquant’anni, temi appiattiti su quelli (anch’essi non particolarmente originali) dei leader di schieramento candidati alla presidenza, nemmeno l’ombra delle “parole d’ordine” del marketing (“dinamico”, “innovativo”, “creativo”), dappertutto già in sovraesposizione da anni e invece praticamente mai utilizzate dai politici siciliani, che ancora oggi, nel 2017, delegano ogni parvenza di “modernità” al massimo ad un hashtag davanti a qualche parola a caso.

La vera scelta “rivoluzionaria” l’ha quindi fatta chi aveva esigenza di distaccarsi quanto più possibile dall’immagine stereotipata del politico, visto che in sostanza è questo il peccato originale che gli si rimprovera: Luigi Genovese, che quel cognome così pesante in qualche maniera doveva scavalcarlo. Come? Puntando su candidatura 2.0, innovazione, rete, coworking. Ed ecco “Il Lab – idea generator“, un incubatore d’idee in cui Luigi Genovese, ventiduenne, si circonda di suoi coetanei al lavoro attorno ad un computer pieno di adesivi, a parlare di crowdfunding, acceleratori d’impresa, start-up (ma non riesce ad esimersi dal piazzarci in mezzo l’amore, la speranza, la passione). Scelta di campo precisa e netta, che parla principalmente a chi vede in lui l’avatar del padre Francantonio. A raccontarlo, Il Lab, due video da due minuti ciascuno, uno “collettivo”, il secondo più descrittivo, con lo stesso Genovese a raccontare l’esperienza (su una base pianistica non troppo in contesto).

E se il candidato di Forza Italia punta su immagine e temi nuovi, dal lato diametralmente opposto dello spettro si piazza Cateno De Luca, che fedele alla sua immagine, imposta una campagna elettorale “pane e salame”: scarpe comode e rastrellamento feroce di ogni angolo disponibile di Messina, faccia a faccia coi cittadini, iniziando dai villaggi. Fin qui niente di strano. Senonchè, De Luca, sta attuando un “raddoppio di marcatura”: in pratica, sta facendo la campagna elettorale per le regionali assemblando consenso per la sua candidatura a sindaco di Messina. De Luca ha promesso sette schede e 200 candidati entro il 28 ottobre, in preparazione della sua campagna da primo cittadino, e il suo “esercito” lo sta cooptando nel vero senso della parola: “Ci riprendiamo la città? Càndidati con me al consiglio comunale – scrive De Luca sui suoi manifesti, incoraggiando chi ha velleità da consigliere comunale ad inviare la sua candidatura visitando il sito di De Luca o direttamente indirizzo email info@delucasindacodimessina.it. garantendosi, così, una forte base della quale usufruire anche durante le regionali. Dulcis in fundo, il colpo di genio: sulle schede elettorali per la Regione, apparirà “Cateno De Luca detto “Messina”.

 

 

A scardinare gli schemi, e gli slogan tristi e stantii, ci ha provato anche Ferdinando Croce , improntando i manifesti  in maniera diametralmente opposta alla tradizione: niente faccia sorridente, ma uno sguardo incazzato e un indice accusatore puntato, con il minaccioso slogan “senza scuse”. “Non c’è niente da ridere”, aveva spiegato Ferdinando Croce alla presentazione della sua candidatura, spiegando il perchè della scelta inusuale, che si accompagna a quella, tradizionale per la sua storia e la sua militanza, di privilegiare l’aspetto da “primus inter pares”: una comunità della quale si fa interprete.

Anche Ketty Bertuccelli della lista Cento Passi sta tentando di calcare una strada diversa, cercando di ricreare quella serie di incastri che hanno portato Renato Accorinti a vincere clamorosamente, e contro ogni pronostico, la corsa a sindaco nella tarda primavera del 2013: non a caso è un’attivista di Cambiamo Messina dal basso, ed è sull’aspetto e sui temi sui quali il movimento (e l’area di riferimento) è sensibile che sta calcando la mano, praticamente disinteressandosi dei temi tradizionali.

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