MESSINA. Quattro anni fa il “boom”, con percentuali bulgare. Adesso, malgrado il netto calo, un (neanche troppo) sorprendente primo posto alle politiche, con la netta vittoria sul centrodestra sia a Catania che a Palermo. Un risultato, quello del M5s, che è sì strettamente connesso al reddito di cittadinanza, ma porta anche la chiara firma dell’ex premier Giuseppe Conte, che ha letteralmente risollevato gli umori dei pentastellati nel corso del suo tour in Sicilia, accolto da continui bagni di folla. I numeri, del resto, mostrano uno scenario netto: 35,86% a Palermo, a fronte del 16,27% di Fratelli d’Italia, che ad altre latitudini hanno maramaldeggiato; a Catania il 31,69%, undici punti percentuali in più del partito di Giorgia Meloni. Diversa la situazione a Messina, roccaforte di Cateno De Luca, che con un partito nuovo di zecca, fondato sulle ceneri dei movimenti precedenti, è riuscito a portare a casa due posti in Parlamento: anche qui, tuttavia, il M5s ha retto, e bene, con le conferme nei collegi messinesi di Angela Raffa e Barbara Floridia, in attesa di conoscere con certezza i conteggi dei dati regionali, con la consapevolezza che all’Ars il M5s tornerà comunque fortemente ridimensionato (unico messinese è il probabile riconfermato Antonio De Luca). Diverso, e ben più mesto, lo scenario in casa degli ex alleati, il Partito democratico, ben sintetizzato da un commento dell’ex consigliere comunale del Pd Alessandro Russo: «Poteva andare peggio? No».

 

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