MESSINA. Oggi i cittadini messinesi con diritto al voto potranno recarsi nelle proprie sedi elettorali per eleggere sindaco, consiglio comunale, presidente di Circoscrizione, consiglio di circoscrizione e per esprimere il proprio consenso o meno ai referendum sulla secessione di tredici villaggi della zona Nord per formare il nuovo comune di Montemare e sulla giustizia. Parecchia la carne sulla brace. I messinesi, infatti, avranno ben otto schede elettorali su cui utilizzare la matita copiativa: una per sindaci e consiglieri comunali (che sarà di colore blu), una per presidenti di quartiere e consiglieri di circoscrizione (colore rosa), una per il Referendum di Montemare (colore bianco), e addirittura cinque per gli altrettanti quesiti che verranno sottoposti a tutti gli italiani per la riforma della giustizia in Italia (colori: rosso, arancione, giallo, grigio e verde). Si voterà dalle 7 di mattina alle 23 di sera del 12 giugno, ogni cittadino nella sezione elettorale di appartenenza (a seconda della propria residenza) con in mano la propria cartella elettorale. E gli spogli inizieranno subito dopo. Ma come funziona il sistema elettorale, analogo per sindaco e consiglieri comunali e per presidenti e consiglieri di quartiere? Innanzitutto è necessario sottolineare come il voto per esprimere la propria preferenza nei confronti del sindaco e dei presidenti di quartiere sia diretto. Questo vuol dire che su ogni scheda si può votare sindaco e presidente e poi, separatamente, con voto disgiunto, la lista con i consiglieri, che può essere anche diversa da quella del sindaco e del presidente. Inoltre, c’è la possibilità di esprimere una doppia preferenza (quindi due candidati a consiglio comunale), ma solo se per candidati di genere diverso, altrimenti si annulla la seconda preferenza. Ciascun elettore può, con un unico voto, votare per una lista tracciando un segno sul relativo rettangolo. Il massimo di preferenze che si possono esprimere è di due per candidati della lista scelta. Affinché il voto sia valido bisognerà scrivere il nome ed il cognome (o anche solo quest’ultimo) sulle apposite righe poste a fianco del contrassegno (nessun altro simbolo o numero). Se due candidati della stesa lista hanno uguale cognome, bisogna scrivere necessariamente anche il nome, altrimenti la preferenza si annulla (ma il voto alla lista resta valido). Qualora l’elettore non tracci alcun segno sul rettangolo contenente il nome e cognome del candidato sindaco apponendo il segno solo sul contrassegno di lista ad esso collegato, per l’effetto trascinamento il voto è valido sia per il candidato sindaco, sia per la lista collegata. E ancora, se vengono espressi più di due voti di preferenza per i candidati di una medesima lista, si intende votata la sola lista.

Nel caso in cui si segni il contrassegno accanto alle righe, senza scrivere il nome, il voto è valido automaticamente per la sola lista e per il candidato di quella (per effetto trascinamento, il candidato sindaco si trascina i voti della lista votata dall’elettore e a lui collegata quando questo non esprime la preferenza per un altro sindaco con voto disgiunto). Se si mette il numero, pensando di votare a seconda della posizione del candidato di cui si vuole esprimere la preferenza nella lista di appartenenza, questo non viene considerato, Quindi, nell’ipotesi in cui non si segna il contrassegno e si mette solo il numero, il voto è nullo. Nel caso in cui vengano votate più liste, la scheda elettorale viene considerata nulla. Se si scrive un nome ma si contrassegna una lista non legata a quel nome, il voto viene considerato nullo.

Simile è votare per il Presidente e il Consiglio di Circoscrizione: la scheda per l’elezione del presidente è quella stessa utilizzata per l’elezione del consiglio di circoscrizione e reca i nomi e i cognomi dei candidati alla carica di presidente, scritti in un apposito rettangolo, al cui fianco sono riportati i contrassegni della lista o delle liste alle quali il candidato è collegato. Ciascun elettore può, con un unico voto, votare per un candidato alla carica di presidente del consiglio circoscrizionale e per una delle liste ad esso collegate, tracciando un segno sul contrassegno di una di tali liste (anche qui vale l’effetto trascinamento se si vota per la sola lista). Inoltre, i cittadini possono anche votare per un candidato alla carica di presidente non collegato alla lista prescelta, tracciando un segno sul relativo rettangolo (voto disgiunto). Ciascun elettore può, ovviamente, votare anche solo per il candidato Presidente. Molto più semplice invece, votare per i vari (tanti) referendum: verranno consegnate sei cartelle (di cui una per la secessione degli ex XII e XIII Quartieri per la formazione del nuovo comune di Montemare) con una domanda e due opzioni: Sì o No. Per esprimere la propria preferenza basterà contrassegnare la risposta scelta. Per quanto riguarda il referendum per la Giustizia, promosso da Lega e radicali, i cinque quesiti riguarderanno: l’incandidabilità dopo la condanna (la scheda rossa chiede di abrogare la parte della Legge Severino che prevede l’incandidabilità, l’ineleggibilità e la decadenza automatica per parlamentari, membri del governo, consiglieri regionali, sindaci e amministratori locali nel caso di condanna per reati gravi); la custodia cautelare durante le indagini (la scheda arancione chiede di togliere la “reiterazione del reato” dai motivi per cui i giudici possono disporre la custodia cautelare in carcere o i domiciliari per una persona durante le indagini e quindi prima del processo); la separazione delle carriere (la scheda gialla chiede di impedire ai magistrati durante la carriera di passare dal ruolo di giudice, che giudica in un procedimento, a quello di pubblico ministero, che coordina le indagini e sostiene la parte accusatoria, e viceversa); la valutazione degli avvocati sui magistrati (la scheda grigia chiede che gli avvocati, parte di Consigli giudiziari, possano votare in merito alla valutazione dell’operato dei magistrati e della loro professionalità); la riforma Csm (la scheda verde chiede che non ci sia più l’obbligo di un magistrato di raccogliere da 25 a 50 firme per presentare la propria candidatura al Consiglio Superiore della Magistratura).

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