MESSINA. Più una lettera dei buoni propositi che un programma elettorale, un lungo elenco di capitoli da riscrivere senza mai scendere in particolari tecnicismi. La corsa di Antonio Saitta, candidato di un ritrovato centrosinistra, è accompagnato da un progetto di città che guarda al futuro. Alla fine, però, la domanda che sorge spontanea rimane solo una: come?

Linguaggio discorsivo, le sei pagine scorrono facilmente diventando una lettura alla portata di tutti. Il burocratese viene messo da parte, a sovrastare il tutto c’è quella retorica tipica di chi vuol colpire con slogan ben congeniati (almeno nelle intenzioni). I punti fondamentali sono tre: lavoro, vivibilità e sicurezza. Macro argomenti affrontati con macro argomentazioni, il tutto con una base di riscatto socio-morale oltre che economico. Il tema lavoro è una vasta ricerca di dignità, nello specifico non ci sono mosse per incentivare lo sviluppo ma la presa di coscienza che un’amministrazione deve garantire impegno e vicinanza ai cittadini in cerca di occupazione. Le uniche aperture reali sono quelle verso una ridiscussione del Patto per il Sud e l’attuazione della Zes.

I temi trattati hanno come sottofondo le tipiche strizzate d’occhio verso l’elettorato di riferimento. Forse una scelta coerente, probabilmente poco accattivante verso quei cittadini rimasti distanti. I temi trattati sono quelli classici, non esistono picchi di fantasia, mentre è più ampio il capitolo su politiche sociali e diritti verso donne e comunità LGBT. Sul piano sociale è evidente la denuncia verso l’abbandono morale di alcune aree cittadine, deriva che si intreccia facilmente con il piano di rilancio per i quartieri e con la questione risanamento. A marcare visita non sono i temi ma le soluzioni, fin troppo riduttivo denunciare criticità in ogni aspetto socio-amministrativo senza porre una concreta risposta alternativa.

Sinergia sembra essere la parola d’ordine: ogni argomento ha come base la ricerca di una collaborazione con altri enti e istituzioni. Non solo l’Università, fonte primaria di ispirazione e impegno su svariati campi, ma anche Autorità Portuale e Genio Civile, quasi un richiamo alla responsabilità verso un’amministrazione collettiva. Tutte le rivoluzioni devono passare attraverso un’opera di lavoro partecipato, a mancare è sempre il modo più che le buone intenzioni.

Il tema infrastrutturale regala un piccolo sussulto: vigilare sul porto di Tremestieri non accende la miccia, idem lo spostamento definitivo del traffico nella zona sud con la riqualificazione della Rada San Francesco. A colpire è un passaggio quasi sfiorato: torna il tema ponte sullo Stretto, quel “in caso in cui dovesse ripartire il progetto Ponte” apre alla possibilità che una futura amministrazione di centrosinistra non porrà il veto, anzi la voglia sarebbe quella di sfruttarlo in tema Alta Velocità. Necessario, però, un peso specifico nei confronti di RFI.

Manca l’accelerazione, lo scendere nelle viscere degli argomenti proponendo cambiamenti concreti e con una forte base. Il tema AMAM è toccato attraverso argomentazioni lineari: contrastare l’evasione e ripartire equamente i pagamenti, ammodernamento della rete idrica e recepire le risorse necessarie per la manutenzione continua.

In contrapposizione, invece, c’è il paragrafo riguardante la macchina amministrativa. Non mancano gli spunti di interesse, probabilmente è questo l’argomento più vicino a Saitta e la sua squadra. Riavvio dei concorsi pubblici comunali e valorizzazione delle risorse interne, semplificazione amministrativa e maggiore potere alle circoscrizioni. Monitoraggio della gestione dei servizi esternalizzati e di quelli in house, creazione di gruppi inter-istituzionali per il controllo di lavori pubblici come il porto di Tremestieri.

In tema culturale è prioritario il salvataggio del Teatro Vittorio Emanuele: da teatro di fruizione a teatro di produzione. La ricerca di una città che crei contenuti culturali originale è centrale, come torna viva l’idea di una Cittadella della Cultura con la riqualificazione dell’ex ospedale Margherita. L’originalità esclusiva torna anche in tema turismo, anche Saitta propone un “prodotto Messina”, come quasi tutti i concorrenti a Palazzo Zanca: creare un brand da esportare in rete, una città che diventa cartolina e manifesto di se stessa.

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