MESSINA. Non è la prima volta che un Antonello si affaccia sul mercato internazionale delle aste. L’Ecce Homo acquisito fuori procedura dal Ministero della Cultura, infatti, è la terza opera riconducibile all’artista che sia stata messa in vendita negli ultimi 37 anni. Ma se le ultime due sono rientrate in Italia, la prima costituisce un’occasione sprecata con un piccolo risvolto messinese.

È il 1989, infatti, quando un Cristo alla colonna, una tavoletta di circa 26 per 21 centimetri (databile agli anni settanta del Quattrocento) appare sul mercato. Entrata nella raccolta dell’inglese Sir Francis Cook nel 1868, rimane nella Cook Collection fino a quando giunge in eredità a Lady Brenda Cook, che, il 21 aprile, fa presentare l’opera dalla casa d’aste Christie’s (lotto 22). Le fonti ufficiali oggi consultabili non riportano stime o cifre economiche, ma registrano con chiarezza l’esito: “non aggiudicato”, cioè non venduto. Successivamente, nei tre anni successivi, si decide di procedere in maniera differente, tanto che nel 1992 il dipinto viene acquistato direttamente dal Musée du Louvre di Parigi, come attestato dalla scheda inventariale del museo (RF 1992-10).

All’epoca dell’asta, a Messina era stata promossa una raccolta di dieci miliardi di vecchie lire, una cifra tutto sommato abbordabile nell’Italia delle “vacche grasse” e dei Comuni con le tasche piene, ma non se ne fece niente.

Il secondo caso è più recente e con un lieto fine. Ventitré anni fa, nel 2003, una piccola tavola dipinta su entrambi i lati viene presentata da Christie’s. L’opera raffigura, su un lato, una Madonna col Bambino benedicente e un francescano in adorazione e, sull’altro, un Ecce Homo (Cristo in pietà). Le dimensioni sono circa 16 × 11,9 cm. La provenienza indicata è la collezione Wilhelm Soldan di Berlino. Nello stesso anno viene resa pubblica l’attribuzione a Antonello da Messina. Tra gli studiosi che sostengono l’attribuzione è citato Everett Fahy. L’opera entra così nel dibattito scientifico. Alcune valutazioni successive esprimono riserve soprattutto in relazione al verso con l’Ecce Homo, senza che ciò impedisca l’acquisizione da parte dell’ente pubblico.

All’inizio degli anni duemila la Regione Siciliana partecipa all’asta e acquista la tavoletta per un importo complessivo di circa 370.000 euro. Dopo l’acquisto, l’opera viene destinata al Museo Regionale di Messina.

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