MESSINA. Dagli insulti e le accuse reciproche alla trattativa politica, nel giro di 24 ore, o giù di lì. Risalgono ai giorni immediatamente successivi al ballottaggio del 24 giugno i primi contatti fra Forza Italia e Cateno De Luca, che dopo una campagna elettorale al fulmicotone contro la “casta” e i “poteri forti” potrebbe essere adesso l’uomo di punta del partito di Gianfranco Micciché alle prossime regionali.

A svelare i retroscena del lungo dialogo fra il sindaco di Messina e Forza Italia è il deputato nazionale Nino Germanà, in un’intervista rilasciata a Marino Rinaldi nel corso della trasmissione “L’Altra Messina”. «Se De Luca dimostrerà di essere una persona concreta ma anche un uomo di partito, potrebbe essere anche il nostro candidato alla Presidenza della Regione», spiega, ricostruendo le tappe dell’avvicinamento fra le parti: «Già dal giorno dopo le elezioni abbiamo cominciato a dialogare con il sindaco per poter dare un nostro contributo alla città. Nessun parlamentare può farlo se non dialoga attivamente con l’Amministrazione. L’approccio – specifica – è partito da entrambe le parti. Lui si è presentato come l’antisistema e continua a farlo, è fatto così. Forza Italia al momento non ha “personaggi” come De Luca. Noi lo abbiamo voluto perché siamo certi che potrà dare un contributo importante a Forza Italia in provincia e in tutta la regione».

In attesa delle regionali (mancano ancora 4 anni), il legame fra De Luca e Forza Italia, intanto, sembra farsi sempre più stretto, come dimostra la candidatura di Dafne Musolino alle europee e la recente “sinergia” fra l’ex sindaco di Fiumedinisi e alcuni esponenti nazionali del partito di Berlusconi, fra cui Urania Papateu, Matilde Siracusano e lo stesso Germanà (fra i partecipanti alla manifestazione del 1 maggio). Senza dimenticare l’aperto sostegno dell’ormai ex sindaco metrolitano a due candidati “azzurri” alle recenti amministrative durante il suo lungo tour elettorale in provincia, ovvero Irene Ricciardello ed Enrico Etna (entrambi sconfitti al primo turno).

Eppure, l’intera campagna elettorale di De Luca, che da sempre si professa come un politico “antisistema”, era stata improntata proprio in contrapposizione al centrodestra cittadino e alla “casta”, più volte identificata con il partito in cui milita attualmente il suo predecessore a Palazzo Zanca Francantonio Genovese, sindaco di Messina dal 2005 al 2007, da cui De Luca potrebbe ereditare adesso anche la leadership.

Prima del “colpo di fulmine” post ballottaggio, le strade di De Luca e di Forza Italia si erano incrociate più volte nel corso della campagna elettorale, con ripetuti e violenti attacchi da ambo le parte e  innumerevoli “bordate”, sponda De Luca, nei confronti del suo avversario diretto, Dino Bramanti, ribattezzato ironicamente “placidino”.

Il momento più rappresentativo del confronto fra i due è datato 21 aprile, location Palazzo dei Leoni, quando entrambi i candidati, Bramanti in giacca e cravatta, De Luca in maglietta “allusiva”, stilarono uno strano “patto di non belligeranza” che venne poi disatteso nel giro di qualche ora, con una raffica di accuse, insulti, denunce e carte in procura.

«Prendiamo atto – disse De Luca due giorni prima del voto – che il linguaggio usato dal Professore denota ormai un nervosismo tipico dei disperati che pur avendo il sostegno di tutta la casta politica hanno dovuto prendere atto della sconfitta causata dalla sollevazione del popolo sovrano». Era il 22 giugno. Appena qualche tempo dopo gli scenari sarebbero iniziati lentamente a cambiare, fino alla liaison odierna. Magie della politica. 

 

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