MESSINA. Impossibilità di garantire il distanziamento, pericoli igienico sanitari e l’impossibilità di fare la quarantena all’interno del proprio domicilio. Sono alcuni dei temi trattati dal direttore generale facente funzioni dell’Asp di Messina Bernardo Alagna, che questa mattina ha incontrato la stampa per fornire ulteriori spiegazioni sulla recente relazione presentata dall’Azienda sanitaria (basata in larga parte su alcuni sopralluoghi avvenuti nell’estate del 2018).

Una situazione già critica, quella delle aree di risanamento, che si è ulteriormente aggravata con l’insorgere della pandemia, che però, in base ai numeri, non sembra aver avuto una particolare incidenza nei quartieri più disagiati, come si evince dai risultati dei vari screening effettuati. Ai quali però ha aderito una minima parte degli aventi diritto. 

«Abbiamo fatto varie campagne con tamponi per verificare la diffusione del virus all’interno di questa comunità. Quello che è emerso, tutto sommato, sono numeri  molto piccoli, anche perché la partecipazione è stata veramente ridicola, con numeri molto bassi», ha spiegato. Il motivo? «Le persone positive poi non potrebbero fare la quarantena all’interno del proprio domicilio, abbandonando le famiglie, e sarebbero costretti a lasciare il lavoro, sovente in nero. “Sfuggire” a queste campagne è un modo per continuare a sopravvivere ma è un fatto che desta molta preoccupazione».

Poi un passaggio sulle baracche svuotate ma non demolite: «C’è una sorta di migrazione delle stesse famiglie che si spostano da una baracca all’altra. È un fatto che abbiamo segnalato ma non è di competenza dell’Asp».

Di seguito l’intervista video diffusa dall’ufficio stampa dell’Asp:

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