MESSINA. Dopo il buono spesa della family card, finanziato coi fondi del Governo e della Regione Siciliana, e i rimborsi per le utenze, ancora non partiti nonostante il bando sia del 30 aprile, e contestati per via delle modalità di accesso (rimborso dopo la presentazione delle fatture e non accredito alla presentazione della bolletta), è la volta dei rimborsi per gli affitti. Che, il comune di Messina si affretta a specificare, avverranno “nei limiti delle risorse a disposizione“.

Cosa prevede il bando, che parte dalle 10 di oggi 10 giugno fino alle 20 del 30 giugno? I beneficiari, che dovranno registrarsi al sito https://familycard.comune.messina.it dovranno essere in condizione di non percepire alcun reddito da lavoro, né da rendite finanziarie e di non essere destinatari di precedenti forme di sostegno pubblico, a qualsiasi titolo (quindi Reddito di Cittadinanza, REI, Naspi, indennità di mobilità, cassa integrazione guadagni, indennità Covid-19 erogata dall’INPS).

Il richiedente deve essere titolare di un contratto di locazione a uso abitativo, regolarmente registrato, non non essere assegnatari di alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica, ed eventualmente essere coniuge legalmente separato o divorziato che, a seguito di provvedimento dell’autorità giudiziaria, non ha la disponibilità della casa coniugale di cui è proprietario. Il rimborso è stabilito per un importo non superiore a 280 euro, ed è riferito ai mesi di Marzo, Aprile, Maggio e Giugno, e sarà erogato con liquidazione diretta sull’Iban indicato nella domanda.

Anche i fondi per gli affitti, come già quelli per i buoni spesa della family card e per i rimborsi delle utenze, non sono comunali. Misti governo/regione i primi, provenienti dal Fondo Nazionale per le Politiche Sociali e dal Dipertimento alla Famiglia dell’assessorato regionale i secondi: lo stesso fondo che alimenterà i rimborsi per gli affitti. E cioè FNPS ex L. 328/00 Piano di zona Triennalità 2010/2012 (DISTRETTUALE) – 2013/2015 (AOD3 MESSINA) e integrazione PAO 2013/2015 (AOD3 MESSINA). Si tratta di fondi dei piani di zona 2010/2012 e quelli del 2013/2015, che sono stati rimodulati con una deliberazione dei sindaci del distratto sanitario d26, che ha come comune capofila Messina, “prevedendo l’utilizzo delle risorse non ancora impegnate al fine di garantire liquidità e finanziamento di ammortizzatori sociali in risposta alla crisi attraverso l’attivazione e la disciplina di un Fondo Emergenza denominato Covid-19 FEC19”.

Sulla formula del rimborso per l’affitto, che quindi deve prima essere pagato e poi rimborsato, si è scagliata subito CittadinanzAttiva, che chiede che sia eliminata la formula del rimborso: “L’Amministrazione stessa deve quindi farsi carico del pagamento sia delle utenze che dei fitti”. Un modo di procedere che, per esempio, ha attuato il comune di Milazzo, che con la stessa tipologia di fondi ha emanato un bando per contributi e non rimborsi.

Critico anche Rosario Duca, presidente dell’Arcigay di Messina. “Come faccio a pagare l affitto se non ho soldi e se non posso pagarlo per poi averlo rimborsato che dirò al mio padrone di casa che ha pazientato in attesa di questo bando? Questa una delle tante questioni che mi sono state poste da cittadini”, spiega Rosario Duca.

Come si sono determinate le altre città? Detto di Milazzo, a Palermo è nata l’Agenzia per la casa che concederà contributi per l’affitto da un minimo di 4800 euro a un massimo di 7200 all’anno, a seconda del numero dei componenti delle famiglie, e anche un contributo di 2mila euro per l’aiuto nel pagamento delle utenze. A Siracusa e Catania, gli aiuti di sostegno all’accesso delle abitazioni in locazione, come stabilito con bando emanato dall’assessorato alle Infrastrutture, varieranno da 1.200 sino a 1.800 euro. A Roma il rimborso arriva dopo un mese e mezzo dalla presentazione della domanda, a Milano si usufruisce di un contributo diretto.

 

 

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