MESSINA. Devastazione generalizzata in tutta la costa, abitazioni inagibili, strutture turistiche spazzate via, infrastrutture sbriciolate e inutilizzabili per mesi: la furia distruttiva del ciclone Harry, un evento catastrofico come non se ne erano mai visti in tempi recenti, non ha lasciato solo le ovvie conseguenze, ma anche una serie di linee guida per l’immediato futuro che, sulla scorta della fretta di assicurare che le stagioni estive dei luoghi colpiti non siano compromesse, per via di interi paesi e comunità la cui economia si basa quasi interamente sul turismo, avranno come minimo comune denominatore l’emergenza, con tutto quello che ne deriverà.
Il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani ha assicurato che, oltre a uno stanziamento immediato di 70 milioni, che si andrebbe a raggiungere al miliardo circa che sarà richiesto al governo con lo stato di calamità, per gli operatori turistici arriveranno ristori per l’eventuale mancato lucro, in caso non dovessero essere in grado di poter approntare le strutture in tempo per la prossima stagione turistica, richiesta che è arrivata dalle organizzazioni di categoria. E’ stato ipotizzato il coinvolgimento dell’Irfis quale “braccio armato” della Regione per garantire finanziamenti agevolati a chi vorrà investire nel recupero delle attività. Non mancheranno le proposte per sospendere il pagamento di imposte tasse e tributi, anche comunali, e addirittura dei mutui bancari a carico di chi ha subìto danni. Cateno De Luca proporrà “ristori anche per i privati. È necessario fare un censimento serio dei danni, non solo per le attività economiche ma anche per le civili abitazioni”, ha scritto nella bozza di ordinanza di protezione civile nazionale consegnata ieri al presidente del senato Ignazio La Russa. Rimane il nodo delle abitazioni e strutture abusive, per le quali bisognerà mediare tra rigore legislativo e interventi di ristoro.
Per le strutture balneari, ieri è stata prospettata l’ipotesi di poter chiedere una deroga alla ormai prossima entrata in vigore della direttiva Bolkestein per le concessioni balneari (200 solo a Giardini Naxos, tanto per capire di che numeri si tratta), con scadenze prorogate fino al 2033 per garantire un ammortamento degli investimenti necessari alla riattivazione degli stabilimenti balneari e delle strutture ricettive e ricreative. La direttiva Bolkestein prevede che le concessioni di risorse scarse, come le spiagge, siano assegnate tramite gare pubbliche, e non con rinnovi automatici. L’Italia ha a lungo prorogato le concessioni balneari, generando procedure di infrazione UE e conflitti, risolti parzialmente con la Legge 166/2024, che prevede gare e indennizzi per i concessionari.
Dal punto di vista della ricostruzione delle infrastrutture, si va verso il modello tecnico-amministrativo del Ponte Morandi di Genova, con un commissario, unico, subcommissari locali e soggetti attuatori identificati nei sindaci dei comuni alluvionati. CI sono, in provincia di Messina, almeno dieci paesi, senza contare le frazioni dell’estrema periferia sud della città, che hanno subito danni infrastrutturali pesantissimi, tra strade franate o del tutto cancellate, e sottoservizi (acqua, luce, gas, fogna) danneggiati e da rifare. Contemporaneamente c’è da pensare ad una generale operazione di protezione del territorio: non solo i litorali a rischio inondazione, ma anche i torrenti a rischio esondazione e i versanti in pericolo di frane o crolli. Anche per quelli sono previste procedure emergenziali.
Tra le ipotesi sul tavolo, a dire la verità più una congettura che una possibilità concreta, e quello che è a portare avanti i lavori di rifacimento dei tratti di lungomare distrutti possa essere WeBuild, il colosso delle costruzioni che sulla riviera ionica ha in corso il cantiere per il raddoppio ferroviario (quindi uomini e mezzi a disposizione). Cantiere che dall’impraticabilità dei litorali sta subendo grossi ritardi, perché i mezzi pesanti che trasportano terre materiali da costruzione, passavano o dalla statale 114 in direzione Catania, o dai lungo mari in direzione opposta, verso Messina, e adesso sono praticamente fermi.



