MESSINA. 5 giorni in attesa del risultato di un tampone di verifica e più di 11 mail inviate all’indirizzo preposto dall’ufficio emergenza coronavirus dell’ASP di Messina. Questa è la testimonianza che è giunta in redazione da una madre che vuole “gridare la sua rabbia e disperazione” nella lunga attesa per ricevere il risultato del tampone di suo figlio.

Lunedì 27 dicembre E.D. risulta positiva al coronavirus. Si mette in quarantena cercando di non contagiare il marito, soggetto iperteso e con altre patologie, e il figlio, un bambino con qualche problema di immunodepressione. Nell’arco di tre giorni, il 30 dicembre E.D. riceve la chiamata da parte dell’Asp: l’azienda prontamente da disposizioni rispetto il tracciamento dei contratti stretti e la raccolta dei rifiuti. Passati 10 giorni dall’inizio della quarantena, come da disposizioni governative, il 6 gennaio E.D. e la sua famiglia vengono convocati per il tampone di verifica presso l’area del PalaRescifina.

«Dopo oltre 5 ore di fila (senza servizi igienici senza cibo e acqua soprattutto per il bambino e senza la benché minima presenza della Protezione Civile, indispensabile a mio avviso in queste circostanze), i medici (personale sanitario, biologi, ndr) preposti ci hanno fatto sti benedetti tamponi.  Inspiegabilmente ci hanno fatto 3 tamponi molecolarianche se la normativa appena entrata in vigore prevedeva che ci facessero il rapido – cosa che abbiamo anche chiesto e gentilmente la risposta della dottoressa è stata che lei non si fa più domande dall’inizio di questa pandemia e che quindi neanche noi avremmo dovuto farcene. Dieci macchine dopo, i miei suoceri sarebbero stati sottoposti a tampone rapido.»

La volontà di avere un riscontro mediante il rapido è indotta nella famiglia di E.D. anche per il fatto che sono titolari di alcune attività commerciali che sono chiuse dal 24 dicembre. L’esito è letteralmente positivo per tutti e due i coniugi tranne per il più piccolo della famiglia, che è anche  il più fragile per la sua leggera immunodeficienza. Infatti, il risultato del test molecolare del bambino non arriva. Lì ha inizio la sua odissea per ricevere l’esito dell’esame.

E.D. invia una prima email all’indirizzo preposto del Commissario ad acta la sera stessa del 6 gennaio. La risposta è repentina: dopo circa 3 ore, E.D. sa che “l’esito richiesto non è al momento disponibile”. Così attende attende altre 24 ore, ma senza ricevere alcuna risposta dal destinatario. E.D. riprova anche 48 ore dopo ma con lo stesso risultato: nessuna risposta. Nell’arco di 4 giorni, dal 6 al 10 gennaio, E.D. invia ben 11 mail e chiama ripetutamente il numero verde preposto.

«Abbiamo sollecitato l’invio a mezzo mail come potete leggere e a mezzo telefonico attraverso il numero verde dedicato 800954434 i quali ci hanno detto che altro non possono fare che verificare il nostro indirizzo mail ed inoltrare il sollecito. Il bambino fortunatamente adesso sembra stare meglio da quello che può giudicare una mamma che non è un medico.»

In questa maniera, E.D. è ancora in attesa dell’esito del tampone molecolare del figlio. In un limbo costante tra la disperazione e la rabbia «perché nelle mie stesse condizioni so che ci sono tanti altri concittadini.»

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