MESSINA. L’Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali) prende posizione in merito al “caso cinghiali” e diffida il neo sindaco di Messina a emanare un’ordinanza di abbattimento.

Di seguito la nota integrale:

Nei giorni scorsi De Luca, che ha escluso dal confronto l’apporto di associazioni animaliste e protezioniste qualificate, si è premurato di pubblicare sui suoi canali social i punti salienti del massacro dei cinghiali sopravvissuti agli incendi appiccati dolosamente la scorsa estate che hanno raso al suolo centinaia di ettari di bosco.
A partire dallo scorso 3 agosto, e per un periodo di 15 giorni, il primo cittadino ha avviato il censimento della popolazione ungulata che si spinge occasionalmente ai margini del territorio cittadino. Un censimento che per Alessandra Parrinelli, commissario straordinario Enpa della sezione di Messina, ha il sapore di una farsa.
“Censire significa osservare i capi nel loro ambiente, distinguere gli esemplari maschi dalle femmine, stabilire l’età dei capi e individuare lo stato di gravidanza e allattamento – spiega l’animalista – tutti passaggi che devono essere eseguiti da personale qualificato certificato dall’Ispra. Il sindaco De Luca, invece, ha affidato il censimento, dal quale dipende l’esistenza o meno degli estremi per appellarsi all’emergenza, a soggetti che non possono svolgere il ruolo di censori. Polizia municipale e provinciale, perché privi delle necessarie competenze e qualifiche, e la Ripartizione faunistica, perché l’ambito di competenza di quest’ultima non è il centro urbano ma dagli ambiti territoriali di caccia (Atc) ”.
Un modus operandi approssimativo, quello dell’inquilino di palazzo Zanca, così come immotivata e priva di riscontri oggettivi è la scelta, evidentemente già maturata e all’interno della quale il censimento è solo una consapevole farsa, di appellarsi ai fucili: “Per parlare di emergenza occorrono riscontri oggettivi – spiega la commissario Enpa – una documentazione accurata dalla quale emergano danni rilevanti alle persone. In assenza di tali riscontri, in merito ai quali Enpa effettuerà le opportune verifiche, e certificato che i cinghiali che si avventurano in città sono pochi e mansueti, spinti solo dalla fame e dalla sete, certe affermazioni finiscono solo con l’alimentare paura, ignoranza, pregiudizio e procurano allarme ingiustificato tra la popolazione”.
Il censimento intrapreso in questi giorni, pertanto, non ha dunque alcun valore scientifico: “Piuttosto che invocare irresponsabilmente un’emergenza che non esiste – apostrofa la Parrinelli – bisognerebbe porre rimedio ad anni di cattiva gestione del patrimonio boschivo e della fauna selvatica – spiega la responsabile Enpa – il progressivo disboscamento e la cementificazione selvaggia hanno privato gli ungulati dei naturali mezzi di sussistenza, spingendoli a cercare cibo nelle vicinanze dei centri abitati perché attratti dai cumuli di immondizia presenti in ogni angolo di una città sporca e maleodorante”.
Enpa, che ha già depositato attraverso il suo staff legale una diffida nei confronti del sindaco De Luca, rilancia e, sulla scorta di autorevoli posizioni espresse da studiosi ed esperti etologi di fama mondiale, delinea una soluzione non cruenta che preveda la collocazione nelle aree boschive sopravvissute a incendi e speculazione edilizia di stazioni di foraggiamento sottoposte a vigilanza venatoria, in maniera da soddisfare i bisogni primari dei suidi ed evitarne la presenza in una città che questa amministrazione dovrebbe impegnarsi a mantenere decorosamente pulita.
Interventi di sterilizzazione e contraccezione, alternativi alle armi, destinati a limitare le nascite rappresentano invece il passaggio successivo: “Solo dopo aver preso contezza dell’esatta situazione e del numero dei capi si potrà procedere a interventi di controllo delle nascite. E’ questa la sola strada percorribile – rimarca la Parrinelli – diversamente si rischia di mettere a repentaglio la sopravvivenza degli ungulati e dell’intero patrimonio zootecnico sui peloritani”.
Da escludere anche l’uso dei chiusini: “Favorirebbero caccia di frodo e bracconaggio – conclude la referente Enapa – e sono incompatibili con i criteri del censimento”.

 

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