MESSINA. A qualche minuto dalla ripresa della seduta di consiglio comunale in cui si voterà l’innalzamento della tari a oltre 54 milioni di euro, (qui un approfondimento di LetteraEmme) il quarto aumento in quattro anni della tassa sulla spazzatura, scoppia la guerra tra il consiglio comunale, che stamattina ha aggiornato la seduta alle 19 in attesa che il governo si pronunci sulla proroga delle scadenze (tra le quali proprio la Tari) e l’amministrazione, che accusa i consiglieri di ritardare in maniera strumentale i lavori, minacciando (ulteriori) disservizi all’operato di MessinaServizi.

“Il Consiglio Comunale ingessato in becere manovre politiche, tiene in ostaggio la città di Messina sacrificando il diritto dei cittadini di avere una città sempre più pulita attraverso il potenziamento del servizio di raccolta rifiuti e spazzamento delle strade”, tuonano le assessore Carlotta Previti e Dafne Musolino, puntando l’indice contro i consiglieri “così impegnati a far altro da non avere trovato il tempo, nei 5 giorni precedenti per studiare e approfondire la delibera” (di 146 pagine, ndr).

La conseguenza del ritardo? “gravi danni al servizio, impedendo alla Società di potenziare l’organico per lo spazzamento e la scerbatura, mantenere i livelli occupazionali necessari a raggiungere la quota del 65% di Raccolta Differenziata (obiettivo di legge) necessario ad innescare il meccanismo virtuoso che consentire l’applicazione della tariffa puntuale grazie alla quale ogni cittadino pagherà per la quantità effettiva dei rifiuti che produce”, spiegano le due esponenti della giunta di Cateno De Luca, e “senza l’approvazione del Piano economico finanziario 2021 tutte le spese necessarie all’esecuzione di interventi di tutela ambientale (rimozione discariche, bonifica siti inquinati, pulizia e rimozione rifiuti torrenti e spiagge) compresi gli interventi da effettuare in emergenza graverebbero sul bilancio comunale determinando l’insorgere di debiti fuori bilancio e la conseguente contestazione da parte della Corte dei Conti per danno erariale”.

A fare i conti in tasca all’amministrazione è Franco De Domenico, segretario cittadino del Pd. “nel 2018, in campagna elettorale, il sindaco prometteva un risparmio del 30 per cento della TARI, una volta estesa a tutta la città la raccolta differenziata. Bene nel 2018 (così come sostanzialmente dal 2013 al 2017) la TARI valeva poco meno di 49 milioni. Quest’anno, completata la raccolta differenziata su tutto il territorio comunale, poi magari vedremo come, ci aspettavamo una TARI di 34 milioni (30% in meno di 49 milioni). Invece la proposta dell’amministrazione è aumentarla a 54.180.780,00, quasi 20 milioni più del promesso, altro che 9 per cento di aumento, siamo oltre il 58 per cento”, ne conclude De Domenico.

Ch non lesina un colpo finale: “L’amministrazione giustifica il maggior tributo con gli accantonamenti previsti dalla legge (non dicendo che sono dovuti alla inefficienza nella riscossione), piuttosto che con l’inerzia della Regione nel trovare soluzione per smaltire l’indifferenziato e l’umido, ovvero con l’incremento dei costi per le nuove assunzioni, 70 nel 2020 e 128 nel 2021 (anche queste non prevedibili nel 2018?, anche queste necessarie?) ma nulla dice dell’appalto di 20 milioni ai privati”.

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