MESSINA. Quattro ore di sciopero, proclamato per l’8 marzo, ad iniziare dalle 10, in cui si fermeranno bus, tram, e tutto il personale dell’azienda, “e se la modalità con cui non viene gestita l’Atm non cambierà radicalmente non sarà l’ultima”. E’ il messaggio piuttosto aggressivo lanciato da Filt Cgil, Uiltrasporti, Faisa Cisal, Ugl ed Orsa, al consiglio d’amministrazione dell’azienda trasporti, verso il quale sono state lanciate pesantissime accuse, che sono sfociate nell’astensione dal lavoro.

Un’azienda gestita male, in cui si sente oggi più forte che mai la cogestione politica con una parte del mondo sindacale, che si traduce in azioni unilaterali con l’emissione di ordini di servizio ad personam, cambi qualifica con i favoritismi e spostamenti di personale senza criteri trasparenti, meritocratici, o interpelli aperti a tutti”.

Anche dal punto di vista dell’utenza le cinque sigle attaccano la governance: “Un piano di esercizio contestato da tempo dal sindacato, con tempi di percorrenza e turni inaccettabili per il personale autista, che mantiene un monte di ferie arretrate altissimo, quanto alto è il totale del lavoro straordinario impiegato per garantire il servizio all’utenza, che tuttavia continua a subire soppressioni con una decina di bus giornalmente rimasti fermi in deposito”.

Le soluzioni? Peggiori del male, secondo i sindacati: “Correttivi che sono stati apportati, come ad esempio la rotazione dei turni ai fini dell’equità dei carichi di lavoro, a differenza di come denunciato in questi giorni, arrivano come richieste di questi sindacati proprio per evitare privilegi, ma sono avvenimenti sufficienti se continua perpetrarsi in azienda il mercato delle vacche, che con le logiche clientelari favorisce sempre i soliti noti. Adesso arriva anche la disdetta dell’accordo integrativo – spiegano le cinque sigle sindacali – dichiarato dal consiglio d’amministrazione “non sostenibile economicamente per l’azienda”, prospettando una futura riduzione dei salari che vorrebbe far pagare a chi lavora la cattiva gestione societaria”, spiega Michele Barresi della Uiltrasporti, citando le 40mila multe elevate dagli ausiliari del traffico nel 2018, che hanno portato 2,8 milioni di euro  nelle casse dell’Atm. “E nonostante questo non riceviamo stipendio”.

“In più occasioni lavoratori di Atm sono stati descritti ingiustamente come “privilegiati” o addirittura “furbetti” nelle dichiarazioni del presidente Pippo Campagna: gli attacchi continui ai diritti dei lavoratori e alla loro dignità e la cattiva gestione interna di quest’azienda non sono più ammissibile da questi sindacati, e la cattiva gestione interna di quest’azienda non è più ammissibile da questi sindacati, che pur avendo posizioni diverse nei mesi sui provvedimenti del SalvaMessina, chiamano unitariamente i lavoratori alla protesta perché all’interno di ATM serve un radicale cambio di rotta”.

Al tavolo dei sindacati le cinque sigle che da posizioni diverse (c’è chi ha votato il SalvaMessina, come Mariano Massaro per l’Orsa, e chi invece si è alzato dal tavolo), sono arrivate alle stesse conclusioni: mancava solo la Cisl.

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