MESSINA. Un viaggio nellarcheologia industriale fra i resti delle ex fabbriche di essenze della città. È uno degli itinerari proposti sul proprio sito web dalla Proloco Messina Sud, che prevede un tour delle grandi realtà cittadine e dei tanti piccoli opifici a conduzione familiare impegnati un tempo nel settore agrumicolo, di cui adesso permangono solo alcuni resti di strutture dismesse e abbandonate. Dalla Fabbrica Restuccia alla Sanderson, passando per Villa De Pasquale, l’itinerario è al contempo un viaggio nello spazio e nel tempo alla riscoperta di un comparto che ha fatto la storia del territorio e dell’interà città.

“Tra prima e la seconda metà dell’800 – spiegano gli organizzatori – l’agrumicoltura era tra i settori più redditizi. Si racconta infatti che bastava possedere anche un solo ettaro di agrumeto per riuscire a condurre una vita da benestante. Ma la cosa più interessante di questa vicenda è che gran parte del valore della produzione di agrumi e dei suoi derivati esportati dalla Sicilia (agro di limone, agrocotto, essenze) proveniva dalla fascia costiera a sud di Messina e in particolare lungo l’Antica Via del Dromo. I migliori mercati di esportazione erano gli Stati Uniti, per il prodotto destinato al consumo familiare, e i paesi del Nord Europa (Francia, Inghilterra, Germania, Olanda) per i derivati”.

LA VIA VELOCE. Quella che oggi conosciamo come via Consolare Valeria/Via Marco Polo è parte di una strada anticamente chiamata ” Via del dromo”, termine greco che significa “via veloce”. Questa strada, alla fine del Cinquecento, aveva origine nella cosidetta “Porta di Gentilmeni” all’incrocio tra l’attuale via 24 maggio e via S. Agostino, e proseguiva nella strada litoranea in direzione di Catania, attraverso i villaggi della riviera sud. L’origine della via si è spostata verso sud in concomitanza con l’ampliarsi del centro urbano.

Verso la metà del ‘600, esso si trovava presso via Porta Imperiale; nel ‘700, invece, presso la chiesa di San Clemente; nell’800 e ancora fino al terremoto del 1908 al Ponte Zaera. Proprio questa antica strada, durante il 1848, fu teatro dello sbarco delle truppe borboniche impiegate contro gli insorti Messinesi (Camiciotti), sconfitti e costretti a ritirarsi fino alla fiumara Zaera. In questa via, sulla riviera Sud, sorgevano numerose ville e casali nobiliari, in mezzo al verde delle campagne, ancora oggi riconoscibili nonostante l’odierna urbanizzazione. Andando da Minissale a Tremestieri i luoghi d’interesse sono numerosi: la palazzina della famiglia Grill; Villa De Pasquale; la chiesa parrocchiale dell’Immacolata di Contesse; la medievale chiesa di S. Maria della Calispera, antica sede parrocchiale; il villino Iannelli; Palazzo Mondio (antico casale nobiliare in cui soggiornò Garibaldi); il complesso della Sanderson; le case appartenute ai cocchieri di Pistunina; la Chiesa di San Nicolò di Bari di Pistunina in stile barocco, la chiesa parrocchiale di Santa Domenica a Tremestieri (con la splendida torre campanaria seicentesca); ed infine i resti del seicentesco castello Vianisi.

«Attualmente – spiegano i membri della Proloco – proviamo con le nostre iniziative a recuperare l’antica Via del Dromo ormai quasi perduta, per via di un’urbanizzazione poco attenta a valorizzare queste risorse e lo stato di conservazione degli edifici storici sopravvissuti che lascia a desiderare. L’obiettivo della nostra associazione è quello di recuperare la memoria storica del territorio e favorire l’interesse nei confronti di un patrimonio che rappresenta una parte importante della storia della nostra città”.

 

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[…] nello spazio nei luoghi in cui un tempo sorgeva l’antica Via del Dromo, fra ville signorili e le fabbriche di essenze che per decenni “profumarono” il mondo intero. Il giorno successivo, infine, spazio alla Messina medievale, con un tour fra chiese e antichi […]