MESSINA. Sono iniziate a Messina le riprese di “Caravaggio: il segreto della luce”, il nuovo lungometraggio documentario diretto da Paolo Benvenuti, prodotto dalla società sarda Terra de Punt in coproduzione con la belga Harald House e la britannica Hoxtonlab, con la produzione esecutiva della azienda messinese Italy Unlocked, realizzato con il sostegno del Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, della Regione Siciliana e della Fondazione Me.S.S.In.A.

Il set si è avviato al Forte degli Inglesi di Capo Peloro, sulla punta estrema della Sicilia affacciata sullo Stretto, grazie alla collaborazione con la Fondazione Horcynus Orca. Nelle prossime settimane la troupe lavorerà tra Capo Peloro e il MuMe – Museo Regionale Interdisciplinare di Messina, dove è custodita la Resurrezione di Lazzaro.

Il film segue le tracce di Michelangelo Merisi da Caravaggio negli anni della fuga: dopo l’omicidio di Roma, il rifugio a Napoli e la rocambolesca evasione da Malta, il pittore approda in Sicilia, dove in appena quaranta giorni realizza il Seppellimento di Santa Lucia. Secoli dopo, Benvenuti ripercorre quel viaggio per indagare il segreto della sua luce e pone una domanda tanto semplice quanto vertiginosa: Caravaggio fu uno dei primi sperimentatori della fotografia?

L’ipotesi non nasce a tavolino. Nell’estate del 1996, a Siracusa, Benvenuti si trovò davanti al Seppellimento appena restaurato e appoggiato a terra, a pochi passi da lui. Da quell’incontro è nata una ricerca durata oltre venticinque anni, condotta anche con la storica dell’arte Roberta Lapucci, che è passata dalla storia dell’arte alla diagnostica del restauro e ai trattati di ottica del Cinquecento e del Seicento. Le analisi radiografiche delle tele di Caravaggio rivelano l’assenza di disegni preparatori, numerosi pentimenti eseguiti direttamente sulla tela, misteriose incisioni e tracce inusuali di fosforo e argento: indizi che fanno pensare a un uso sapiente della camera ottica.

Il film non si limita a raccontare questa tesi, ma la mette alla prova. Al Forte degli Inglesi di Capo Peloro un gruppo di studenti dell’Accademia di Belle Arti di Catania, capitanati dal docente Massimo Savoia, costruirà realmente lo strumento, con foro e lente biconvessa, e affronterà davanti alla macchina da presa il nodo decisivo: le lenti del primo Seicento bastavano a proiettare un’immagine nitida? La sequenza culminerà con un pittore che dipinge dal vero servendosi della camera ottica. La sceneggiatura è firmata da Paolo Benvenuti con lo storico dell’arte Leonardo Greco.

Luca Battini veste i panni del pittore; la direzione della fotografia è di Fabrizio La Palombara. La produzione coinvolge maestranze locali e studenti messinesi, con una forte presenza di professionalità siciliane nella troupe.

Formatosi come pittore e poi assistente di Roberto Rossellini e aiuto regista di Jean-Marie Straub, Paolo Benvenuti ha firmato film selezionati a Locarno, Venezia e Toronto, tra cui Confortorio, Gostanza da Libbiano, Il bacio di Giuda, Segreti di Stato e Puccini e la fanciulla.

Nel 2008 il Festival di Rotterdam gli ha dedicato una retrospettiva completa. Il lavoro con gli studenti messinesi prosegue il metodo maieutico che il regista pratica da decenni, dalla scuola di cinema progettata con Danilo Dolci alla Scuola “Intolerance” di Viareggio.

«Portare a Messina un progetto internazionale di questo livello significa scommettere sul territorio, sulle sue maestranze e sui suoi giovani», dichiara Salvatore Cubeddu, amministratore di Terra de Punt.

«Trent’anni fa, a Siracusa, ho visto la luce del Seppellimento di Santa Lucia muoversi sui corpi in un modo che nessun pittore del suo tempo avrebbe osato. Da allora non ho smesso di chiedermi come Caravaggio ci sia riuscito», spiega Paolo Benvenuti. «Con questo film non voglio dare una risposta già confezionata: voglio rifare l’esperimento insieme ai ragazzi dell’Accademia, davanti alla macchina da presa, e lasciare che sia la luce a dirci se avevamo ragione».

«Sostenere e ospitare la realizzazione di un docufilm di ricerca su Caravaggio è pienamente coerente con il piano strategico 2030 della Fondazione Me.S.S.In.A, che riconosce nella bellezza, nella ricerca artistica e nella produzione culturale strumenti di conoscenza, ampliamento degli immaginari», sottolinea Gaetano Giunta, presidente di Fondazione

Me.S.S.In.A. «Inoltre, il progetto artistico è esso stesso un percorso di ricerca multidisciplinare che indaga, fra l’altro, le tecniche ottiche e fotografiche che utilizzava il grande pittore. L’arte, quindi, è qui un “luogo” di ricomposizione complessa dei saperi».

Aggiunge poi Giunta: «La regia, affidata a un maestro del cinema italiano, da sempre membro del Comitato Scientifico della Fondazione, rafforza la continuità con il suo percorso culturale e scientifico». E conclude: «Il sostegno alla produzione di quest’opera rappresenta un investimento nella ricerca e nella bellezza come beni comuni e fattori di trasformazione sociale».

 

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