MESSINA. La prima seduta di consiglio comunale di ieri ha immediatamente dimostrato quale sarà il tenore dei rapporti d’aula, con una parte delle opposizioni sulle barricate e l’altra più accomodante nei confronti dell’amministrazione.
Sulle barricate ci sono Marcello Scurria e il suo gruppo (Simona Contestabile e Pippo Capurro) e il Pd (Antonella Russo, Mariella Perrone e Alessandro Russo), che ieri hanno dato battaglia su numero di commissioni e dei loro componenti. Di seguito le note dei due gruppi sull’argomento:
“Sulla vicenda delle commissioni consiliari è prevalso un atteggiamento autoreferenziale e distante dall’interesse pubblico – spiega un comunicato del gruppo Marcello Scurria Sindaco – La scelta di aumentare il numero delle commissioni (da 6 a 8) e del numero dei componenti (23/25) va nella direzione opposta rispetto a ciò che i cittadini si aspettano. A parole siamo tutti d’accordo a ridurre i costi della politica. Nei fatti resta solo uno slogan. Aumentare commissioni e incarichi significa alimentare sprechi senza offrire un reale beneficio all’efficienza dell’attività consiliare. Non è in alcun modo giustificabile una spesa di circa 100 mila euro al mese, oltre le riunioni del Consiglio comunale, di gettoni di presenza per garantire commissioni consiliari “monstre”. Le commissioni sono state trasformate in una sorta di “gettonificio”. E’ prevalsa la logica della moltiplicazione dei gettoni di presenza anziché quella dell’efficienza amministrativa. Un modello che allontana i cittadini dalle istituzioni, alimenta sfiducia nella politica e finisce per rafforzare l’astensionismo. Servono, invece, Commissioni snelle che rappresentino tutti i gruppi consiliari. Abbiamo avanzato proposte di buon senso, tra cui la riduzione del numero dei componenti delle commissioni a dieci, così da garantire il funzionamento degli organismi e, allo stesso tempo, contenere i costi. Abbiamo proposto l’istituzione di due commissioni a tempo (sei mesi) su temi prioritari: area integrata dello stretto e decentramento. Le nostre proposte sono state respinte senza alcuna giustificazione convincente. Ieri abbiamo iniziato a indicare una strada diversa. Cambiare l’approccio dell’opposizione richiede tempo. Non si può fare tutto in una volta: serve procedere un passo alla volta. Il percorso è iniziato e ccontinueremo a batterci per un’amministrazione più sobria, efficiente e rispettosa delle risorse pubbliche”, conclude la nota.
Gli fa eco il comunicato del Pd: “Quella sulla costituzione delle commissioni consiliari che si è tenuta nella seduta consiliare di ieri sera non è stata una semplice votazione, bensì il manifesto politico della nuova amministrazione. E il messaggio è inequivocabile: il confronto è un fastidio, le opposizioni un ostacolo e la forza dei numeri l’unico metodo di governo e di controllo dell’aula. Con il concorso di alcuni settori della minoranza, la maggioranza ha deciso di incrementare sia il numero delle commissioni che quello dei componenti delle stesse. Una scelta che porta a un risultato che dà l’impressione che le commissioni siano state disegnate non tanto per garantire un confronto serio e un controllo efficace sull’attività amministrativa, ma principalmente per assicurare alla maggioranza un percorso senza ostacoli e senza “fastidi”. Più che un’esigenza dell’istituzione, una necessità della maggioranza: una logica che abbiamo già visto all’opera nelle precedenti giunte De Luca – Basile. Sul delicato della corretta rappresentazione proporzionale dei gruppi politici, il gruppo del Partito Democratico ha ritenuto di sollevare la questione di un equilibrio numerico più contenuto e razionale al fine di non sacrificare sia il criterio di rappresentanza che i principi di efficacia, speditezza ed economicità dell’azione amministrativa del Comune. Su tale punto ci siamo spesi con insistenza, al solo scopo di chiedere all’aula un supplemento di ragionamento e un ulteriore momento di discussione per assicurare alla delibera un percorso più condiviso. Nonostante tali nostri tentativi, la maggioranza ha proceduto senza colpo ferire sulla sua strada, a colpi di votazioni maggioritarie che hanno impedito un proficuo confronto con le opposizioni. In un quadro di chiusura così plateale, ogni proposta avanzata dalle opposizioni è stata poi respinta senza alcun confronto. Nessuna disponibilità a discutere, confrontarsi; nessuna apertura e nessuna ricerca di un punto di equilibrio sulle proposte che sono state pure fatte. Solo una brutale forza dei numeri. Ma in in tal modo temiamo che le commissioni rischino di diventare non tanto il luogo del controllo, dell’approfondimento e del confronto ma lo strumento con cui tenere compatta e tranquilla la maggioranza, relegando al silenzio le opposizioni. Va ricordato che invece le commissioni consiliari sono strumenti importantissimi dell’attività di Consiglio: è in tali sedi che si affronta l’istruttoria, l’approfondimento e il miglioramento degli atti da votare successivamente in Consiglio. Non crediamo siano degli orpelli fastidiosi, un intralcio alle attività amministrative o una perdita di tempo o di denaro pubblico. In quelle sedi, i consiglieri si assumono responsabilità amministrative e politiche molto serie e con ripercussioni sulla vita stessa della Città. Se questo però è il metodo con cui si apre la nuova consiliatura, ossia quello di azzerare il dialogo e utilizzare la mera forza numerica della maggioranza come unico criterio di governo, riteniamo che questa impostazione impoverisca il Consiglio comunale mortificando il ruolo delle opposizioni. Sfideremo pertanto ancora la maggioranza ad accettare il confronto in aula, anche duro e serrato, con le minoranze perché non ci rassegneremo ad assistere a spettacoli come quelli della sera di ieri, in cui la maggioranza ha pensato di poter fare da sé senza confronto con quella parte dei gruppi di opposizione che hanno sollevato più spunti di riflessione e di confronto. Noi continueremo a svolgere fino in fondo il nostro compito, pretendendo trasparenza, confronto e rispetto delle istituzioni. Perché il Consiglio comunale appartiene all’intera città, non soltanto a chi, oggi, dispone di una maggioranza numerica.


