MESSINA. La condizione delle donne nella provincia di Messina. La Cgil Messina lancia un Focus che fotografa la situazione di vita e di lavoro e che vuole essere strumento di confronto con tutte le istituzioni, gli enti, e tutti gli interlocutori del territorio per nuove politiche di genere. La presentazione del Focus, che si è svolta oggi, è stata anche occasione per annunciare nuove iniziative di mobilitazione, a partire da quella sui temi sanitari di genere che si terrà il 31 marzo alle 10 con un presidio davanti all’ingresso lato monte del Policlinico di Messina. Il report, inoltre, vedrà un ulteriore momento di confronto e discussione con una prossima iniziativa con il coinvolgimento di tutte le realtà del territorio.
“Questo report che oggi presentiamo – dice il segretario generale della Cgil Messina, Pietro Patti – nasce da un’urgenza: rendere visibile ciò che troppo spesso resta invisibile, ossia la condizione delle donne nel contesto lavoravo e sociale della provincia messinese. Esprimiamo l’esigenza di analizzare con maggiore attenzione la condizione delle donne nel mercato del lavoro, mettendo in luce le disuguaglianze che ancora oggi segnano in modo profondo l’accesso al lavoro, la qualità dell’occupazione e le prospettive di autonomia economica femminile. Le donne, sempre nella nostra provincia, continuano a vivere condizioni di svantaggio”.
Lo studio di analisi e approfondimento, curato dalla segretaria confederale responsabile del Mercato del lavoro, welfare, contrattazione sociale e territoriale, Stefania Radici, prende in esame tutte le disparità esistenti, dall’occupazione, alle retribuzioni, in tutti i settori economici, alle pensioni, in un contesto che vede carenza di servizi e strutture.
Il report parte dall’analisi dei dati (Istat e Inps), evidenziando le disuguaglianze di genere e proponendo azioni per promuovere l’occupazione femminile e la parità. In un territorio dove le donne affrontano difficoltà significative nel mercato del lavoro, con tassi di occupazione bassi (35,4% contro il 58,3% degli uomini), prevalenza di contratti precari e part-time involontari, e un gender pay gap del 27% nel settore privato e del 19% nel pubblico. La maternità e il lavoro di cura, spesso non condiviso, limitano ulteriormente le opportunità professionali delle donne. Il tasso di occupazione femminile, già di per sé basso, è particolarmente contenuto ed in diminuzione nelle fasce più giovani, a testimoniare le crescenti difficoltà delle donne ad accedere al mercato del lavoro.
“Abbiamo realizzato questo report sulla condizione di vita e di lavoro delle donne – osserva la segretaria della Cgil Radici – per fare appello ad un’azione congiunta tra gli attori del territorio, proponiamo azioni concrete, in una situazione che vede le donne escluse o ai margini del mercato del lavoro. Solo 35 donne su 100 in età lavorativa lavorano, e tra le donne che lavorano vi è un’alta incidenza di rapporti di lavoro a termine, part time e scarsamente retribuiti. Nel 2024 le assunzioni a tempo indeterminato per le donne sono state solo il 6% di tutte le assunzioni; 7 donne su 10 sono state assunte part-time e la differenza tra un uomo ed una donna è in media di 22 euro in meno al giorno nel privato e di 27 euro nel pubblico. Differenze che sono dovute ai settori economici in cui le donne sono maggiormente occupate (commercio, turismo, pulizie, cura alla persona) che sono settori a basso valore aggiunto, alle tipologie contrattuali applicate, spesso precarie e part-time, e all’inquadramento contrattuale. E anche a parità di inquadramento, ci sono differenze retributive per le donne con figli piccoli e familiari fragili. Aumenta la disoccupazione femminile anche tra le giovani generazioni, e aumentano i tassi di inattività. In dieci anni dal territorio sono andati via 60mila giovani, di cui la metà donne. Tenere ai margini giovani e donne non è soltanto un’ingiustizia sociale, è anche un grandissimo e gravissimo spreco che inibisce qualsiasi prospettiva di sviluppo territoriale”.
Il report evidenzia, inoltre, come le differenze retributive non incidono soltanto sull’autonomia e l’indipendenza della donna in età lavorativa, ma condizionano il benessere delle donne anche durante la vecchiaia. Nel lavoro dipendente privato le pensioni per le donne sono del 41,6% inferiori a quelle degli uomini (con una differenza di 576 euro), nel pubblico del 26%, parliamo di 685 euro.
Il report sottolinea la necessità di politiche strutturali e coordinate per migliorare l’accesso al lavoro, la formazione, la mobilità, i servizi di cura e la cultura inclusiva.
Tra le proposte principali che la Cgil lancia ci sono: l’istituzione di tavoli permanenti per il lavoro delle donne, quote di genere negli appalti, spazi e servizi a sostegno dell’imprenditorialità femminile, promozione dell’economia sociale e di comunità, il potenziamento dei servizi per l’infanzia e la non autosufficienza, la promozione di un’urbanistica partecipata di genere, e azioni per prevenire e contrastare le violenze di genere. Alle imprese, si richiede, un’organizzazione del lavoro inclusiva, welfare, salute e sicurezza, e trasparenza dei dati.
Il report propone azioni per ridurre le disuguaglianze, favorire l’inclusione e costruire una società più equa e sostenibile. Uno studio che fa parte del percorso di mobilitazione sulle tematiche di genere avviato dalla Cgil nel territorio. “Visioni e azioni collettive sono necessarie – evidenzia Marcella Magistro, segretaria confederale per le Politiche di genere e responsabile del Coordinamento donne –le politiche di genere sono una responsabilità sociale, per promuovere la parità nei luoghi di lavoro e nel territorio con tavoli appositi, e proposte concrete, per una cultura inclusiva e di convivenza tra i generi e le generazioni, senza stereotipi, violenze e discriminazioni. L’obiettivo è il raggiungimento della parità reale tra uomini e donne nei luoghi di lavoro e in tutti i luoghi per garantire stesse opportunità. Come Cgil siamo ancora impegnati nel diritto al salario al 100% per le donne in “gravidanza a rischio” per le lavoratrici, in tutti i settori privati, per una parità salariale e sociale, contro ogni violenza economica nei confronti delle donne, nel progetto “Luogo libero da violenza di genere” e in quello lanciato nell’ottobre del 2024, “Città a misura delle donne”, in rete con il territorio, per una visione urbanistica, sociale e delle relazioni tra i luoghi e le persone”.





