di Francesco Pio Magazzù

Cime tempestose” 

Voto 2 su 5

Emerald Fennell realizza un’opera fragile e senza coraggio, comunque la si voglia definire. Se l’obiettivo era adattare in chiave pop il capolavoro di Emily Brontë, il risultato è pigro e mal riuscito. Se invece il titolo virgolettato del romanzo del 1847 è solo un pretesto per raccontare una storia d’amore contemporanea e dai tratti tossici, ci troviamo di fronte ad una storia fin troppo simile ad altre.

Che sia un adattamento o una storia originale ispirata al romanzo, “Cime Tempestose” racconta, almeno nei personaggi, quella di Brontë. Catherine e Heathcliff, interpretati dai bellissimi Margot Robbie e Jacob Elordi, sono i protagonisti di una tormentata relazione che nasce già in tenera età. Heathcliff è solo un trovatello quando viene preso come servo nella casa di Catherine. Cathy, orfana di madre, vive con il padre – uomo violento, con problemi di alcolismo e ormai sul lastrico – e finisce presto per stringere un profondo rapporto con il nuovo arrivato. Quel rapporto nato nell’infanzia si trasforma, in età adulta, in un legame viscerale e passionale. La scelta di Cathy, intenzionata a sposare il ricco vicino di casa Edgar per risolvere i propri problemi economici, conduce Heathcliff a lasciare la casa per cercare fortuna altrove. Al suo ritorno, anni dopo, Cathy è ormai sposata, ma tra i due nasce una relazione clandestina tanto intensa quanto distruttiva.

 

Adattamento o storia originale?

Fennell, anche sceneggiatrice dell’opera, confeziona una storia di difficile collocazione. Il film si allontana parecchio dal romanzo di Brontë, perdendo la forte carica gotica e la profonda critica socioculturale che lo caratterizzavano. La sceneggiatura ricorda quella di un teen drama, dove a fare da padrone è una passione solo apparentemente incontrollata. Cathy non è più la donna rivoluzionaria costretta a sposare un uomo che non ama a causa delle pressioni sociali. Qui diventa solo una ragazza, forse un po’ viziata, che sceglie la via più semplice per soddisfare i propri bisogni materiali: sposare il primo uomo ricco che incontra, rinunciando a Heathcliff. Ed è qui che nasce il vero dubbio: siamo di fronte a un adattamento moderno mal calibrato o a un racconto fin troppo simile ad altri già visti?

 

Un film che ha paura di sé stesso

Il più grande errore di “Cime tempestose” è l’incapacità di sostenere le proprie premesse. La prima scena, che mostra l’impiccagione di un uomo, promette eros e drammaticità. Ma la tensione erotica rimane solo suggerita in un film che dopo pochi minuti tradisce ciò che sembrava voler costruire.

L’eros scivola presto nell’involontario grottesco e le sequenze ad alta intensità finiscono per strappare più di una risata. Anche la drammaticità iniziale non esplode mai davvero: la violenza emotiva resta trattenuta, privando la storia di un reale coinvolgimento emotivo. Il risultato è un’opera che abbandona il tono iniziale per restare sospesa tra un accennato “Cinquanta sfumature di grigio” e un già vistoTwilight”. Sembra quasi che, con l’avanzare della narrazione, Fennell abbia rinunciato all’idea di realizzare qualcosa capace di richiamare opere potenti che intrecciano amore, eros e dramma comeNymphomaniac” o “La vita di Adele”, per ripiegare su un teen drama timido. La svolta drammatica degli ultimi venti minuti peggiora ulteriormente la situazione, lasciando un senso di incompiutezza che attraversa l’intero film.

 

Margot Robbie e Jacob Elordi, belli sì ma non ballano

Il cast di assoluto livello va in difficoltà a causa di una scrittura debole. Margot Robbie offre una prova credibile grazie all’esperienza che le consente di superare le debolezze del personaggio. Diverso il discorso per Jacob Elordi, che appare maggiormente in affanno. Il suo Heathcliff non è l’uomo divorato da un amore ossessivo che dovrebbe essere. Tra sguardi da duro e silenzi apparentemente carismatici, Elordi non riesce a dare profondità al ruolo, evocando più che altro l’Edward Cullen di Robert Pattison. Altra nota dolente è la differenza di età di tra gli attori: che si percepisce fin troppo. Non sembra però essere un limite del cast, quanto di una visione registica che finisce per ovattare il talento dei due protagonisti.

 

Un comparto tecnico di livello 

Se la scrittura appare claudicante, non si può dire lo stesso del lato tecnico. Fennell costruisce un’estetica pop riconoscibile: colori saturi, costumi curatissimi e fotografia riconoscibile.

La scenografia non è solo sfondo, ma parte integrante del racconto. La casa di cui sono cresciuto Cathy e Heathcliff, le stanze dell’abitazione nuziale di Cathy, con il loro design e le tonalità marcate, contribuiscono a definire l’atmosfera della pellicola. Il verde indossato da Edgar, il rosso sempre presente negli abiti di Cathy e il nero che accompagna Heathcliff lungo tutta la storia richiamano rispettivamente l’invidia, la passione e l’oscurità dei tre personaggi. La colonna sonora di Charli XCX è potente, quasi sproporzionata rispetto alla fragilità della scrittura. Ne emerge una ricercatezza visiva che finisce per essere la reale protagonista del film.

 

Una grande occasione sprecata

“Cime tempestose” tradisce le aspettative. Gli elementi per realizzare un grande film c’erano tutti: un cast di livello e amato dal pubblico e un comparto tecnico profondamente curato. Tuttavia l’opera non convince. Non siamo di fronte a un disastro, ma a un progetto che manca di coraggio e che si smarrisce con il passare dei minuti. Si potrebbe ipotizzare che l’intento della registra britannica fosse quello di destrutturare un amore complesso come quello del romanzo Cime Tempestose per denunciare la superficialità degli amori tossici contemporanei, ma questa lettura appare fin troppo speculativa e, non salverebbe in ogni caso la pellicola.

Emerald Fennell, vincitrice nel 2021 del Premio Oscar per la migliore sceneggiatura originale, sembra essersi persa in un lavoro troppo poco radicale per disturbare e troppo poco profondo per coinvolgere. Forse, nel tentativo di essere contemporaneo, “Cime tempestose” finisce per perdersi nella banalità di un amore banalmente superficiale.

 


A cura di Francesco Pio Magazzù. 28 anni, messinese, scienziato della politica e amante del cinema. Scrivo per passione, “si ma niente di serio”.

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