PALERMO. «Nasciamo (lo diciamo con rispetto e senza alcuna accusa) da un silenzio. Da uno spazio ecclesiale che, per lungo tempo, non siamo riusciti ad abitare pienamente. Nasciamo da domande rimaste sospese, da percorsi interiori spesso vissuti in solitudine». Sono i “Cristiani LGBT+ Sicilia”, un nuovo movimento che si è formato in Sicilia nel 2021 e che lo scorso 13 gennaio, in occasione della Giornata mondiale del dialogo tra religioni e omosessualità, ha incontrato per la prima volta i vescovi delle diocesi siciliane, presentandosi e raccontando l’alba del gruppo. Un primato anche rispetto al resto d’Italia, dove un incontro del genere non è mai avvenuto.

«Siamo giovani e adulti delle vostre diocesi. Alcuni di noi sono impegnati nelle parrocchie, nei gruppi giovanili, nell’Azione Cattolica, nello scoutismo, nel catechismo, nei cori liturgici. Siamo persone inserite nella vita ecclesiale, che amano la Chiesa e continuano a sentirla come casa – spiegano ai vescovi – Eppure, oggi, non siamo qui in queste vesti. Siamo qui come cristiane e cristiani LGBT+, riuniti in una realtà che è nata da un bisogno profondo, condiviso da molti di noi. Ci rendiamo conto che questo acronimo potrebbe suscitare perplessità o timori, per questo motivo ci teniamo a precisare che definirci persone LGBT+ non è un modo per aderire a un’ideologia ma per riconoscere e riconoscersi in un’identità precisa: siamo donne e uomini omosessuali (L e G), persone bisessuali (B) e persone transgender (T) che vivono una complessità sociale, cultura e religiosa. Il “più” serve per non escludere altre persone che possono avere altre identità e orientamenti sessuali. In questo modo nessuno è escluso, e tutti sono inclusi all’interno di questo “+” che aggiunge e raggruppa sotto uno stesso tetto una comunità, il cui principio fondamentale è quello di adoperarsi affinché la società diventi più inclusiva e rispettosa: una società che ama il prossimo anche se è diverso».

«Tra il 2015 e il 2020, in tempi e luoghi diversi, molti di noi si sono posti la stessa domanda: “È possibile conciliare la fede cristiana e l’omosessualità?“», raccontano. E, secondo loro, la risposta è sì, ma «la risposta non l’abbiamo trovata subito nelle nostre parrocchie. L’abbiamo trovata… su Google – dicono – Sì, proprio lì. Con tutte le paure del caso, digitando quella domanda come si fa quando non si sa bene a chi rivolgersi. Ed è stato sorprendente (e anche profondamente liberante) scoprire che esistevano realtà capaci di dire “sì”: sì alla fede, sì alla dignità, sì alla possibilità di vivere una vita cristiana piena senza dover spezzare parti di sé. Attraverso il Progetto Gionata abbiamo incontrato altre realtà italiane, altri gruppi di cristiani LGBT, altre storie simili alle nostre. È stato come respirare dopo aver trattenuto il fiato a lungo: momenti di preghiera, di formazione, di pellegrinaggio, di fraternità, che ci hanno restituito la certezza di essere figlie e figli amati da Dio, così come siamo».

«A partire dal 2021, però, è emersa un’esigenza nuova. Partecipare a iniziative nazionali era prezioso, bello, nutriente e necessario. Ma tornare a casa significava spesso tornare al silenzio – raccontano – È così che è nata la domanda: perché non provare a costruire, anche in Sicilia, un cammino di cristiani LGBT+? Il passo non è stato semplice. Avevamo bisogno di guida, di discernimento. Ci serviva una mano, uno slancio. E come figli e figlie, a chi si chiede quando abbiamo bisogno di una mano? Ai genitori. Il gruppo dei genitori, “in viaggio per Emmaus”, non saprà mai a sufficienza quanto noi siamo grati a loro, per il sostegno, la forza, la lungimiranza. Genitori in tutto, credeteci: capaci di consigliarci, guidarci, sostenerci, non lasciarci un attimo anche fosse semplicemente guardandoci da lontano e riempiendoci di ogni benedizione. Con loro abbiamo mosso i primi passi verso il nostro primo ritiro, nel settembre del 2022. E da allora, ogni anno, l’appuntamento del nostro ritiro formativo e spirituale è tappa fissa, non solo per le persone cristiane lgbt siciliane e i loro genitori, ma anche per gli operatori pastorali, per quanti sentono il bisogno di conoscere meglio la nostra realtà, di accompagnarci, di pregare per noi e insieme a noi. Ci riempie di orgoglio sapere che nei nostri ritiri anche persone che vivono fuori dalla Sicilia ci vengono a trovare, ci danno questa incredibile fiducia, mettono il loro cuore insieme al nostro e decidono di camminare con noi. La nostra presenza sta diventando progressivamente visibile anche in alcune comunità parrocchiali che, nel mese di maggio, ci accolgono per celebrare veglie di preghiera in occasione della Giornata per il contrasto e l’eliminazione dell’omofobia e della transfobia, come si legge anche nel documento sinodale».

«Ma non è un cammino “finito”, anzi. Il nostro è un percorso ancora in essere. Fatto di scelte da compiere, di dialogo, di inclusione, talvolta anche di difficoltà, di scoraggiamento. Ci piace però farci forza ricordando davanti a tutti voi qui presenti, come il Signore ci abbia donato e continua a donarci persone preziose accanto a noi – tengono a sottolineare davanti ai vescovi siciliani – È un percorso in discernimento, fatto anche di fatiche e di domande ancora aperte. Ma la buona notizia è che questo vuole essere un cammino dentro la Chiesa: l’approvazione del documento di sintesi del cammino sinodale delle Chiese in Italia ci conferma questa speranza e per noi rappresenta un vero e proprio punto di svolta. Per questo oggi, con sincerità, vi chiediamo di poter essere visti, accompagnati… riconosciuti come parte viva della Chiesa. Desideriamo metterci al servizio, come “servi inutili” (Lc 17,10), offrendo la nostra esperienza per favorire una maggiore conoscenza della realtà LGBT+ nelle comunità cristiane, contribuendo a rendere le parrocchie luoghi più sicuri, accoglienti e rispettosi della dignità di ogni persona. Desideriamo fare rete e non isolamento; e soprattutto, vogliamo contribuire, con rispetto e responsabilità, a superare definitivamente pratiche dannose come le terapie riparative, che feriscono la dignità delle persone e non hanno alcun fondamento scientifico. Non chiediamo scorciatoie, né privilegi: chiediamo accompagnamento, discernimento e corresponsabilità. Ciò di cui abbiamo bisogno, come abbiamo già detto prima, è soprattutto il riconoscimento che le persone cattoliche LGBT+ esistono. Non siamo persone estranee o persone che devono essere reintegrate nella Chiesa , ma siamo una presenza già operante, che vive, in forza del Battesimo e, quindi, a pieno titolo, il proprio servizio all’interno della comunità ecclesiale e a servizio del Popolo di Dio».

guest

0 Commenti
meno recente
più recente più votato
Inline Feedbacks
View all comments