MESSINA. Con una mossa inattesa, L’Assemblea Regionale Siciliana ha approvato ieri un ordine del Giorno presentato dai deputati di Sud Chiama Nord Cateno De Luca, Giuseppe Lombardo e Matteo Sciotto, per la riprogrammazione delle risorse destinate al ponte sullo Stretto di Messina provenienti dai fondi di sviluppo e coesione (Fsc) “per fronteggiare l’emergenza provocata dal ciclone “Harry” e dagli eventi calamitosi che hanno colpito il Comune di Niscemi”. Di cosa si tratta? Ed è una buona notizia? Dipende, ma probabilmente no.

Perchè con l’ordine del giorno, in pratica, si chiede al governo che la Sicilia usi i suoi stessi soldi, poi destinati al ponte sullo Stretto, per fronteggiare i danni del ciclone Harry. Ancora più sinteticamente: si chiede il il permesso di usare soldi che erano propri. e che sono stati dirottati altrove.

In pratica, se all’ordine del giorno sarà dato seguito a qualche livello, governativo o regionale, i soldi per la ricostruzione della Sicilia verranno dai siciliani (e non dallo Stato). Se va male, invece, i soldi dei siciliani rimarranno a finanziare il ponte sullo Stretto, ancora in bilico dopo le staffilate tirate dalla Corte dei conti.

Cosa comporta il provvedimento? L’ordine del giorno vincola il governo regionale a darvi seguito, ma solo se accolto dall’Esecutivo, che in quel caso dovrà conformarsi alla volontà parlamentare. L’atto è stato approvato con 32 voti favorevoli e 24 contrari, ma con il parere contrario del Governo, per cui l’ordine del giorno non è vincolante, e la Giunta regionale non è “obbligata” a dargli seguito. Resta quindi un atto politico senza alcun reale valore se non quello, per l’appunto, politico (forte, perchè grazie al voto segreto, la maggioranza è stata battuta).

Poi il merito dell’ordine del giorno: i tre proponenti avevano previsto di destinare 1,3 miliardi di euro “al finanziamento di un programma straordinario di interventi finalizzati alla ricostruzione, al risanamento ambientale, alla messa in sicurezza del territorio e al ripristino delle infrastrutture pubbliche e private danneggiate dal ciclone “Harry”, spiega il documento. Da dove arrivano quei 1,3 miliardi?

Nell’agosto 2023, il Cipess (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) ha assegnato alla Regione Siciliana 6,6 miliardi di euro per interventi di manutenzione ed assetto del territorio e delle infrastrutture: miliardi che nei cassetti della regione sono rimasti molto poco, dato che meno di un anno dopo, a maggio del 2024, in seguito alla sottoscrizione dell’accordo di coesione tra il Governo e la Regione Siciliana del maggio 2024, di quella somma, 1,3 miliardi sono stati destinati a cofinanziamento regionale per il ponte sullo Stretto. Alla Sicilia sarebbero comunque rimasti 5,35 miliardi di euro (rispetto all’originaria dotazione di 6,6 miliardi di euro), destinati al finanziamento di 580 interventi.

Non solo: l’ordine del giorno si spinge ancora più in là, e chiede anche quelle risorse FSC del ciclo programmazione 2021-2027, “sottratte alla gestione governativa per le medesime finalità di manutenzione ed infrastrutturazione dei territori, che ammonta a 3,88 miliardi di euro“, e che portano a 5,44 miliardi il totale dei fondi di sviluppo e coesione impegnati per il ponte.

 

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