MESSINA. «Abbiamo focalizzato la nostra attenzione ormai da tempo sulle somme che Messina e la città metropolitana di Messina ha rispetto allo sviluppo del territorio. Noi ci siamo chiesti cosa resterà di questa enorme spesa sul tessuto cittadini quando finiranno questi somme? Vengono investiti con una prospettiva di futuro o hanno solo l’obiettivo dell’incasso e non produrranno nulla?» Queste le domande con la quale il gruppo del Pd, composto da Antonella Russo, Felice Calabrò e Alessandro Russo, ha aperto la conferenza stampa che si è tenuto oggi in sala consiliare, a Palazzo Zanca.
Cosa spaventa al gruppo consiliare del Partito democratico è lo stato di avanzamento delle opere finanziate con i fondi del Pnrr, nonché la percentuale di spesa da parte del Comune di Messina dei soldi che sono stati destinati al territorio. La consigliera Russo, infatti, ha evidenziato una serie di percentuali presenti sui portali Open Pnrr e Open Polis: «Il dato è che gli enti locali hanno speso circa il 35% dei fondi. L’aggiornamento sul sito Open Pnrr è fermo a ottobre 2025, così come gli ultimi dati su Open Polis», sottolinea, elencando degli esempi: «Un progetto di edilizia residenziale di 85milioni di euro impegnato fino al 15%, uno sui bus al 17%, uno per la rete idrica l’impegno è fermo a poco più del 20% e altri anche sono impegnati allo 0%. Per i progetti sociali sono stati impegnati solo il 10% delle somme».
«Si parla di progetti e di opere faraoniche che sarebbero portate avanti dal Comune di Messina. Ma nella prospettiva di una continuità, cosa è stato fatto?», si chiede Antonella Russo, rappresentando la preoccupazione principale: «Entro il 30 giugno 2026 le opere finanziate con il PNRR vanno completate ed entro il 31 dicembre fa fatta la rendicontazione. Cosa succede se non si rispettano le scadenze? Le opere vanno completate con i fondi delle casse comunali, o con altre fonti di finanziamento. Sicuramente, non con i fondi del PNRR. Oppure resteranno opere ferme a quelle percentuali».
Sotto la lente di ingrandimento anche il polo tecnologico che dovrebbe sorgere e sulla quale non ci sono molte informazioni, dopo averne cambiato la destinazione: l’iHub: «Siamo arrivati alla terza edizione del Sud Innovation Summit: ma con questi finanziamenti importanti, cosa è rimasto alla città? Cosa abbiamo assorbito da tutte le partnership? Quanti giovani sono stati assunti nel nostro territorio?», conclude la Russo.
«I progetti che danno un aiuto alle imprese cosa si limitano a fare? Stanno impegnando soldi solo su degli aiuti a fondo perduti. le imprese possono partire, come startup, ma poi sta a loro rimanere in piedi. Ma in che contesto economico? Una pioggia di soldi senza pensare al tessuto economico cittadino», aggiunge Alessandro Russo, parlando anche delle borse di studio e di tirocinio che sono state assegnate, lamentando un’assenza di rendicontazione dei risultati di queste borse di studio: «Cosa fanno i giovani dopo? Restano qua? Non abbiamo paura di dire le cose come stanno: sono fondi a reddito. Ma l’amministrazione non dovrebbe fare assistenzialismo».
«Ci sono 17 milioni di euro che verranno stanziati per la Messina Social City. Ma il tema è: come assicuriamo il lavoro di tutti quelli assunti a tempo determinato? Se i lavoratori arrivano a 30 mesi e poi vengono cambiati con altri allora c’è un problema», conclude Alessandro Russo.
Infine, Calabrò è intervenuto sul tema degli incarichi dirigenziali. Il punto, infatti, è che sono state confermate le nomine di dirigenti, senza concorso pubblico. Questo è potuto avvenire grazie all’art.110, che però resta in piedi se il comune non è deficitario, a meno che i dirigenti non siano legati a progetti Pnrr. In ogni caso, resta una nomina temporanea. E la domanda che si pone Calabrò è perché confermare gli incarichi, con art.110, e poi pensare alle dimissioni.






