MESSINA. “Una crisi umanitaria silenziosa sta colpendo la comunità studentesca iraniana dell’Università degli Studi di Messina. A causa della violenta repressione in atto in Iran, del blocco delle comunicazioni e del collasso economico del Paese, decine di giovani si trovano oggi in una condizione di totale indigenza, impossibilitati a ricevere sostegno dalle famiglie e a riceve denaro per coprire i bisogni primari”.

Così, in una nota, i rappresentanti Francesco Carabellò, Emilia Pace e Andria Loria, facendosi portavoce delle istanze raccolte dall’associazione M31, prendono posizione sulla delicata situazione degli studenti iraniani, inviando una richiesta formale al presidente del CdA dell’Ersu di Messina, Andrea Carmelo D’Aliberti, e alla rettrice Giovanna Spatari.

“La situazione in Iran è drammatica. Oltre alla sistematica violazione dei diritti umani, il regime ha imposto un blocco pressoché totale della rete internet, recidendo i legami tra gli studenti a Messina e i propri cari. A ciò si aggiunge la svalutazione della moneta locale e il blocco delle transazioni bancarie internazionali, che hanno azzerato la capacità finanziaria degli studenti, lasciandoli senza mezzi di sussistenza. Il monitoraggio effettuato da M31 ha portato alla luce scenari allarmanti: molti studenti non sono più in grado di pagare l’affitto né di garantirsi i pasti quotidiani presso le mense universitarie”.

“È un dovere morale e istituzionale garantire che la crisi geopolitica di un Paese non distrugga il futuro accademico e la dignità di questi giovani,” dichiarano i promotori dell’iniziativa. “Non possiamo restare a guardare mentre membri della nostra comunità accademica scivolano nella povertà estrema.”

Nel documento inviato ai vertici dell’ERSU e dell’Ateneo, vengono chiesti interventi immediati e concreti per lo stanziamento di risorse i per gli studenti iraniani con ISEE pari a zero. Si richiede anche l’ accesso gratuito alle mense universitarie, contributi per il pagamento dei canoni di locazione e l’apertura di un tavolo di confronto urgente per fornire assistenza a chi sta vivendo il trauma della lontananza da un Paese in conflitto.

A seguire alcune testimonianza degli studenti iraniani: “Con la presente desidero informarvi che, a causa di alcuni problemi tecnici verificatisi sulla piattaforma, la mia domanda di borsa di studio per l’anno accademico 2025–2026 non è stata completata correttamente e, di conseguenza, non mi è stata assegnata né la borsa di studio, né il posto alloggio, né il servizio di mensa gratuita, nonostante io abbia regolarmente conseguito il numero di CFU richiesto per l’accesso alla borsa”

.Ancora: “Desideriamo sottolineare che, pur non avendo necessariamente un ISEE pari a zero, il problema attuale non è il reddito formalmente dichiarato, bensì l’impossibilità totale e improvvisa di accedere a qualsiasi forma di sostegno economico, dovuta a circostanze straordinarie e completamente indipendenti dalla nostra volontà. Inoltre, essendo studenti a tempo pieno a Messina, non abbiamo realistiche possibilità di trovare un lavoro immediato, né di far fronte autonomamente alle spese essenziali (affitto, cibo, trasporti, materiali di studio), soprattutto in questa fase dell’anno accademico. Molti di noi risultano idonei alla borsa di studio, ma collocati in fasce per le quali i tempi di erogazione non sono ancora definiti”.

La richiesta si conclude con un appello alla sensibilità delle istituzioni accademiche messinesi, affinché il Diritto allo Studio venga difeso non solo come principio burocratico, ma come impegno umano di solidarietà internazionale.

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