MESSINA. Tra i grandi protagonisti delle estati siciliane, tralasciando il mare e le granite, troviamo la musica. Ogni anno, infatti, la bella stagione porta ad un’esplosione sull’ isola di concerti, ma soprattutto di festival, che vanno ad esaltare le bellezze naturali e paesaggistiche della nostra terra fondendole a sonorità ed artisti provenienti un po’ da tutto il mondo. L’ Indiegeno Fest, festival organizzato da Alberto Quartana e dalla Leave Music, giunto alla sua XI edizione, è una delle realtà da sempre più interessanti ed innovative che animano la provincia di Messina: un generatore di musica indipendente capace di far convivere sullo stesso palco emergenti e nomi importanti del panorama musicale attuale. Un festival itinerante che predilige location dalla bellezza sorprendente, ormai appuntamento fisso durante le vacanze di molti siciliani e non, che quest’ anno si terrà l’ 1 agosto alle Grotte di Mongiove ed il 2 agosto a Montalbano Elicona con una line up ricca di giovani talenti: Giulia Mei, Marco Russo, Zebra TSO, Basim, Tommaso Malatesta, Richie Ritz, Nico Arezzo, Idda, Newa, Vick, Maiogabri, Befolko, l’ immancabile secret artist e gli aftershow a cura dei format messinesi Rumble in The Jungle, Dose e tanti altri ancora.

Alberto Quartana, nato e cresciuto a Messina, studi scientifici, proseguiti in Economia e Commercio, ha da sempre suonato e studiato musica, così dopo vari diplomi nel settore e pezzi di vita vissuta in giro per il mondo torna a Roma ed inizia a far diventare la sua passione un lavoro. Nasce, dunque, nel 2007, la realtà della Leave Music, piccola etichetta discografica indipendente, che porterà Alberto a scoprire e lanciare tantissimi artisti, primo fra tutti Mannarino, e qualche anno dopo a concretizzare il sogno di un Festival diverso dagli altri e a realizzarlo nella sua Sicilia. Tantissimi sono gli artisti nazionali di livello che hanno calcato il palco di Indiegeno Fest in questi undici anni, da Max Gazzè a Carmen Consoli, passando dai Canova e Cosmo, Daniele Silvestri ed Arisa, fino a Clavdio e Mox, e tantissimi sono gli artisti emergenti che hanno iniziato la loro scalata al successo proprio da lì, ma, soprattutto, sono tantissimi i musicisti che ogni anno grazie ad una realtà sempre attenta ai talenti emergenti e al territorio hanno l’opportunità di suonare e farsi conoscere.

Come è nato Indiegeno Fest?

“Sentivo molto l’esigenza di trovare degli spazi per artisti emergenti, oltre che per quelli di un certo livello. Da qui l’idea di costruire un format di festival che potesse dare accesso a tanti artisti, facendoli suonare in dei palchi un po’ più strutturati. La nostra missione iniziale era, quindi, quella di portare un nome un po’ più conosciuto ed attorno tanti, ancora non conosciuti ai più, che credevamo di talento dando loro l’opportunità di suonare. Questo ha creato un movimento interessante, perché da noi sono passati tantissimi artisti che, per l’appunto, non erano ancora conosciuti, che sono poi esplosi a livello nazionale. Riuscire ad organizzare Indiegeno è stata una bella soddisfazione, anche solo a livello di relazioni, nell’ entrare in contatto con agenzie, con altri colleghi, si è creato un ambiente che ci ha portato a consolidare connessioni con tante persone.”

Come mai è stata scelta la Sicilia come location?

“Ho scelto di organizzarlo nella provincia di Messina, nonostante vivessi a Roma, perché è una zona che conosco bene, perché ho sempre villeggiato da queste parti da quando sono nato. Ed ho scelto questa location, quindi Patti e tutte le altre venues che ci hanno ospitati, consapevole delle grandissime difficoltà che avrei incontrato: è una zona che non è molto abituata, soprattutto alle novità, alla musica di un certo tipo. Magari Catania è più pronta, Palermo anche, sono città più abituate alle novità e alla curiosità, c’è un pubblico più curioso in quelle zone. La zona di Messina è un po’ più complicata da questo punto di vista. Ma questa difficoltà è stata anche un’opportunità visto che siamo stati tra i primi sul territorio a fare una cosa del genere.”

Quando si è tenuta la prima edizione di Indiegeno?

“Nel 2014 con due serate al Teatro Greco di Tindari con Brunori Sas, Dimartino, il Dolore del Management Post Operatorio e tanti altri. Piano piano abbiamo iniziato ad ampliare il format, rendendolo itinerante, aggiungendo location e contestualizzando il tipo di live, come i concerti in spiaggia, quelli nel centro storico, il secret artist ed il concerto all’ alba. L’ artista segreto è decisamente uno dei punti forti del festival, uno di quelli più attesi. Il primo, ai laghetti di Marinello, è stato Niccolò Fabi ed è stato bellissimo.”

Perché Indiegeno Fest?

“Perché è un generatore di musica indipendente: ci piaceva l’idea di libertà, di indipendenza, a prescindere dal mondo musicale indipendente. Scegliendo questo nome non volevamo riferirci in particolare al movimento Indie italiano, ma alla musica indipendente. Trovare il nome adatto non è mai facile, ma in questo caso ci è piaciuto sin da subito perché suonava proprio bene.”

Quali sono stati i momenti più significativi, fino ad ora, della storia del festival?

“Sicuramente non è stato facile ingranare inizialmente perché la cosa più difficile è stata quella di accreditarsi per avere dei nomi senza snaturare il festival, dato che attorno al nome più grosso abbiamo sempre fatto ruotare delle novità. La soddisfazione maggiore è stata quando hanno iniziato gli artisti a contattarci per partecipare a Indigeno: là ho capito che il nome del festival era credibile. C’era molto entusiasmo nei nostri confronti perché le persone che venivano si trovavano bene, abbiamo puntato moltissimo alla qualità dell’audio, alla qualità dei servizi che davamo agli artisti e ci sono sempre tornati dei feedback gratificanti. Ancora le edizioni del 2018 e 2019 sono state sicuramente molto significative: ci hanno dato la visione del fatto eravamo diventati una realtà importante, anche perché in quegli anni abbiamo avuto veramente delle line up fortissime: Cosmo, Zen Circus, Canova, Franco 126, Carl Brave, tutti artisti molto interessanti e sulla cresta dell’onda. Poi purtroppo, burocraticamente, tra agenzie e promoter, è divento tutto un po’ più complicato soprattutto per portare i nomi grossi.”

La decima edizione di Indiegeno, quella del 2024, si è tenuta per la prima volta a Messina. Com’ è andata?

Male, è andata molto male: forse è stato anche per l’artista scelto, pensavamo che potesse essere più in linea con un pubblico più trasversale dato che Messina non ci conosceva. Però è anche vero che Messina, nel pubblico totale delle varie edizioni, è sempre stato quello con meno affluenza. Dai dati di vendita è sempre emerso che veniva più gente da Catania, Siracusa e da Palermo che non da Messina. E questa cosa un po’ ci dispiaceva, quindi ho detto vabbè proviamo, magari andiamo a Messina, la location era molto bella, cioè almeno a vederla come posto rientrava nel nostro canone, cerchiamo di organizzare i concerti in posti dove c’ è quel qualcosa in più. Ma non è bastato, ad un certo punto abbiamo aperto le porte per evitare che risultasse una cosa triste: 500 persone in un posto dove ne entrano 2000.”

Indiegeno non è solo musica ma anche amore per il territorio?

“Assolutamente sì, abbiamo sempre organizzato i concerti in posti particolari e suggestivi, come ai Laghetti di Marinello fino a quando è stato possibile. Volevamo provare ad organizzare il secret ai Megaliti dell’Argimusco ma a neanche una settimana dall’ evento ci è arrivata la diffida e abbiamo dovuto cambiare location, spostandoci poco più in basso. Ed è stato un peccato, anche perché nessuno ha mai voluto dialogare con noi su questo fatto.”

Per il secondo anno di seguito collaborerete con l’etichetta indipendente messinese Tuma Records

“Sì, sono molto contento di questa collaborazione. Sono dei ragazzi che hanno tanta voglia di fare e tanta voglia di sviluppare eventi sul territorio. Ci troviamo veramente bene, sono persone che hanno voglia di lavorare, di mettersi in gioco, sono i nostri referenti sul territorio e condividiamo tanto. L’anno scorso è stato l’inizio, ci siamo conosciuti, quest’anno abbiamo lavorato in maniera più strutturata ed abbiamo posto le basi per tornare il prossimo anno, di nuovo, con un festival importante, più grande, proprio perché abbiamo incastrato quei tasselli per far sì che la manifestazione ritorni come una volta e che diventi un’esperienza immersiva di musica e luoghi da riscoprire e vivere.”

Come si svolgerà l’edizione del 2025?

Sarà un’edizione ridotta, solo due giorni, in cui ritorneremo un po’ all’ inizio, alle origini, puntando molto sui giovanissimi e sul dare loro l’opportunità di esibirsi. Ritorneremo per la prima serata a Mongiove e per la seconda manterremo la location della scorsa edizione in quel di Montalbano. Molti artisti che suoneranno sono siciliani. Siamo andati a scegliere, anche insieme ai ragazzi di Tuma, giovani talenti e ci siamo mossi un po’ tardi perché eravamo indecisi se prendere una pausa e tornare direttamente con l’edizione 2026 a cui stiamo già lavorando. Poi però abbiamo preferito dare una continuità e ci siamo decisi a farla. Ci siamo detti facciamo a ingresso gratuito e facciamo sì che questa cosa sia una parte di passaggio verso un altro tipo di concetto di festival. Infatti quello su cui stiamo ragionando è anche una visione diversa, ma anche nell’ottica di tutto quello che si sente in giro, tante cose che non funzionano nel mondo del live e tante persone che ci rimettono tanto sacrificio e anche tanti soldi dato che c’è un mercato che non è assolutamente in linea con quello che poi è il riscontro con la realtà.”

Ovviamente non mancherà il secret: un piccolo indizio?

“E’ un nome importante nella scena italiana, abbastanza sensibile alle tematiche attuali, è molto trasversale secondo me. Non siamo nel pop assoluto, siamo sempre nel mood più nostro, però è un’artista importante, un’artista nazionale.”

Qual’ è il tuo P.S. (Post Scriptum)?

“Mi piacerebbe che questo festival sia partecipato, e non lo dico per un fattore economico perché è ad ingresso gratuito, parlo di condivisione di qualcosa, vorrei che la gente anche non conoscendo molti artisti sentisse la curiosità di venire a vedere e di dare supporto a queste nuove generazioni di artisti che hanno bisogno di essere notati e di essere capiti. Anche perché secondo me il vero successo di un artista è proprio nel momento in cui il pubblico lo vede live e dal live parte un mito di condivisione.  È un’opportunità per quelli che verranno a suonare e mi piacerebbe che il pubblico si vivesse più l’esperienza in sé lasciando stare i nomi altisonanti. Ci sarà Giulia Mai che per noi è un nome, ma magari nel mondo comune ancora va conosciuta, ecco mi piacerebbe che ci fosse un pubblico di persone che condividesse questo viaggio, condividesse questo evento per quello che è: condivisione, commenti, parlare, creare spirito critico. Dico sempre che il valore di un artista non è dato dai numeri, perché il numero è una situazione in cui in un determinato momento si sono incastrati diversi fattori che l’hanno portato ad esplodere, e come abbiamo visto ci sono tantissimi artisti validi che possono vantare delle bellissime produzioni pur non essendo arrivati all’ apice del successo o essendoci arrivati dopo un po’ di tempo. Vorrei che arrivasse un messaggio: abbiate fiducia in quello che portiamo, negli anni vi abbiamo dimostrato che vi potete fidare, non siate critici a priori.”

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