MESSINA. Sono 2565 le richieste di Rel inoltrate dal 1° dicembre 2017 al Dipartimento politiche sociali del Comune di Messina. Migliaia di cittadini indigenti, costretti a sopravvivere con meno di 500 euro al mese, o meno, che in appena trenta giorni hanno presentato domanda per ottenere il reddito di inclusione, ovvero la misura di sostegno per le famiglie povere varata dal Governo che viene riconosciuta ai nuclei familiari con un Isee non superiore a 6.000 euro e un valore del patrimonio immobiliare non superiore a 20mila euro. 

In tutta la regione, dal giorno in cui è scattata la misura fino al 2 gennaio 2018, le istanze presentate sono 16.366, circa un quinto del totale nazionale (75mila). Un dato, trasmesso dall’Inps, che fa della Sicilia la seconda regione in Italia con il maggior numero di richieste dopo la Campania (16.686). Nel complesso le domande del meridione ammontano al 64% del totale. 

Il reddito di inclusione (Rei 2017) ha un valore compreso tra i 190 e i 485 euro in caso di famiglie numerose e vale per una durata massima di 18 mesi. Al termine di questo periodo, però, si potrà nuovamente richiedere aspettando almeno 6 mesi dall’ultima erogazione.

Partito con il Sostegno per l’inclusione attiva (SIA), il Rel si rivolge in Italia ad un bacino di 1,8 milioni di persone e 500 mila nuclei familiari. Da luglio 2018, grazie alle modifiche previste dalla legge di bilancio, potrà ampliare la sua portata e raggiungere una platea di potenziali beneficiari pari a oltre 700 mila famiglie, per un totale di 2,5 milioni di persone.

Il reddito di inclusione è stato introdotto dal decreto legislativo n. 147 del 15 settembre 2017 e può essere richiesto presso la sede di Palazzo Zanca e gli altri punti di accesso convenzionati (caf e patronati). Per informare i cittadini, il Comune di Messina ha pubblicato sul sito istituzionale l’avviso alla cittadinanza, allegando tutti i punti di accesso per la presentazione delle domande e i link utili per accedere alla campagna di informazione del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Il Rel non è però solo un beneficio economico, ma una misura di contrasto alla povertà che prevede anche un programma di accompagnamento sociale e lavorativo per garantire alle famiglie più vulnerabili una maggiore autonomia attraverso la valorizzazione e lo sviluppo delle competenze. Il Reddito di inclusione si compone infatti di due elementi connessi tra loro: il beneficio economico che viene erogato attraverso la Carta di pagamento elettronica (che si chiama appunto Carta ReI) e il progetto personalizzato di inclusione sociale e lavorativa rivolto a superare la condizione di povertà.

«Quando si parla di povertà – ha spiegato l’assessora Nina Santisi lo scorso 5 dicembre – si fa riferimento a fenomeni sociali complessi e delicati. È più opportuno e anche necessario ragionare in termini di contrasto “alle” povertà. Non esiste solo una povertà e non c’è solo il problema del reddito, ma esiste anche la povertà educativa e abitativa. Per questo bisogna costruire politiche integrate che siano in grado di prendere in carico il bisogno in tutte le sue declinazioni. La misura avrà successo non tanto sulla base del numero di beneficiari o dell’importo erogato, ma se saremo insieme in grado di costruire una infrastruttura, una rete di servizi, una comunità accogliente in grado di aiutare le persone a uscire dalle condizioni di difficoltà e povertà-trappola».

 

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