MESSINA. I messinesi? Figli di una coppia interrazziale e interreligiosa ante litteram: lei giunonica, di Camaro, benché figlia di re, lui pirata, parecchio scuro di carnagione e “sarracinu”. Sono Mata e Grifone, la gigantessa ed il gigante che, dal 10 al 14 agosto, sono portati in processione per Messina.

La più accreditata delle leggende sul loro conto narra che ai tempi delle invasioni saracene in Sicilia, attorno al 970 d.C., un moro di dimensioni considerevoli, Hassas Ibn-Hammar, sbarcato a Messina si innamorò di Marta, figlia del signorotto locale Cosimo II da Casteluccio ed originaria di Camaro. Il nome della fanciulla, storpiato dal dialetto, diventò in breve Mata. Il pirata chiese la mano della donna, ma le loro nozze furono celebrate solo dopo la conversione del moro al cristianesimo: il suo nome da Hassan diventò quindi Grifo, o meglio, Grifone per la sua mole. I due, poi, ci avrebbero dato parecchio dentro, fondando la Messina come la si conosce oggi e popolandola di discendenti.

C’è però un’altra versione della storia, storicamente più attendibile e legata ad un fatto storico realmente accaduto nel 1190. In tale anno, il re d’Inghilterra Riccardo I Cuor di Leone, giunse a Messina da dove doveva muovere la Terza crociata che era stata indetta da papa Gregorio VIII per liberare dai musulmani il Santo Sepolcro di Gerusalemme. Durante la permanenza in città il monarca si accorse che i messinesi erano privi della libertà perché ancora oppressi dai greci bizantini. Essi infatti si erano impossessati di tutte le cariche politiche, civili ed amministrative gestendo la giustizia a loro piacimento con provvedimenti impopolari ed inappellabili emanati dalla sicura fortezza di San Salvatore, strategicamente posta all’imbocco del porto. Il Re d’Inghilterra, non volendo usare la forza per soggiogarli, pensò di dimostrare la sua potenza facendo costruire sul colle di Roccaguelfonia, situato proprio di fronte alla fortezza, un imponente ed inespugnabile castello. Prima ancora che venisse ultimato, il popolo lo adottò battezzandolo col nome di Matagriffon coniando Mata, da Macta (ammazza) e, Griffon da Grifone (ladro, ma anche “greco”). I greci bizantini dimostrarono di aver inteso il messaggio, abbandonando per sempre la città, così che il popolo Messinese riacquistò la tanto sospirata libertà. Nel tempo, il castello assunse forme antropomorfe, e invece del fabbricato, i messinesi iniziarono a rendere omaggio al gigante ed alla gigantessa.

O forse, anche questa è solo una leggenda…

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