MESSINA. Diciassette consiglieri comunali che sfruttavano la propria posizione “per scopi prettamente privati” con condotte “a dir poco sconcertanti”, trattando le commissioni consiliari come “vuoti involucri” al solo scopo di “legittimare sedute che fossero idonee a far raggiungere ai consiglieri comunali, per ciascun mese, un numero di presenze cartolari pari al limite minimo necessario per l’erogazione del gettone di presenza nella sua misura massima”.

E’, in sintesi, il motivo per cui diciassette consiglieri comunali di Messina sono stati condannati a luglio in primo grado per truffa e falso nel processo “Gettonopoli”, messo nero su bianco dai giudici della prima sezione penale nelle motivazioni della sentenza, arrivate sei mesi dopo la pronuncia di primo grado.

L’unico obiettivo” dei consiglieri, si legge nel passo saliente delle 140 pagine, “è risultato, in un clima assolutamente desolante, quello di raggiungere un determinato budget di presenze, per arrivare a quel massimo di 39 gettoni di presenza pagati, ciascuno del valore di 56,04 euro, che avrebbero consentito a ciascun consigliere di percepire un ammontare di 2184 euro netti al mese“. “Orbene – proseguono i giudici – si è assistito a un’affannosa corsa contro il tempo al fine di accumulare quante più presenze possibili, mediante la semplice apposizione di firma non seguita da alcuna partecipazione, in un imbarazzante quadro di illegalità diffusa che in volge al totale disprezzo delle norme e delle istituzioni”.

Non solo: “La generale prassi illegale invocata dalle difese a fondamento delle condotte contestate – rincarano la dose – non può certo rappresentare valida e sostenibile giustificazione di alcunchè, testimoniando invece, una radicata e pervicace insensibilità dei consiglieri comunali all’osservanza delle regole“.

In sostanza, sottolineano ancora i giudici, in appena tre mesi d’indagine, “la totalità delle condotte accertate sia consistita nella permanenza dei consiglieri in aule ove si svolgeva la commissione per il tempo strettamente necessario ad apporre la propria firma con conseguente definitivo allontanamento dalla sala”. Quanto durava la permanenza?  In alcuni casi, definiti “davvero sconcertanti”, si parla di “un tempo stringatissimo, pari a pochissimi secondi“. Il consigliere entrava in aula, firmava e usciva dopo pochi secondi: col gettone di presenza “in tasca”

La sentenza di primo grado è arrivata lunedì 3 luglio, quando alle 22.30, dopo nove ore di camera di consiglio, il presidente della prima sezione penale del tribunale Silvana Grasso (coadiuvata dai giudici Luciano D’Agostino e Letteria Silipigni) ha letto la sentenza di primo grado. Condanne per truffa e falso per tutti gli imputati: Giovanna Crifò, 4 anni e 10 mesi Piero Adamo e Nicola Cucinotta, 4 anni e 8 mesi, Carlo Abbate, Benedetto Vaccarino, Santi Daniele Zuccarello, 4 anni e 6 mesi, Paolo David, Fabrizio Sottile, 4 anni e 3 mesi, Santi Sorrenti, Andrea Consolo, Pio Amadeo, Angelo Burrascano, Antonino Carreri, Nicola Crisafi, Carmelina David, tutti 4 anni, Libero Gioveni e Nora Scuderi, 3 anni di reclusione. Poi interdizione dai pubblici uffici per la durata di cinque anni, diecimila euro di provvisionale da pagare immediatamente, per tutti e diciassette gli imputati, e Comune da risarcire in sede civile per i danni subiti, nonchè rifusione delle spese sostenute dallo stesso Comune, quantificate in 3500 euro ciascuno, oltre alle spese accessorie di legge.

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