MESSINA. Cimiteri e bollette sono i temi caldi dell’amministrazione comunale messinese di questi giorni: i primi aperti inspiegabilmente in ritardo rispetto al resto della Sicilia (e d’Italia), le seconde nell’occhio del ciclone per la scelta di portarle a rimborso (e non, come per la family card, a contributo).

A dare qualche suggerimento (piuttosto polemico) al sindaco Cateno De Luca è Antonio Currò del circolo di Rifondazione Comunista Peppino Impastato: “In merito alle vicende e alle scelte politiche che hanno segnato gli ultimi giorni, ancora una volta assistiamo alla solita guerra che il sindaco de Luca, mosso da un esclusivo interesse elettorale, dichiara ad altri amministratori”, scrive Currò.

“Come accade di consueto, il Sindaco non ha fornito risposte, ma ha cercato di prendere tempo. Piuttosto che mettere in sicurezza i cimiteri per tempo, concedendo ai cittadini e alle cittadine la possibilità di andare a trovare i propri defunti e riavviando, allo stesso tempo, il settore florovivaistico e l’indotto, egli ha deciso di continuare con i soliti attacchi istituzionali.  Sia la Presidenza della Regione Siciliana con ordinanza del 30 aprile scorso, sia la circolare del Ministero della Salute del 2 maggio, stabiliscono che la riapertura dei cimiteri per lo svolgimento dei riti funebri debba avvenire a condizioni di sicurezza dopo le opportune misure predisposte dai Sindaci volte a garantire l’opportuno distanziamento”, è il primo argomento.

Nel secondo, le bollette, c’è però anche un suggerimento: “Un altro aspetto che vogliamo segnalare concerne le modalità e i criteri di rimborso delle bollette, per i cittadini con i redditi più bassi, previsti dall’avviso comunale n° 3852 del 30/04/2020. Come si può pretendere che alcune famiglie che affrontano questa crisi sanitaria ed economica trovino facilmente i soldi per pagare le bollette per poi richiederne il rimborso? Non sarebbe stato meglio fornire le risorse per pagare le utenze direttamente ai richiedenti o, meglio ancora, che l’Amministrazione stessa si facesse carico del pagamento delle stesse?”, domanda retoricamente Currò.

“La graduatoria dei beneficiari potrebbe, inoltre, essere viziata da un elemento importante, che ci teniamo a segnalare. Dal momento che le lavoratrici e i lavoratori destinatari di cassa integrazione non hanno percepito le mensilità di marzo e di aprile, da parte della Regione Sicilia, bisognerebbe allora autocertificare se l’azienda per cui la lavoratrice o il lavoratore presta servizio abbiano anticipato la cassa integrazione. In caso contrario, il/la richiedente rientrerebbe nella fascia “a”, ossia tra i non percettori di reddito”.

“Infine, la fascia “c” ci pare davvero ingiusta. Le porte di accesso previste per le lavoratrici e i lavoratori che hanno un reddito basso sono davvero strette per beneficiare del contributo. Suggeriamo, quindi, di adottare in questa fase il criterio del “moroso incolpevole”. Migliaia di lavoratrici e lavoratori a cui è stato comunicato che non verranno distaccate le utenze per morosità, dovranno comunque pagare le bollette che nel frattempo si sono drammaticamente accumulate. Coloro che autocertificano un calo del reddito, causato per l’appunto dalla crisi sanitaria ed economica che stiamo vivendo, hanno diritto al contributo”.

“Parimenti chiediamo maggiori aperture nel prossimo avviso per il pagamento dei canoni di locazione private. Il rischio è che in città, il prossimo anno, si triplichino i provvedimenti di sfratto per morosità. C’è bisogno di maggiori contributi statali per gli inquilini e di diversi criteri di accesso al beneficio, contenuti negli avvisi locali. Ma, soprattutto, c’è bisogno che questi siano meno escludenti”, conclude la nota.

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