di Marino Rinaldi e Alessio Caspanello

 

Quelle “calate” a Taormina e a Milazzo

 

Il sabato sera era il Tout va: cascasse il mondo, i musetti delle auto dovevano puntare verso il casello di Taormina, e dividersi tra la pista da ballo con gli ultimi vagiti della musica house in procinto di essere soppiantata dalla techno, ed il pianobar di Nuvio e Malinconico, nomen omen. La domenica era il pomeriggio giovane del Taitù, a Giardini. D’estate si cambiava riviera, e ad essere prese d’assalto erano Le Cupole di Milazzo e il Pineapple (o in subordine il Genesi) di Portorosa, o il Marabù ed il Cabana di Giardini, se proprio non si era allergici ai catanesi.

Negli anni ’90 Messina non aveva discoteche propriamente dette, nell’interregno tra il Rombo (più un club che una discoteca), qualche puntata all’Old Place agghindato per l’occorrenza ed il Flexus, sorto nella seconda metà del decennio. E quindi, il must del divertimento imponeva di imbottire le macchine di persone, dividere benzina e casello e affrontare quella mezzora di autostrada per andare in provincia.

Tempi gloriosi di utilitarie che con cinque teenager a bordo arrancavano a novanta all’ora, e macchinoni di papà che invece, con equipaggio rigorosamente a coppie, solcavano l’A18 e l’A20 a centosessanta. Tempi gloriosi di autovelox più permissivi ed etilometri più radi, di andata con promesse bellicose e ritorni assonnati e con le pive nel sacco, per chi aveva velleità di fare bottino di numeri di telefono e imboscatine.

A far ballare tutta Messina, ma proprio tutta, negli anni ’90 ci hanno pensato in tre: Maurizio Arnao, Tonino Zaffino,  Michele La Torre, Davide Alleruzzo, fondatori di Musica e Moda, l’agenzia di management nata nel 1988 che ha preso in consegna il divertimento adolescenziale e giovanile dei messinesi fino al 1995.

Era a loro, ed ai loro p.r. (figura con un potere sulle masse pari a quello di Dio, in quel periodo) che ci si doveva rivolgere per pass, inviti, riduzioni, tessere e omaggi, vero simbolo di potere che divideva “chi può e chi non può”. E chi non poteva, spesso correva il rischio concreto di essere rimbalzato alle porte dei locali per mancanza di qualche requisito indispensabile all’ingresso (usualmente l’essere in coppia), terminando al serata in macchina, infreddolito, ad attendere che gli altri terminassero di ballare, rimirandosi addosso la giacca di pesante panno rossa o amaranto, vero must delle serate in discoteca degli anni ’90, che solo qualche ora prima occhieggiava dalla sedia della cameretta. Promettendo una nottata di lussuria. Credici.

 

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Cetta
Cetta
14 Giugno 2017 6:09

Meraviglioso, il pegiottino bianco, mio fedele scudiero

pippolipari
pippolipari
14 Giugno 2017 15:42

Il misto dello Zio Angelo…. non dico altro…

Emanuele
Emanuele
14 Giugno 2017 17:09

Agli zalli non si contrappongono i fighetti ma gli snobbini

emmeaics
emmeaics
1 Luglio 2017 13:49

negli anni 90 andavano alla grande le polo Lacoste per i fighetti e quelle benetton per gli zalli, andava tanto anche l’abbigliamento tennistico le magliette Fila ed Ellesse ad esempio, che si compravano da Sky Center. l’Endas per i fighetti anche se era in via Giordano Bruno era l’Endas Rizzo da cui si passava direttamente ai bigliardi sport quasi di fronte e al Caffè Nuovo per l’aperitivo.