MESSINA. Ad un certo punto, sembrava di essere tornati un anno indietro. Al 2018, quando Cateno De Luca e il consiglio comunale un giorno si guardavano in cagnesco e l’altro si strizzavano l’occhio, e il sindaco annunciava le dimissioni un giorno sì e uno no (sei mesi fa, tra l’altro, aveva annunciato che proprio a dicembre si sarebbe dimesso, circostanza caduta nel dimenticatoio). E’ quello che sta accadendo anche oggi, a due settimane dalla fine dell’anno, con una serie di delibere da votare, sulle quali De Luca ha deciso di affondare il piede sull’acceleratore e mettere pressione all’aula.

Aula che, da par suo, pare non abbia alcuna intenzione di dargliela vinta e prendere tutto il pacchetto, come lo scorso anno in sede di “salvaMessina”. A iniziare dall’Atm, dalle quattro delibere che, in sostanza, danno il via alla liquidazione, dicono addio alla vecchia azienda speciale il 31 dicembre, e fanno partire la nuova società per azioni dal primo gennaio. Sull’argomento, si è espresso ampiamente il Pd qualche settimana fa, contestando tempi e modi dell’amministrazione. Stasera, anche MessinAccomuna ha tirato una stoccata all’amministrazione, sostenendo che “quell’atto è una furbata, incoerente con la norma, irricevibile nella forma, omissivo e rischioso nei contenuti. La sua approvazione sarebbe un errore di cui si potrebbe essere chiamati a rispondere per vari aspetti”.

Per mettere un po’ di pepe all’aula, De Luca lancia la notiziona: senza l’approvazione del previsionale 2020-2022 entro il 31 dicembre, l’Atm Spa non potrebbe partire, perchè la copertura finanziaria della società è prevista in quel bilancio.

Ma il pepe vero il sindaco l’ha riservato non tanto alla “carota”, cioè all’urgenza e la necessità del voto degli atti amministrativi, quanto allo scontro coi consiglieri. Qualcuno lo ricatta perchè non ha riqualificato una piazza, spiega in sostanza De Luca con un aneddoto. Ma il meglio deve ancora arrivare. E arriva quando carica a testa bassa la bocciatura del consuntivo 2018 di Arisme. Quattro mesi di operatività appena (la partecipata che si occupa di sbaraccamento è nata a settembre 2018), che il consiglio comunale non ha ritenuto di approvare, con sommo scorno del sindaco Cateno De Luca.

E giù fendenti: “Se qualcuno vuole passarsi il tempo mandando qualche messaggio al sindaco, io non mi faccio ricattare da nessuno, nè dalle assenze strategiche, nè da minacce nè da richieste. Io a qualcuno lo prendo a calci in culo, e alla luce del sole – tuona – Vediamo se questo consiglio comunale deve approvare le delibere con venti consiglieri presenti (su 35, ndr), e perchè scompaiono all’atto delle votazioni, o prendetevi la responsabilità dei vostri no. E allora dicano cosa vogliono, o lo comincio a dire io. Queste sono forme non democratiche di rapporto, ma hanno il sapore di un’altra cultura, ma a me certi avvertimenti non piacciono, li rilancio e sfido i consiglieri che hanno già detto che non vengono, forse perchè non sono stati accontentati. Chi manca dica il perchè”, conclude, prima di annunciare che l’atto tornerà in aula nonostante la bocciatura. “Ve lo stiamo riproponendo, perchè non voglio creare un’altra situazione Atm (con bilanci non approvati da oltre un decennio, ndr).

A proposito di atti che tornano in aula dopo la bocciatura, poi tocca a Taormina Arte, delibera votata dieci giorni fa dal consiglio comunale che ha deciso, contro la volontà dell’amministrazione, di restare all’interno della fondazione. De Luca non l’ha presa benissimo, e ha annunciato che la riproporrà (sarebbe la terza volta che va al voto): “Ci rimettiamo solo soldi: noi siamo Messina, non abbiamo bisogno di Taormina per alzare il nostro prestigio. Io voglio il brand Messina, facciamoci la nostra, di fondazione”.

Quindi Messina Social City, e stavolta i consiglieri la scampano. “All’interno di Messina Social City (c’è da approvare il previsionale 2019) c’è qualche ladro che fa il mafiosetto, ma io non consento a nessuno di condizionare gli altri”. Nemmeno stavolta De luca lancia accuse circostanziate.

Qui e là, De Luca cambia bersaglio, prendendosela con i “sindacalisti da strapazzo”, rei di “tentativi di intimidire i consiglieri comunali”, e concludendo con “nobile la sigla sindacale, infimi e pessimi i suoi rappresentanti”. La fine del 2019 si preannuncia calda.

 

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