MESSINA. Il sindaco Cateno De Luca s’è fatto un regalo di natale, ma non è contento. Pur avendo approvato il bilancio di previsione 2020-2022 (“Siamo la prima città metropolitana ad averlo votato”, aveva dichiarato ieri un po’ troppo entusiasticamente) in anticipo sull’inizio dell’esercizio finanziario di riferimento, avrebbe voluto fare di meglio. “Pronto a fine ottobre, votato dal consiglio a fine novembre e a fine dicembre coi peg (piani esecutivi di gestione) già pronti. Sono lontani i tempi in cui il previsionale si approvava con 500 giorni di ritardo“, ha spiegato

Sia come sia, la giunta prima, e il consiglio poi, hanno approvato un previsionale che, nelle parole del sindaco, è quello che nell’arco dei tre anni vedrà uscire il comune di Messina dalle secche del predissesto, la monderà dai debiti e la restituirà agli investimenti per le opere pubbliche. Il previsionale, spiega De luca, non è che il primo passo: “Ci sarà il consuntivo entro gennaio in cui sarà certificato che l‘ente non ha più le limitazioni che il comune subisce da parte della Corte dei conti (tipo non poter compiere spese non obbligatorie per legge), e abbiamo messo da parte 55 milioni di euro per debiti fuori bilancio. Potremo rivedere il piano di riequilibrio in meglio”, spiega ottimista. Non solo.

“Gli 830 milioni del previsionale non comprendono gli avanzi, circa 50 milioni, che si sono liberati, e potremo usare nel triennio per progetti straordinari. Abbiamo una serie di risorse che non abbiamo inserito, frutto degli accertamenti in corso di notifica”, annuncia, raccontando come, tra le pieghe dei residui e dei riaccertamenti, si sono trovare somme non spese da anni (“decenni, in qualche caso”, aggiunge il vicesindaco Salvatore Mondello). “Chi ha amministrato prima di me si è fatto prendere in giro dai dirigenti: dopo una ricognizione di due mesi, abbiamo liberato 28 milioni di euro nel primo anno di attività, come residui mai utilizzati”, continua.

Le buone notizie, per le casse del Comune, non sembrano essere finite. De Luca, piuttosto provato dalla maratona contabile, sciorina leggi, decreti, testi unici, norme e commi: “I debiti da sentenze esecutive scesi a 42 milioni da 112, tra abbattimento e rateizzazione: sono quelli che determinano la “dissestabilità” dell’ente“, sostiene, con un certo entusiamo. Poi una stoccata all’amministrazione di Renato Accorinti: “Nel piano di riequilibrio, dai 208 milioni di euro che dovevano essere accantonati dal 2014 al 2018, noi abbiamo trovato solo 58 milioni. Nonostante questo lo rimoduleremo in meglio.”

A chi si domandasse come fa un comune a passare da poco meno di mezzo miliardo di debiti potenziali a uno stato di relativa salute nel giro di un anno (o di un bilancio), De Luca risponde elencando una lunga serie di “manovrine“: cinque milioni di risparmi sul personale, sette milioni di riduzione a carico del bilancio delle spese per i servizi sociali (coperte, dice De luca, da fondi  extra bilancio legati a misure regionali e comunitarie), due fondi da 800mila euro per precari e municipale cancellati, poi un fondo “progetto obiettivo” per i dirigenti, e il fondo “ufficiale” dei dirigenti (oggetto più volte degli strali del sindaco) passerà da due milioni a 700mila euro. E se non fosse chiaro contro chi ha puntato l’indice, De Luca lo ribadisce: “Ai dirigenti abbiamo tagliato 4 milioni di indennità di risultato, e un milione e mezzo di pesatura: e 800mila euro li dovranno restituire”.

Di contro aumenta il contributo comunale (oggi 19 milioni, 21 milioni nel 2020, 24 nel 2021 e 26 milioni nel 2022) per l’Atm.

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