La playlist di Gregorio Parisi per sopravvivere al lunedì

Ho passato un weekend in Friuli Venezia Giulia, era metà febbraio e in questi ultimi dieci giorni da quelle parti è successo il finimondo; vogliate perdonarmi, ma mi sento un tantinello in colpa, per cui la playlist odierna la utilizziamo per sdrammatizzare, per spegnere quegli allarmismi su cui becere figure politiche provano a basare il proprio successo, siano essi ex ministri della repubblica o semplici portaborse comunali—e le minuscole sono volute. Apriamo la valigia e troviamo dentro la bellezza necessaria per evitare di farci coinvolgere in un gioco al massacro, in quell’ondata di disinformazione che, mi perdonerete, ma è decisamente più dannosa del virus. Perché per questa influenza si può trovare una cura, l’idiozia e l’attitudine criminale vi restano addosso per tutta la vita.

YGT – Sinking Ship

Nel mio viaggio formativo ho riportato con me qualcosa di nuovo che francamente non conoscevo. Un viaggio non può essere definito tale, d’altronde, se di ritorno non porto in valigia uno o due gruppi nuovi da aggiungere alle mie playlist, e in questa categoria ringraziamo Giuseppe inserendo gli YGT, acronimo di Your Gay Thoughts, band il cui Sinking ship ha accompagnato il mio viaggio di ritorno in terra sicula. Quest’oggi ci andiamo ad ascoltare la title track di un disco onirico e delicato, in cui i tre sloveni mettono insieme un’elettronica elegantissima, pronta per una cena di gala in cui arriverà verosimilmente per ultima, perché ogni cosa bella si fa aspettare, quasi come fosse una diva.

Diodato – La lascio a voi questa domenica

Diodato ha vinto Sanremo con un brano perfettamente a tema con il Festival, e ha confezionato un disco che è delizioso. Che vita meravigliosa, uscito per Carosello records, rimette in pace tutte le anime di questa nazione che cerca un ritorno alla tradizione ma con un bel po’ di freschezza; nel brano proposto oggi in playlist, Diodato mette insieme un po’ di elementi tipici della scrittura di Dalla, con un ritmo incalzante e un testo sardonico, mettendo alla berlina un’Italia che, comunque la si veda, è piena di difetti. Diodato la inchioda al muro, ne svela pregi e difetti concentrandosi su questi ultimi, condannando l’ascoltatore più attento a una pausa di riflessione, e concedendo attenuanti a quello occasionale, ingannato dai toni quasi festaioli, che fa scorrere il tutto quasi come fosse normale.

Bugo – Fuori dal mondo

Ok il casino con Morgan, le vostre battute (non facevano ridere) e tutto il resto. Chiudiamo quella pagina poco decorosa e andiamo a parlare di musica perché, signori miei, il Bugatti ha messo insieme un disco veramente interessante, un prodotto che non merita di essere oscurato da un comportamento sopra le righe del suo partner sul palco dell’Ariston. Cristian Bugatti, vero titolo del disco nonché nome all’anagrafe di Bugo, ha una carriera molto lunga alle spalle e il Festival poteva essere un ottimo modo per guadagnare un po’ di meritata popolarità grazie ai suoi brani; missione riuscita solo a metà, perché Sincero è un pezzone, ma purtroppo si parla troppo del resto e poco, pochissimo del disco: prodotto divinamente, ottimo compagno per una quarantina di minuti in cui l’anticonformismo (vero, non quello immaginato) prende le redini e chiede a questo mondo di fermarsi, perché noi si vuol stare fuori.

The Murder Capital – More Is Less

Quelli che da agosto saranno il nuovo gruppo preferito dei tanti che li vedranno all’Ypsigrock. Nella prima ondata di nomi purtroppo non c’erano gli IDLES che tanto desideravo, ma ecco spuntare loro, i Murder Capital, autori di un disco bellissimo chiamato When I have no fears, uscito lo scorso anno. Dopo Shame e Fontaines DC, un’altra band post punk pronta a mettere alla prova le difese immunitarie di Piazza Castello, una piazza che si preannuncia già sudatissima e sgolata perché questi irlandesini sono dei pazzi scatenati. E il contagio, in questo caso, è assolutamente consigliato e consigliabile.

Eminem – Lose Yourself

Una canzone generazionale, performata anche (finalmente) sul palco degli Oscar nell’edizione di quest’anno. Una canzone che si chiude con l’invito di Eminem all’ascoltatore, un invito a inseguire i propri sogni, le proprie aspirazioni, le proprie volontà. Tutto giusto e sacrosanto, a patto che ci sia, aggiungiamo noi, la giusta preparazione. In un paese di esperti di qualunque cosa, chiudete quei maledetti social network e cercate di selezionare le vostre fonti: se il vostro sogno fosse stato quello di diventare medici, immunologi o bioqualcosologi avreste dovuto studiare per farcela. Idem per gli amici della carta stampata, speriamo che un giorno qualcuno si ricordi che il procurato allarme è configurabile come reato in questo paese malandato.

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